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Berlusconi, dal Quirinale alla 'costruzione dal basso': il ritorno (al passato)

Tornato allo stadio dopo due anni per seguire il Monza, il presidente del club brianzolo ha risfoderato molti dei suoi 'classici' che hanno riportato alla memoria i vecchi tempi del Milan
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Poteva ancora costruire l'Italia dall'alto, invece se la prende con la costruzione dal basso (portiere/difensore/mediano/portiere). Dopo avere sfiorato, almeno nella sua mente, il Quirinale, l'inossidabile Silvio Berlusconi è tornato all'eterno amore, il calcio, scelto in un sabato di sole per la prima uscita pubblica dopo il ricovero all'ospedale San Raffaele. Calzando uno sfolgorante borsalino Rosso, con accanto la fidanzata Marta Fascina, l'eterno Adriano Galliani e il fratello Paolo, l'ex presidente del Milan e attuale presidente del Monza quinto in classifica in B si è esibito in una conferenza stampa d'altri tempi, perché davvero per lui quel tempo si è fermato. Non è un nostalgico, Berlusconi, ma un demiurgo in servizio permanente effettivo, uno di quei "padroni del pallone" che non ci sono quasi più: è appena scomparso uno degli ultimi, Maurizio Zamparini il mangia allenatori. Nonostante…

Poteva ancora costruire l'Italia dall'alto, invece se la prende con la costruzione dal basso (portiere/difensore/mediano/portiere). Dopo avere sfiorato, almeno nella sua mente, il Quirinale, l'inossidabile Silvio Berlusconi è tornato all'eterno amore, il calcio, scelto in un sabato di sole per la prima uscita pubblica dopo il ricovero all'ospedale San Raffaele. Calzando uno sfolgorante borsalino Rosso, con accanto la fidanzata Marta Fascina, l'eterno Adriano Galliani e il fratello Paolo, l'ex presidente del Milan e attuale presidente del Monza quinto in classifica in B si è esibito in una conferenza stampa d'altri tempi, perché davvero per lui quel tempo si è fermato. Non è un nostalgico, Berlusconi, ma un demiurgo in servizio permanente effettivo, uno di quei "padroni del pallone" che non ci sono quasi più: è appena scomparso uno degli ultimi, Maurizio Zamparini il mangia allenatori. Nonostante gli 85 anni, una salute precaria e una situazione politica non proprio esaltante, Berlusconi trova ancora conforto, luce e vetrina allo stadio. E si diverte come un matto.

Poteva essere la più alta carica dello Stato, invece va a vedere Monza-Spal. Poteva parlare con Putin e Macron, invece parla di Andrea Colponi, attaccante brianzolo di belle speranze: "Mi piace, è un bravo ragazzo e fa tanti gol. Ma io sono amico di tutti i miei calciatori". Da Van Basten a Colponi passando per Meloni e Salvini: e ricordando, a chi se lo fosse dimenticato, "che sono io il presidente più vincente dell'intera storia del calcio mondiale, come il dottor Galliani potrà confermarvi". E dal fondo della sala stampa si alza la voce dell'amico per dire "è vero, 29 trofei, 16 nazionali e 13 all'estero, più un campionato di serie C".

Calcio, Berlusconi torna allo stadio per vedere il Monza e subito dà indicazioni tattiche

E' sempre la solita recita a soggetto. Silvio Berlusconi è l'ultimo presidente del Borgorosso Football Club, e sa toccare le corde del populismo calcistico come nessuno. E' paternalista, parla al bar sport, non del bar sport, con le parole che si usano al bar sport. "Oggi ho solo una critica da fare al nostro allenatore Stroppa: troppi passaggi dal portiere al difensore e dal difensore al mediano. Ma nel calcio vince chi fa più gol, per questo suggerisco la palla lunga agli attaccanti". Che devono sempre essere tre, questo non c'è bisogno di specificarlo. "Il calcio d'attacco ha permesso al mio Milan di vincere tutto, e permetterà al Monza di tornare in serie A". Con la promessa di essere di nuovo in tribuna nelle prossime occasioni, cominciando dalla sfida diretta contro il Pisa, sabato. Ve lo immaginate Mattarella, peraltro tifoso interista, parlare così?

Per uno scherzo del destino, Berlusconi è tornato in pubblico e al calcio nel weekend in cui il Milan è di nuovo primo in classifica. "Potrebbe attaccare di più ma non è male, è una squadra che giuoca". Non manca nemmeno un dettaglio al lessico del presidente per essere di nuovo lui, inconfondibilmente, un personaggio che appunto "giuoca" ancora, in un calcio nel quale a volte neppure si conosce la vera identità dei proprietari dei club, un orizzonte dominato da fondi d'investimento e agenti che contano più dei presidenti. Ma quando Silvio Berlusconi parla ai suoi ragazzi, sembra di rivedere la sua stessa versione di trenta e passa anni fa, e i giocatori lo ascoltano muti, certamente affascinati da quella creatura vagamente preistorica che però sa toccare ancora tutti i tasti della passione, tutte le corde del cuore. Come quando passava agli allenatori i "pizzini" con la formazione, o quando giocava con i tifosi che lo acclamavano dietro la rete dicendo "ora vi saluto, devo andare a puttane". Crasse risate, Silvio uno di noi, anzi uno di loro.

Un uomo, un politico, un dirigente al tramonto che però non ha alcuna voglia di tramontare. Dice, dal tavolo della conferenza stampa a Monza, di essere ancora impegnato a tenere unita l'Italia, rassicura sulla sua salute, consegna ai social la sua ultima immagine a colori dove ribadisce lo slogan del presidente che ha vinto di più al mondo. A volte fa sorridere, altre volte fa tenerezza. Palla lunga, sempre (e comunque, sulla costruzione dal basso non ha mica tutti i torti).