Ciclismo, Amstel Gold Race: la sfida Sagan-Gilbert apre le classiche delle Ardenne
Parte dall'Olanda il trittico che si concludera con la Liegi-Bastogne-Liegi. Attesa per il duello tra il talento emergente e il campione del mondo. Tra gli altri, occhio a Rodriguez e Valverde. Gli italiani: Moser dovrà fare gioco di squadra per lo slovacco, si punta su Cunego e Ulissidi LUIGI PANELLA
ROMA - Un forte dualismo. E' il filo conduttore che ha finora caratterizzato le corse al nord: hanno cominciato Sagan contro Cancellara, assaggio ad Harelbeke e sfida di altissimo spessore al Fiandre, quindi l'intermezzo di Cancellara a Roubaix (li il dualismo dello svizzero è stato contro il resto del gruppo...), ora nel primo assalto alle Ardenne tocca a Sagan vs Gilbert. Sono lo slovacco e il campione del mondo i favoriti - ma non favoritissimi - della Amstel Gold Race, in programma domenica sulle strade d'Olanda. Una classica che, aiutata anche dalla sistemazione geografica, in pochi anni ha sgomitato fino a ritagliarsi un ruolo di primo piano: certo, paragonarla alla Freccia Vallone e soprattutto alla Liegi-Bastogne-Liegi (la Doyenne ha 74 anni in più) è esercizio che appare acrobatico, ma chi vince la 'corsa della birra', così viene chiamata, dà un senso ad una importante fetta di stagione.
Torniamo al dualismo Sagan-Gilbert. I due hanno …
Torniamo al dualismo Sagan-Gilbert. I due hanno …
ROMA - Un forte dualismo. E' il filo conduttore che ha finora caratterizzato le corse al nord: hanno cominciato Sagan contro Cancellara, assaggio ad Harelbeke e sfida di altissimo spessore al Fiandre, quindi l'intermezzo di Cancellara a Roubaix (li il dualismo dello svizzero è stato contro il resto del gruppo...), ora nel primo assalto alle Ardenne tocca a Sagan vs Gilbert. Sono lo slovacco e il campione del mondo i favoriti - ma non favoritissimi - della Amstel Gold Race, in programma domenica sulle strade d'Olanda. Una classica che, aiutata anche dalla sistemazione geografica, in pochi anni ha sgomitato fino a ritagliarsi un ruolo di primo piano: certo, paragonarla alla Freccia Vallone e soprattutto alla Liegi-Bastogne-Liegi (la Doyenne ha 74 anni in più) è esercizio che appare acrobatico, ma chi vince la 'corsa della birra', così viene chiamata, dà un senso ad una importante fetta di stagione.
Torniamo al dualismo Sagan-Gilbert. I due hanno offerto fasi di spettacolo alla Freccia del Brabante, dove lo slovacco si è imposto dopo una volata che sembrava interminabile. Il campione del mondo però in queste strade ha lasciato il profumo della vittoria: la vittoria nel 2010, poi due anni fa il primo acuto del fantastico tris ardennese, quindi lo scorso settembre il titolo mondiale, stavolta sull'identico traguardo di domenica prossima. Stavolta infatti, per comprensibili motivi di spazio, gli organizzatori hanno cambiato l'arrivo: non più in cima al Cauberg, ma poco meno di 2 km dopo. "Bisognerà vedere quanti rientreranno, e se rientreranno...", analizza con fare da furbastro Sagan.
Tradotto, dopo la sparata sull'ultimo dei 33 'berg' previsti, c'è spazio, a patto di avere gambe e squadra, per recuperare, ma non sarà facile. Sagan, al quale la personalità non fa difetto, esce tranquillamente allo scoperto: "Non ho voglia di accontentarmi e l'Amstel Gold Race rappresenta un traguardo importante, che vorrei raggiungere. E' una prova lunga, difficile, nervosa, nella quale non puoi permetterti distrazioni, lo scorso anno sono arrivato terzo e mi è rimasto l'amaro in bocca". Chi invece il dolce ancora lo sente è Enrico Gasparotto, vincitore a sorpresa lo scorso anno ed unica boccata d'ossigeno negli ultimi anni desolanti - almeno a livello di classiche - per il ciclismo italiano. Il veneto ci sarà, come pure Moreno Moser, ma per il nipote d'arte, che comunque partirà per il podio a Freccia e Liegi, essere compagno di squadra di Sagan non aiuterà a splendere di luce propria. Non avranno di questi problemi invece Damiano Cunego, che qui vinse nel 2008 - altri tempi - e Diego Ulissi: la Lampre correrà per loro, bisognerà vedere per quale dei due.
Il quadro dei favoriti va comunque allargato oltre il citato dualismo. Joaquim Rodriguez è perfetto per gare di questo tipo, così come uno che sulle Ardenne si esalta come Alejandro Valverde: in pratica, gli spagnoli ci sono e come, è solo da valutarne il grado di condizione. Quindi gli outsider, di spessore: gente come Simon Gerrans e Thomas Voeckler sono in grado di inventare su un percorso problematico per i muri e per il vento. E non va dimenticato neanche il colombiano Henao, uscito beffato ma in forma dai Paesi Baschi. A proposito di muri, parecchi verrano ripetuti, inseriti in una sorta di circuito per favorire lo spettacolo e l'afflusso di pubblico. Il mitico Cauberg ad esempio sarà ripetuto per 4 volte, ma occhio ad altri punti topici: ad esempio Gulpenerberg, Kruisberg e Eyserbos hanno pendenze veramente micidiali.
Torniamo al dualismo Sagan-Gilbert. I due hanno offerto fasi di spettacolo alla Freccia del Brabante, dove lo slovacco si è imposto dopo una volata che sembrava interminabile. Il campione del mondo però in queste strade ha lasciato il profumo della vittoria: la vittoria nel 2010, poi due anni fa il primo acuto del fantastico tris ardennese, quindi lo scorso settembre il titolo mondiale, stavolta sull'identico traguardo di domenica prossima. Stavolta infatti, per comprensibili motivi di spazio, gli organizzatori hanno cambiato l'arrivo: non più in cima al Cauberg, ma poco meno di 2 km dopo. "Bisognerà vedere quanti rientreranno, e se rientreranno...", analizza con fare da furbastro Sagan.
Tradotto, dopo la sparata sull'ultimo dei 33 'berg' previsti, c'è spazio, a patto di avere gambe e squadra, per recuperare, ma non sarà facile. Sagan, al quale la personalità non fa difetto, esce tranquillamente allo scoperto: "Non ho voglia di accontentarmi e l'Amstel Gold Race rappresenta un traguardo importante, che vorrei raggiungere. E' una prova lunga, difficile, nervosa, nella quale non puoi permetterti distrazioni, lo scorso anno sono arrivato terzo e mi è rimasto l'amaro in bocca". Chi invece il dolce ancora lo sente è Enrico Gasparotto, vincitore a sorpresa lo scorso anno ed unica boccata d'ossigeno negli ultimi anni desolanti - almeno a livello di classiche - per il ciclismo italiano. Il veneto ci sarà, come pure Moreno Moser, ma per il nipote d'arte, che comunque partirà per il podio a Freccia e Liegi, essere compagno di squadra di Sagan non aiuterà a splendere di luce propria. Non avranno di questi problemi invece Damiano Cunego, che qui vinse nel 2008 - altri tempi - e Diego Ulissi: la Lampre correrà per loro, bisognerà vedere per quale dei due.
Il quadro dei favoriti va comunque allargato oltre il citato dualismo. Joaquim Rodriguez è perfetto per gare di questo tipo, così come uno che sulle Ardenne si esalta come Alejandro Valverde: in pratica, gli spagnoli ci sono e come, è solo da valutarne il grado di condizione. Quindi gli outsider, di spessore: gente come Simon Gerrans e Thomas Voeckler sono in grado di inventare su un percorso problematico per i muri e per il vento. E non va dimenticato neanche il colombiano Henao, uscito beffato ma in forma dai Paesi Baschi. A proposito di muri, parecchi verrano ripetuti, inseriti in una sorta di circuito per favorire lo spettacolo e l'afflusso di pubblico. Il mitico Cauberg ad esempio sarà ripetuto per 4 volte, ma occhio ad altri punti topici: ad esempio Gulpenerberg, Kruisberg e Eyserbos hanno pendenze veramente micidiali.