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Cellino e Diego Lopez, è una serie tv: ennesimo ritorno, in panchina al Brescia al posto di Pippo Inzaghi

Diego Lopez 
Il presidente del club lombardo torna ad affidarsi per l'ennesima volta in carriera al tecnico uruguaiano, chiamato-cacciato per la quarta volta nelle sue squadre
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Diego Richiamato Lopez, il Cellino's coach, il Mr Wolf convocato d'urgenza per risolvere problemi di squadre che si inceppano, l'altra volta il Cagliari stavolta il Brescia, un Bertolaso in tuta, commissario straordinario per le emergenze quando le emergenze sono quelle del suo presidente, strano tipo di allenatore a metà tra il premier Draghi e il miglior "ciappinaro" (in dialetto bolognese: tuttofare) in circolazione. Ci risiamo: esonerato Pippo Inzaghi, il Brescia - in corsa per la Serie A - va a Diego Lopez. Quella tra i due - che si conoscono da ventiquattro anni - è l'equivalente di una serie-tv. Occhio alle date: 5 febbraio 2020, Cellino assume Lopez - che ha appena vinto il campionato uruguaiano con il Peñarol - per sostituire Corini sulla panchina del Brescia, obiettivo: salvare la squadra dalla retrocessione in B. Contratto di due anni e mezzo, così stiamo tutti tranquilli. Obiettivo fallito, il Brescia va giù. 20 …

Diego Richiamato Lopez, il Cellino's coach, il Mr Wolf convocato d'urgenza per risolvere problemi di squadre che si inceppano, l'altra volta il Cagliari stavolta il Brescia, un Bertolaso in tuta, commissario straordinario per le emergenze quando le emergenze sono quelle del suo presidente, strano tipo di allenatore a metà tra il premier Draghi e il miglior "ciappinaro" (in dialetto bolognese: tuttofare) in circolazione. Ci risiamo: esonerato Pippo Inzaghi, il Brescia - in corsa per la Serie A - va a Diego Lopez. Quella tra i due - che si conoscono da ventiquattro anni - è l'equivalente di una serie-tv. Occhio alle date: 5 febbraio 2020, Cellino assume Lopez - che ha appena vinto il campionato uruguaiano con il Peñarol - per sostituire Corini sulla panchina del Brescia, obiettivo: salvare la squadra dalla retrocessione in B. Contratto di due anni e mezzo, così stiamo tutti tranquilli. Obiettivo fallito, il Brescia va giù. 20 agosto 2020: Cellino congeda Lopez, ma l'addio - lo dice la storia - è sempre un arrivederci. 6 ottobre: Cellino richiama Lopez, che stavolta prende il posto di Delneri. Due mesi dopo, 7 dicembre 2020: Cellino si stanca, Lopez viene esonerato, i risultati non sono all'altezza delle aspettative. Pausa di un anno, stand by per tutto il 2021. Poi la serie riparte, a ridaje: 7 febbraio 2022, Lopez risale sulla giostra di Cellino. La faccia è la solita: imperturbabile. Uruguaiano di Montevideo, 48 anni, consumatore compulsivo di gel - ha una chioma da competizione - fisico asciutto, profilo da indiano che scruta l'orizzonte - in lontananza c'è Cellino che compone il suo numero di cellulare - personalità che gli suda dai pori della pelle, poche e misurate le parole, sobrio nell'accettare la buona (Cellino che lo assume) e la cattiva sorte (Cellino che lo esonera), canzone preferita: Ritornerai, di Bruno Lauzi.

Ora: il rapporto tra Massimo Cellino e Diego Lopez andrebbe studiato a fondo, è materia da psicologi, in gioco ci sono dinamiche di sentimenti e di fiducia, ma siamo anche dalle parti della rubrica del cuore. Come quelli che scrivono: l'ho mollato, ma non posso vivere senza di lui: che ci posso fare? Solitamente nelle pagine del mercato la formula è la seguente: Cellino per sei giorni pensa ad una rosa di allenatori, poi il settimo giorno: "Virata su Lopez". Tutto già visto. A Cagliari - nella sua prima esperienza da allenatore nel 2013 - Diego Lopez faceva coppia con Ivo Pulga, rapporto conflittuali, non si capiva bene chi fosse il vice dell'altro. Un mercoledì Cellino sbottò: "Ho esonerato Lopez".

Il giovedì dietrofront: "No, ho esonerato Pulga". Casteddu per aria, confusione sotto il cielo di Cagliari. Dal 1998 al 2010 Lopez gioca a Cagliari, bandiera, capitano coraggioso, insomma: un monumento. E' l'uomo di fiducia di Cellino, il riferimento nello spogliatoio rossoblù. A Cagliari decide di piantare le tende, casa e chiesa, come si dice. A dare l'innesco alla carriera dell'uruguaiano è stato - sa va san dire - Cellino, che gli affida la Primavera, poi la prima squadra e poi - verrebbe da dire - sé stesso. La verità è che uno non sa vivere senza l'altro. Cellino l'avrebbe portato anche a Leeds, ma Lopez rifiutò: non sapeva una parola di inglese, sarebbe stato troppo complicato. Sempre Cellino lo sconsigliò di andare a Palermo, Lopez accettò, si pentì e disse: "Aveva ragione lui". Da quando Lopez allena, tra Cagliari e Brescia Cellino l'ha chiamato-cacciato quattro volte. Cinque con questa. Perché una sola cosa è certa: tra un po' Cellino gli darà il benservito, tra un altro po' lo convocherà di nuovo. E Diego Lopez non si farà scalfire da nulla, nessuna emozione trapelerà dal suo sguardo ceruleo, non dirà né "Bi" e né "Ba". Accetterà il suo destino, consapevole che ci sarà sempre un'altra volta e un'altra ancora e via così, in un orgasmo di sequel e prequel, confondendo l'uno con l'altro, finché esonero non li separi (Ma solo per un po', il tempo di tornare insieme).