MILANO - La solita sensazione di apparente facilità, un sottile velo che cela rebus tattici in realtà complicati da risolvere. E' il fascino 'ambiguo' della Milano-Sanremo, la classicissima del nostro ciclismo che, rispetto alle altre classiche del nord che la seguono, di solito più interpretabili già a due terzi di gara, lascia sempre con il fiato sospeso fino agli ultimi km. Nel recente passato il copione non è mai sfuggito ad un cliché classico: l'anticipo di uno o più finisseur oppure - nella maggior parte dei casi - una volata molto qualificata. Un vero problema per chi non ha nello spunto veloce la sua arma migliore. Ormai provare sul Poggio è una puntata alla roulette, eppure resta il punto 'X' obbligato per chi vuole anticipare. Tra questi un Vincenzo Nibali uscito con il morale a mille dalla Tirreno Adriatico, in cui ha fatto vedere il ciclismo che piace alla gente, pieno di inventiva.
Il siciliano probabilmente sarà uno dei pochi a leccarsi i baffi osservando le grigissime previsioni atmosferiche: pioggia vuole dire corsa dura, pioggia vuol dire asfalto bagnato, esaltazione del coraggio dell'attaccante. La conferma della teoria arriva dal ds dell'Astana Giuseppe Martinelli: "Se il tempo sarà brutto, buon per noi. Tutti sanno che Vincenzo corre ancora meglio con il freddo e la pioggia". Fosse così il Poggio, ultima tradizionale salita, potrebbe essere il trampolino perfetto per un attacco in discesa. In fondo Nibali in una situazione simile ci ha costruito la vittoria alla Tirreno-Adriatico, nella tappa verso Porto Sant'Elpidio. Il problema è che quel giorno il successo parziale lo ha colto quello che a voce generale viene indicato come il grandissimo favorito, vale a dire Peter Sagan. Lo slovacco è uno completo un po' su tutti i terreni per le corse in linea, e neanche i 298 km da Milano a Sanremo dovrebbero influire più di tanto sui polpacci. Bisognerà poi vedere come si svilupperà la corsa, se la Cannondale (che ha Moreno Moser come seconda punta, da non sottovalutare) saprà gestire al meglio le varie situazioni, ma l'uomo da battere è lui.
Premesso ciò, ovviamente il lotto dei pretendenti è ben più ampio. Ad esempio Sagan ha battuto Mark Cavendish per la prima volta in carriera in un testa a testa allo sprint la scorsa settimana, ma portare il britannico in carrozza sul Lungomare Italo Calvino equivarrebbe ad assaggiare una pietanza avvelenata: difficilmente l'ex campione del mondo, arrivando ad una media non stressante, sbaglierebbe per la seconda volta. Fattore pro Cavendish: probabilmente tutta la squadra, Boonen compreso (il belga ancora non è al massimo) lavorerà per lui. Tra i tre maggiori favoriti, giusto annoverare anche Fabian Cancellara, con i suoi pro e contro. Iniziamo dagli ultimi: se non arriva da solo, il rischio di venire beffato come lo scorso anno da Gerrans ci sta tutto. I pro, anzi il 'pro' della Locomotiva di Berna sta nel tenere costantemente sotto pressione gli avversari: a lui basta poco per mettere tutti in scacco, anche una decina di metri nel tratto appena seguente alla discesa del Poggio come in occasione della sua vittoria nel 2010. Quindi, una lunga schiera di elementi da tenere d'occhio: c'è Matthew Goss, che a Sanremo ha già vinto e che viene segnalato in gran forma, e come non pensare ad una azione di Philippe Gilbert, la cui stoccata ci sta tutta. Il belga tra l'altro deve sfatare una tradizione avversa, che non vuole un vincitore in maglia iridata da trenta anni esatti.
Ma torniamo agli italiani, che non vincono da 7 anni, dal giorno in cui Filippo Pozzato sorprese tutti con un guizzo dei suoi. Il vicentino, pur nella beffa di aver esultato pur essendo arrivato secondo, è andato benino al 'Roma Maxima', denotando però qualche capriccio eccessivo da prima donna alla Tirreno, nella frazione dei muri marchigiani. Il penultimo vincitore italiano sempre nella Lampre di Pozzato: Alessandro Petacchi fa vedere di tanto in tanto (vedere una volata alla Parigi-Nizza) bei lampi di classe, ma 39 primavere non sono poche per una corsa del genere. Qualche altro nome azzurro da seguire: Bennati, Modolo, Viviani e il maturo Paolini, ottimo nelle prime uscite in Belgio. Ma nel complesso, la grande organizzazione delle squadre ed anche la tipologia del ciclismo dei nostri tempi (una volta la Sanremo iniziava a decidersi sul Turchino) dovrebbe evitare soluzioni alla Marc Gomez, il carneade che vinse 31 anni fa piazzando una azione da molto lontano. Anche se poi, chiedendo di alzare la mano a chi lo scorso anno aveva pronosticato Gerrans, difficile suscitare qualche reazione...
Il siciliano probabilmente sarà uno dei pochi a leccarsi i baffi osservando le grigissime previsioni atmosferiche: pioggia vuole dire corsa dura, pioggia vuol dire asfalto bagnato, esaltazione del coraggio dell'attaccante. La conferma della teoria arriva dal ds dell'Astana Giuseppe Martinelli: "Se il tempo sarà brutto, buon per noi. Tutti sanno che Vincenzo corre ancora meglio con il freddo e la pioggia". Fosse così il Poggio, ultima tradizionale salita, potrebbe essere il trampolino perfetto per un attacco in discesa. In fondo Nibali in una situazione simile ci ha costruito la vittoria alla Tirreno-Adriatico, nella tappa verso Porto Sant'Elpidio. Il problema è che quel giorno il successo parziale lo ha colto quello che a voce generale viene indicato come il grandissimo favorito, vale a dire Peter Sagan. Lo slovacco è uno completo un po' su tutti i terreni per le corse in linea, e neanche i 298 km da Milano a Sanremo dovrebbero influire più di tanto sui polpacci. Bisognerà poi vedere come si svilupperà la corsa, se la Cannondale (che ha Moreno Moser come seconda punta, da non sottovalutare) saprà gestire al meglio le varie situazioni, ma l'uomo da battere è lui.
Premesso ciò, ovviamente il lotto dei pretendenti è ben più ampio. Ad esempio Sagan ha battuto Mark Cavendish per la prima volta in carriera in un testa a testa allo sprint la scorsa settimana, ma portare il britannico in carrozza sul Lungomare Italo Calvino equivarrebbe ad assaggiare una pietanza avvelenata: difficilmente l'ex campione del mondo, arrivando ad una media non stressante, sbaglierebbe per la seconda volta. Fattore pro Cavendish: probabilmente tutta la squadra, Boonen compreso (il belga ancora non è al massimo) lavorerà per lui. Tra i tre maggiori favoriti, giusto annoverare anche Fabian Cancellara, con i suoi pro e contro. Iniziamo dagli ultimi: se non arriva da solo, il rischio di venire beffato come lo scorso anno da Gerrans ci sta tutto. I pro, anzi il 'pro' della Locomotiva di Berna sta nel tenere costantemente sotto pressione gli avversari: a lui basta poco per mettere tutti in scacco, anche una decina di metri nel tratto appena seguente alla discesa del Poggio come in occasione della sua vittoria nel 2010. Quindi, una lunga schiera di elementi da tenere d'occhio: c'è Matthew Goss, che a Sanremo ha già vinto e che viene segnalato in gran forma, e come non pensare ad una azione di Philippe Gilbert, la cui stoccata ci sta tutta. Il belga tra l'altro deve sfatare una tradizione avversa, che non vuole un vincitore in maglia iridata da trenta anni esatti.
Ma torniamo agli italiani, che non vincono da 7 anni, dal giorno in cui Filippo Pozzato sorprese tutti con un guizzo dei suoi. Il vicentino, pur nella beffa di aver esultato pur essendo arrivato secondo, è andato benino al 'Roma Maxima', denotando però qualche capriccio eccessivo da prima donna alla Tirreno, nella frazione dei muri marchigiani. Il penultimo vincitore italiano sempre nella Lampre di Pozzato: Alessandro Petacchi fa vedere di tanto in tanto (vedere una volata alla Parigi-Nizza) bei lampi di classe, ma 39 primavere non sono poche per una corsa del genere. Qualche altro nome azzurro da seguire: Bennati, Modolo, Viviani e il maturo Paolini, ottimo nelle prime uscite in Belgio. Ma nel complesso, la grande organizzazione delle squadre ed anche la tipologia del ciclismo dei nostri tempi (una volta la Sanremo iniziava a decidersi sul Turchino) dovrebbe evitare soluzioni alla Marc Gomez, il carneade che vinse 31 anni fa piazzando una azione da molto lontano. Anche se poi, chiedendo di alzare la mano a chi lo scorso anno aveva pronosticato Gerrans, difficile suscitare qualche reazione...