Monza all'ultima curva, un altro Duomo sogna la Serie A con Berlusconi e Galliani
dal nostro inviato Maurizio Crosetti , dal nostro inviato Maurizio CrosettiMONZA — Davanti al dolce sorriso della Madonna dell'Aiuto (si entra in Duomo, poi subito a sinistra), qualcuno ha appoggiato un mazzolino di fiori rossi e bianchi: i colori sociali. Pure lei venerdì farà il tifo per la prima volta in A del "Munscia", una lunghissima catena lombarda alla quale è sempre mancato l'anello della Brianza. Perché lassù ci sono o ci sono state Milano e Bergamo, Cremona e Brescia, Varese e Legnano, Lecco e Busto Arsizio, Como e Mantova ma mai Monza. Mai i "bagaj", i ragazzi. "Una maledizione che mi fece piangere calde lacrime quando avevo 14 anni, e andai a Bologna a perdere lo spareggio contro il Pescara. Era il 1979", ricorda il sindaco Dario Allevi. "Ora sto per partire per Perugia, dove vincendo saremmo in A senza i play-off. Faremo una carovana, sarà magnifico: sono 43 anni che aspetto. Il Monza ha ridato gioia a un'intera comunità, insieme alle raga…
MONZA — Davanti al dolce sorriso della Madonna dell'Aiuto (si entra in Duomo, poi subito a sinistra), qualcuno ha appoggiato un mazzolino di fiori rossi e bianchi: i colori sociali. Pure lei venerdì farà il tifo per la prima volta in A del "Munscia", una lunghissima catena lombarda alla quale è sempre mancato l'anello della Brianza. Perché lassù ci sono o ci sono state Milano e Bergamo, Cremona e Brescia, Varese e Legnano, Lecco e Busto Arsizio, Como e Mantova ma mai Monza. Mai i "bagaj", i ragazzi. "Una maledizione che mi fece piangere calde lacrime quando avevo 14 anni, e andai a Bologna a perdere lo spareggio contro il Pescara. Era il 1979", ricorda il sindaco Dario Allevi. "Ora sto per partire per Perugia, dove vincendo saremmo in A senza i play-off. Faremo una carovana, sarà magnifico: sono 43 anni che aspetto. Il Monza ha ridato gioia a un'intera comunità, insieme alle ragazze del Vero Volley che si stanno giocando addirittura lo scudetto".
Sul sottofondo dei martelli pneumatici che trivellano i cantieri dell'operosa Monza, soltanto voci che parlano di pallone. Alle finestre sono tornate le vecchie bandiere forse un po' stinte, ai tessuti succede, al cuore mai. Palpita pazzamente quello di Adriano Galliani, che ha ripreso il Monza nel 2018 con quel ragazzaccio di Silvio Berlusconi, e che mentre il "Munscia" batteva il Benevento se ne stava in Duomo a pregare. La mamma Annamaria lo portò allo stadio che lui aveva appena cinque anni, poi a Omegna per la prima volta in B, poi ovunque giocassero i rossi. A 6 anni il piccolo Adriano già cercava il Monza sulle pagine della Gazzetta, lettore precoce e poi cronista locale sul Cittadino, e nel '53 stava sugli spalti del piccolo vecchio stadio poi sostituito dal Brianteo, oggi "U-Power Stadium", dove apprese dall'altoparlante che Fausto Coppi aveva vinto il campionato del mondo a Lugano. Ed era appena morta la mamma, quando il padre di Adriano lo portò sempre lì, allo stadio, perché il calcio cura e consola.
Storia d'amore non poco romantica. Anche Berlusconi e Galliani lo sono, adesso, nell'anno che potrebbe portare lo scudetto al Milan e il Monza in A. Il fascino delle passioni mature, eterne come il primo giorno. I soldi spesi sono tanti, in B solo il Parma ha una squadra più costosa, ma sono serviti anche per rimettere in sesto il centro sportivo di Monzello. Poi c'è il progetto di un impianto da 20 mila posti in caso di A. La trasferta di Perugia sarà la somma aritmetica di anni e speranze, promozioni fallite di un amen nei ruggenti Settanta (il biondo Buriani, Tosetto, mister Magni in panchina) e illusioni.
Intanto, bisogna recuperare i torpedoni perché gli alpini li hanno prenotati quasi tutti (c'è il raduno nazionale a Rimini). "Ce la facciamo, andare a Perugia è troppo importante". Fausto Marchetti è il capo della curva e del Sab, che vuol dire "Sempre al bar". "Per noi è tutto nuovo, dopo anni in cui ci siamo presi il peggio. Nel 2014, prima del fallimento portavamo noi i panini ai giocatori e gli pagavamo il pullman delle trasferte. Ora siamo sospesi tra incredulità e sogno. Possiamo dire solo grazie a Berlusconi e Galliani, forse gli ultimi padroni appassionati in un calcio di fondi d'investimento e misteriose proprietà straniere". I biglietti nel settore ospiti del "Curi", inceneriti in un attimo, erano 1.120 (a 15 euro, prezzi popolari), ma i tifosi brianzoli allo stadio dovrebbero essere più di 2.500 perché hanno trovato posto anche altrove, intrufolandosi. E forse a Monza metteranno un maxischermo.
Di Adriano Galliani, in silenzio scaramantico fino a quel che succederà o non succederà, si dice che sia tornato a Itaca: l'immagine è sua. E Paolo Maldini gli ha mandato un WhatsApp con la foto delle due classifiche, quella del Milan e quella del Monza. La squadra è una diretta emanazione di Berlusconi e della sua idea di "giuoco": che dev'essere d'attacco e divertente sempre. Perciò, agli ordini di Giovannino Stroppa ci sono due punte (Balotelli passò di qui senza lasciare traccia), due esterni offensivi, due centrocampisti incursori e un solo incontrista. I tifosi in C erano pochini, mai più di 500, e ora sono quasi 9 mila. Tra loro c'è il cantautore Gianluca Grignani: il titolo della sua canzone più famosa è diventato striscione da gradinata, con eloquente ritocco grafico: "DestinAzione paradiso". "Spero proprio di avere scritto l'inno dell'impresa", dice. Sarebbe ora, dopo 40 campionati in B e zero in A.
La terza città lombarda per densità dopo Milano e Brescia rappresenta l'orgoglio della separazione dalla metropoli, anche se appena 15 chilometri dividono il Duomo di Monza dalla guglia della Madonnina. Milano è in lontananza e la Brianza è fortemente juventina. La diocesi è di rito romano e non ambrosiano, a Monza non c'è il vescovo ma l'arciprete vestito da vescovo e anche le date del Carnevale non sono quelle classiche. Il sentimento anti milanese è peraltro ricambiato. Narra la leggenda che quando Sant'Ambrogio venne a Monza per farla diventare, appunto, ambrosiana, e non ci riuscì, ripartendo si pulì i calzari dicendo: "Non voglio portare a Milano neanche un granello di polvere di questa città". Ma se tutto va bene, presto quella polvere sarà sparsa direttamente sul prato di San Siro.