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Parma in Serie A, fra passato e futuro. I segreti del club che si prepara al grande salto

Dagli stranieri al mercato low cost, fino al ritorno dello storico sponsor Parmalat (per le giovanili), viaggio nella rinascita gialloblù
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COLLECCHIO - Il vecchio quartier generale della Parmalat è ancora lì, incompiuto. Come il sogno di grandezza di Callisto Tanzi, di cui quell’edificio, che a Collecchio chiamano “l’ecomostro”, era la rappresentazione plastica. Da un anno, proprietario dell’enorme edificio è Kayle J. Krause, l’imprenditore statunitense che nel 2020 ha acquistato il Parma Calcio, lo ha visto retrocedere, e con tre anni di investimenti e pazienza lo ha riportato in A. C’era anche lui in campo a Bari, quando grazie a un 1-1 la squadra di Fabio Pecchia ha trovato la promozione con due giornate d’anticipo.

Giovani e stranieri: i ragazzi di Pecchia

Il Mutti Training Center, dove si allenano capitan De Prato e compagni, dista dal palazzone della Parmalat poche centinaia di metri. Dalle finestre i dipendenti della società casearia, dal 2011 di proprietà della francese Lactalis, vedono allenarsi i calciatori, sui sei campi di erba scintillante. Ragazzi giovani, più della media della Serie B. In gran parte strani…

COLLECCHIO - Il vecchio quartier generale della Parmalat è ancora lì, incompiuto. Come il sogno di grandezza di Callisto Tanzi, di cui quell’edificio, che a Collecchio chiamano “l’ecomostro”, era la rappresentazione plastica. Da un anno, proprietario dell’enorme edificio è Kayle J. Krause, l’imprenditore statunitense che nel 2020 ha acquistato il Parma Calcio, lo ha visto retrocedere, e con tre anni di investimenti e pazienza lo ha riportato in A. C’era anche lui in campo a Bari, quando grazie a un 1-1 la squadra di Fabio Pecchia ha trovato la promozione con due giornate d’anticipo.

Giovani e stranieri: i ragazzi di Pecchia

Il Mutti Training Center, dove si allenano capitan De Prato e compagni, dista dal palazzone della Parmalat poche centinaia di metri. Dalle finestre i dipendenti della società casearia, dal 2011 di proprietà della francese Lactalis, vedono allenarsi i calciatori, sui sei campi di erba scintillante. Ragazzi giovani, più della media della Serie B. In gran parte stranieri, reclutati in tutta Europa dagli scout di Mauro Pederzoli, direttore sportivo di mestiere ed esperienza, già al fianco di Carletto Mazzone nel Brescia del presidente Corioni. Avessero voglia di spiarli con un binocolo, probabilmente li vedrebbero sorridere, visto che, sotto la guida di Pecchia si preparano a giocare la prossima stagione con Inter, Milan e Juve.

Una stagione trionfale

Con una sola giornata ancora da giocare, il Parma a 75 punti ne ha tre in più del Como secondo. Non perde da gennaio, ha il secondo miglior attacco della Serie B, dopo quello del Venezia, e la miglior differenza reti. È stato in testa alla classifica per tutta la stagione e già dalle prime partite “in città si respirava di nuovo quell’aria lì”, per usare le parole di un barista di Vigatto, quartiere a sud del centro, mentre mostra fiero una vecchia foto con Hernan Crespo, scattata con una piccola macchina digitale quando non esisteva ancora la parola selfie. A sentire i piacentini, i parmensi sono inclini ai facili entusiasmi. Ma i risultati hanno dato loro ragione. “Questo è un gruppo giovane e forte. Pecchia ha un’idea di calcio solida e ha dimostrato di sapere gestire uno spogliatoio internazionale”, dice il direttore sportivo Mauro Pederzoli. L’allenatore ha ancora un anno di contratto. Quanto al ds, parlerà di futuro con la proprietà nei prossimi giorni.

La proprietà americana

Salendo in Serie A, il Parma torna dove l’aveva preso Kyle Krause, quando nel settembre di quattro anni fa acquistò la maggioranza delle azioni del club per 100 milioni, dichiarando: “Oggi si realizza un sogno che avevo da tempo. Io e la mia famiglia condividiamo un'enorme passione da generazioni per il calcio e per l'Italia, la terra dei nostri avi”. A guastare la bella storia del patron venuto da lontano era stato il campo. Al termine della sua prima stagione americana, il Parma è infatti retrocesso in Serie B, arrivando ultimo con la miseria di 20 punti. Nonostante le centinaia di milioni investiti da allora dal nuovo proprietario – erano 324,9 un anno fa, oggi probabilmente un centinaio in più – i primi tentativi di risalire sono andati a vuoto, nonostante l’ingaggio per un biennio del totem Gigi Buffon. Nel 2021/22 la squadra, sotto la guida di Maresca prima e Iachini poi, è arrivata dodicesima. Nella scorsa stagione il tentativo di risalita si è fermato alle semifinali playoff, con la sconfitta contro il Cagliari. Un percorso molto diverso da come lo aveva immaginato Krause, che però non ha perso la pazienza. Anzi.

La squadra di stranieri

Nel 2018 il Parma era la squadra con meno stranieri in rosa del’intera Serie A. In cinque anni, tutto è cambiato. All’inizio di questa stagione, il club si è iscritto al campionato di B con soli tre soli italiani in rosa: il nuovo arrivato Partipilo, Delprato e Corvi. Più Circati, che ha però scelto la nazionale australiana. Un’anomalia, in un campionato in cui alla prima giornata tre squadre schieravano esclusivamente giocatori nati nel Paese di Leonardo da Vinci e Roberto Baggio. “Noi guardiamo a che passaporto hanno in tasca i ragazzi. Quel che importa è che siano i giocatore giusti per noi”, dice Pederzoli, che ha lavorato al Miami Fc e che nel 208 è stato il primo dirigente del calcio europeo ad avventurarsi in Cina, al Guizhou.

Un mercato sostenibile

Come per tutti i club d’Europa tranne un paio, anche per il Parma la parola d’ordine negli ultimi anni è diventata sostenibilità. “Bernabé arrivato a zero dal Manchester City. L’attaccante Benedyczak dallo Stettino in Polonia, ed è costato poco. Circati è un prodotto del vivaio. Sohm e Mihaila erano già qui quando il Parma è retrocesso. Il monte stipendi si riduce e i risultati migliorano”, dice sorridendo Pederzoli, su una poltroncina in pelle del centro sportivo. Tutto intorno, alle pareti, giganteggiano le sagome dei campioni che hanno fatto grande il Parma che fu: da Zola a Cannavaro, da Figo ad Asprilla. Fino a Chiesa e Thuram, rispettivamente padri degli attaccanti di Juventus e Inter. È passata un’intera generazione da allora, e molto è cambiato, nel calcio e fuori. Ma oggi il Parma è di nuovo forte. Ed è parso come un sigillo il contratto annunciato il 18 ottobre scorso fra il club e Parmalat, nuovo sponsor dell’Academy e del progetto “Forma la tua passione”, dedicato alle scuole di città e provincia. Il legame col passato, lo sguardo sul futuro.

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