Telefono-casa: la festa di Casasola, collegato con mamma per la promozione della Salernitana
di Furio Zara , di Furio ZaraE mentre tutto attorno esplodeva la festa per la promozione della Salernitana in Serie A, Tiago Casasola si è inginocchiato in mezzo al campo, si è proprio accasciato, stremato di felicità, ha ringraziato il suo dio, ha dedicato un pensiero al padre scomparso due anni fa, si è fatto consegnare lo smartphone e ha chiamato la madre e le due sorelle. Qui Italia, linea all'Argentina. E.T., telefono casa in versione pallonara, dipendenza tecnologica ma anche sentimentale, new entry nel variegato catalogo delle esultanze, un dribbling a lato rispetto al selfie di Totti sotto la curva e prima ancora allo stesso Totti che fa Spielberg, si impossessa della telecamera di Sky e inquadra il pubblico in festa. E pure un salto di qualità rispetto alle urla di altri due argentini famosi - Maradona e Batistuta - che dopo un gol cercano la telecamera, ci sbraitano addosso un "Irina te amo" o un urlo primordiale e lanciano una moda che oggi - venti e pas…
E mentre tutto attorno esplodeva la festa per la promozione della Salernitana in Serie A, Tiago Casasola si è inginocchiato in mezzo al campo, si è proprio accasciato, stremato di felicità, ha ringraziato il suo dio, ha dedicato un pensiero al padre scomparso due anni fa, si è fatto consegnare lo smartphone e ha chiamato la madre e le due sorelle. Qui Italia, linea all'Argentina. E.T., telefono casa in versione pallonara, dipendenza tecnologica ma anche sentimentale, new entry nel variegato catalogo delle esultanze, un dribbling a lato rispetto al selfie di Totti sotto la curva e prima ancora allo stesso Totti che fa Spielberg, si impossessa della telecamera di Sky e inquadra il pubblico in festa. E pure un salto di qualità rispetto alle urla di altri due argentini famosi - Maradona e Batistuta - che dopo un gol cercano la telecamera, ci sbraitano addosso un "Irina te amo" o un urlo primordiale e lanciano una moda che oggi - venti e passa anni dopo - declina in baci, bacetti, cuoricini e altre carinerie. Tutto molto bello, tutto molto social, direbbe Bruno Pizzul.
Una giostra di prestiti e trasferimenti
E' un continuo ritorno a casa, quello di questi calciatori che si muovono con disinvoltura nel villaggio globale del calcio, sorvolando oceani e contratti come Tiago Casasola, 25 anni, origini italiane, il nonno da parte di mamma è di Varese, sposato con una ragazza di Parma, le giovanili nell'Huracan, il debutto nel Boca Juniors di Carlos Bianchi, la prima Europa - esperienza poco felice - in Inghilterra, nel Fulham. Casasola è in Italia dal 2015, quando lo prende la Roma su segnalazione di Walter Sabatini. Però non c'è posto nell'organico, così comincia una giostra di prestiti e trasferimenti: Como e Trapani in B, sei mesi ad Alessandria in C, prima tappa alla Salernitana, altri sei mesi in organico alla Lazio senza mai giocare, parentesi a Cosenza, dall'estate del 2020 di nuovo a Salerno. Nel mentre ha cambiato ruolo: da centrale difensivo - da ragazzo lo paragonano a Thiago Silva, ma il suo idolo è Walter Samuel - a esterno di fascia, un terzino d'assalto che per sua stessa ammissione non tiene piedi educati, ma una "garra" da competizione.
La sua firma nel destino recente della Salernitana
Parla un italiano fluente, senza inflessioni, il viso smilzo, il fisico nervoso, i capelli raccolti in un codino, Tiago somiglia clamorosamente all'attore Andrea Carpenzano, quello che fa un simil-Totti ne "Il campione", il film con Stefano Accorsi. C'è la sua firma nel destino recente della Salernitana. A Pescara ha segnato il gol della sicurezza, il momentaneo 2-0; due anni fa - a Venezia, nella sfida play out - segnò invece il primo rigore utile a blindare la salvezza. Suo padre Fernando - ex calciatore professionista - se n'era andato da dieci giorni, Tiago si presentò sul dischetto col cuore gonfio di dolore. Volle tirare per primo, si fece avanti e il piede non tremò. Papà Fernando gli aveva lasciato l'amore per il pallone, un paio di insegnamenti di vita da tenere a mente e una foto, che lo ritraeva con Maradona, scattata al "Parque" di Buenos Aires, dove Diego andava a giocare a calcetto e ad espiare i suoi peccati dopo la squalifica per doping al Mondiale americano. Tiago è cresciuto con questi due miti qua, quello quotidiano del padre e quello - mitologico - del Pibe de Oro.
L'intimità telefonando alla mamma
E chissà cosa aveva da dire - nella videochiamata da centrocampo - niente di memorabile, come quasi sempre quando si racconta la propria felicità a qualcun altro. In "Ognuno potrebbe" di Michele Serra (Feltrinelli, 2015) uno dei protagonisti passa il tempo catalogando le esultanze dei calciatori. Si muove nell'ambito antropologico, con incursioni nel territorio psichiatrico. Ci sono le "esternazioni fallite", c'è il "girone dei nevrastenici", c'è il tipo che "leva la maglia mentre il bluastro dei tatuaggi dilaga, come un liquido da un recipiente rotto", c'è "Amos Medardi, il punterò che esulta con riserbo". E in fondo è lui l'archetipo del nostro Tiago Casasola, che nel turbinio della festa cerca l'intimità telefonando alla mamma - siamo tutti extraterrestri che alla fine torniamo a casa - e si riconosce nel riflesso dello smartphone, specchio dei nostri tempi. Vicinissimo a tutto, lontanissimo da tutto.