Tanino Troja, è morto il "Nordahl del Sud" simbolo del Palermo. Centravanti d'altri tempi stimato dal Mago Herrera
di Furio ZaraQuando dalle mischie nelle spinose aree di rigore tra gli Anni 60 e 70 si usciva - se andava bene - leggermente contusi, Tanino nato Gaetano Troja sapeva farsi rispettare come pochi. Di piede rude, corpo possente e compatto e di rimarchevole coraggio, Troja - scomparso oggi per complicazioni dovute a setticemia, diabete e problemi cardiaci all'abbrivio dei 79 anni - è stato uno dei migliori prospetti di Palermo - era nato del quartiere Resuttana - icona generazionale della squadra rosanero, in anni vintage quando il club ondeggiava tra la Serie A e la B. Al netto di una contabilità che snocciola sette anni divisi in due tranche (1964-1966 e 1968-1973) con la maglia del Palermo, comprensivi di 178 presenze e 43 gol, Troja è stato a lungo il centravanti di riferimento di tutti i picciriddi della città. Piaceva la sua sfrontatezza, l'audacia nell'affrontare le difese avversarie, la generosità dispensata senza calcoli. Non è un caso ch…
Quando dalle mischie nelle spinose aree di rigore tra gli Anni 60 e 70 si usciva - se andava bene - leggermente contusi, Tanino nato Gaetano Troja sapeva farsi rispettare come pochi. Di piede rude, corpo possente e compatto e di rimarchevole coraggio, Troja - scomparso oggi per complicazioni dovute a setticemia, diabete e problemi cardiaci all'abbrivio dei 79 anni - è stato uno dei migliori prospetti di Palermo - era nato del quartiere Resuttana - icona generazionale della squadra rosanero, in anni vintage quando il club ondeggiava tra la Serie A e la B. Al netto di una contabilità che snocciola sette anni divisi in due tranche (1964-1966 e 1968-1973) con la maglia del Palermo, comprensivi di 178 presenze e 43 gol, Troja è stato a lungo il centravanti di riferimento di tutti i picciriddi della città. Piaceva la sua sfrontatezza, l'audacia nell'affrontare le difese avversarie, la generosità dispensata senza calcoli. Non è un caso che il gol da poster lo segnò in tuffo di testa, contro il Cagliari di Gigi Riva che quell'anno - era il 14 dicembre 1969 - prendeva la rincorsa per lo storico scudetto. Quella domenica Tanino si tuffò - direbbe un quindicenne oggi - come se non ci fosse un domani, impattò miracolosamente il pallone e - mentre questo disegnava la parabola vincente e superava il portiere Ricky Albertosi - planò di pancia su una pozzanghera, una delle tante che punteggiavano il terreno di gioco battuto dal vento e dalla pioggia. Indimenticabile anche il gol segnato al grande Lev Yashin, in una amichevole che il Palermo giocò alla Favorita contro la Dinamo Mosca.
La carriera di Tanino Troja, il "Nordahl del Sud"
All'inizio della carriera i giornalisti lo avevano battezzato il "Nordahl del Sud" - pare che fosse stato Nils Liedholm ad azzardare l'impegnativo paragone per primo - perché come il centravanti di sfondamento che aveva fatto grande il Milan, Troja sapeva farsi largo senza paura. A vent'anni il Mago Herrera lo voleva portare all'Inter, più avanti anche il Milan lo seguì con interesse. Si era messo in luce, giovanissimo, in Serie D, a Paternò, si era affermato a Palermo: era stato l'allenatore ungherese Szekely a gettarlo nella mischia, ammonendolo così: "Guarda sempre negli occhi lo stopper che ti marca, fagli capire che non hai paura". Debuttò in Serie A con la maglia del Brescia (il Palermo aveva dovuto cederlo per salvare il bilancio), e tornò a frequentare il campionato più nobile con la squadra del cuore. Prima che la carriera declinasse, Troja ebbe l'occasione di fare il salto di qualità. Nel 1973 venne ingaggiato dal Napoli, al Palermo andarono quasi 400 milioni di lire: una manna dal cielo. Era la squadra che con Vinicio giocava a zona e arrivò terza, davanti si giocavano il posto il Gringo Clerici, Giorgio Braglia e Canè; il trentenne Troja giocò una manciata di partite, quindi scese di categoria e ritrovò - stavolta a Bari, in C1 - l'antico smalto. A Palermo - raro caso di profeta in patria - Troja è stato molto amato. I tifosi gli perdonavano la passione per la buona cucina, che ogni tanto lo costringeva a trattenere il fiato e tirar dentro la pancia nelle foto ufficiali per l'album Panini durante il ritiro precampionato. Lui si faceva scivolare addosso le affettuose dicerie, ma in città si narrava di leggendarie tavolate con Tanino protagonista, abilissimo a muoversi tra il polpo majolino, le arancine e quelle che in Sicilia chiamano "stigghiole", cioè le interiora di agnello infilzate in uno spiedino: sono buonissime ma non esattamente consigliate per la dieta di un atleta.