Uno stadio di 101 anni e una storia da almanacco: ma ora il Lecco si tuffa nel presente. Quando Allegri lo allenò per un mese
di Furio ZaraCentoundici anni fa (1912) la fondazione, centouno anni fa (1922) l’inaugurazione dello stadio Rigamonti, novantadue anni fa (1931) la scissione dalla Canottieri dalla quale centoventotto anni fa (1895) aveva avuto origine tutto, sessantatré anni fa (1960) la prima Serie A, cinquantasei anni fa (1967) l’ultima delle tre partecipazioni nel massimo campionato, cinquanta anni fa (1973) l’ultima volta in Serie B, quarantasei anni fa (1977) la vittoria nel Torneo Anglo italiano (a proposito: la coppa da anni è misteriosamente scomparsa) e da quel momento in poi discese ardite (molte) e risalite (pochissime), un lento scivolare nella zona d’ombra della periferia del calcio, tra bilanci in rosso, fallimenti, aste, newco, salvataggi, spareggi, iscrizioni mancate, altre timbrate al fotofinish, donazioni e ruberie, dirigenti retti, altri cialtroni, saltimbanchi della finanza e pacchetti azionari tirati di qua e di là, alla stregua di chewing gum.
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Centoundici anni fa (1912) la fondazione, centouno anni fa (1922) l’inaugurazione dello stadio Rigamonti, novantadue anni fa (1931) la scissione dalla Canottieri dalla quale centoventotto anni fa (1895) aveva avuto origine tutto, sessantatré anni fa (1960) la prima Serie A, cinquantasei anni fa (1967) l’ultima delle tre partecipazioni nel massimo campionato, cinquanta anni fa (1973) l’ultima volta in Serie B, quarantasei anni fa (1977) la vittoria nel Torneo Anglo italiano (a proposito: la coppa da anni è misteriosamente scomparsa) e da quel momento in poi discese ardite (molte) e risalite (pochissime), un lento scivolare nella zona d’ombra della periferia del calcio, tra bilanci in rosso, fallimenti, aste, newco, salvataggi, spareggi, iscrizioni mancate, altre timbrate al fotofinish, donazioni e ruberie, dirigenti retti, altri cialtroni, saltimbanchi della finanza e pacchetti azionari tirati di qua e di là, alla stregua di chewing gum.
La stagione 1972/73, l'ultima in B
Il Lecco - fino a un attimo fa - si declinava al passato. La promozione in Serie B dopo la vittoria nella doppia sfida dei play off contro il Foggia ha ribaltato tutto. Tempo presente, voce del verbo esistere. Titolo più gettonato in queste ore di festa: impresa. La firma in calce è quella di Paolo Di Nunno, il proprietario del club, imprenditore pugliese che nel 2017 si presenta in tribunale, rileva all’asta le quote di maggioranza e promette il ritorno tra i professionisti. In piazza si danno di gomito: e chi gli crede? Nell’immaginario dei tifosi lecchesi torna prepotentemente a stagliarsi l’ultimo album Panini, sezione dedicata alla Serie B, anno di grazia 1972-73, il Lecco sta incastonato dopo il Genoa e prima del Mantova. Il portiere ha il nome più bello del mondo, si chiama Meraviglia, battezzato Giuseppe. Il capitano è il libero Giovanni Sacchi, bandiera del club, oltre 400 presenze tra il 1958 e il 1974; all’ala ci sta Osvaldo Jaconi, futuro allenatore, è suo l’ultimo gol in Serie B segnato da un calciatore con la maglia a strisce verticali bluceleste, i colori del lago e del cielo.
Un presidente per 35 anni
Lo stadio - all’inglese, ai tempi della A con una capienza di 22.000 spettatori, oggi sono meno di cinquemila - è stato intitolato a Mario Rigamonti, che giocò nel Grande Torino, scomparso nella tragedia di Superga e a Mario Ceppi, il presidentissimo, l’uomo il cui nome si identifica con quello del Lecco. Proprietario della storica Leuci (azienda di impianti illuminanti che per anni è stato faro industriale nella città): Sciur Mario è stato alla guida del club dal 1948 al 1983, l’anno della morte, trentacinque stagioni che hanno avuto come zenit l’approdo in Serie A. Sciur Mario era molto superstizioso, indossava sempre - inverno ed estate - un cappotto di cammello, con il borsalino, prima di ogni partita si faceva un solitario a carte e pur di vincere barava (contro se stesso), convinto che gli portasse bene.
Per un mese Max Allegri in panchina
A Lecco hanno allenato - dal Duemila ad oggi - nomi noti come Donadoni, Giordano, persino Allegri per un mese in estate, Tacchinardi. A nessuno di loro è riuscita la cavalcata di Luciano Foschi, una martingala che ha saputo ricucire il passato e il presente, restituendo la promessa sposa, cioè la Serie B, a quello che Alessandro Manzoni - sì, qui è ambientato il romanzo - definisce “un paese che chiamerei uno dei più belli al mondo” non a caso celebrato nell’incipit più famoso della nostra letteratura: “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…”. Lecco, appunto.