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Ciclismo, Liegi-Bastogne-Liegi: Gilbert tenta il riscatto. Nibali e Moser speranze d'Italia

Il campione del mondo, ancora a secco nelle classiche, cerca la vittoria a casa sua nella corsa più antica. Il siciliano, reduce da un grande Giro del trentino, ed il 'nipote d'arte', stavolta con i gradi di capitano, guidano la spedizione azzurra
di LUIGI PANELLA

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ROMA - Non partiamo da favoriti, ma neanche da outsider. Il ciclismo italiano si appresta ad affrontare la Doyenne, la corsa più antica (prima edizione, 1892), senza quella rassegnazione non troppo serena che ha caratterizzato le prime quattro classicissime della stagione. Alla Liegi-Bastogne-Liegi, il Vincenzo Nibali visto nella salita verso Sega di Ala al Giro del Trentino può dire la sua: non avrà lo spunto di Philippe Gilbert, che nonostante lo zero collezionato nelle gare che contano resta il favorito, ma non va neanche dimenticato il bel secondo posto dello scorso anno, quando il siciliano si arrese all'attuale compagno di squadra Iglinskiy dopo una splendida azione.

Undici le cote previste, le prime per la selezione o per determinare strategie tattiche: tra queste l'appuntamento classico è alla cote de Stockeu (al km 166,5). Di solito però, lungo i 261 km senza respiro nel cuore della Vallonia, o passaggi chiave sono la Redoute (km 223) e soprattutto Saint-Nicolas: la salita degli italiani, dove sono sei anni (dalla vittoria di Danilo Di Luca) che i drappi tricolori non si agitano convinti. Oltre a Nibali, l'Italia può contare su Cunego e Scarponi (finora non brillantissimi) e sull'affidabilità di Rinaldo Nocentini, per cui il podio rappresenterebbe un'impresa ma che è spesso da primi dieci. La grande curiosità però è per Moreno Moser. Finora il 'nipote d'arte' ha svolto diligentemente il lavoro di appoggio alla stella della Cannondale, Peter Sagan. Stavolta correrà con il peso della responsabilità e della gestione della gara, staremo a vedere.

Tornando al pronostico, la Liegi è una delle poche gare in cui il fattore campo può contare: Gilbert è idolo incontrastato da queste parti, e sogna di rimpinguare il bottino belga, che alla Doyenne conta 58 vittorie, ben 46 di più dell'Italia, seconda in questa graduatoria. Dovesse farcela con la maglia iridata addosso, imiterebbe Merckx (ci riuscì nel '72 e nel '75) ed Argentin, primo nel 1987: "E' una di quelle corse che fanno sognare enormemente noi corridori - dichiara il vallone - i tifosi mi aiuteranno nei momenti di sofferenza ad andare più forte". Occhio ovviamente agli spagnoli. Rodriguez dopo aver fatto da specchietto per le allodole a Moreno alla Freccia Vallone, stavolta correrà per se stesso, a patto di aver assorbito del tutto la caduta all'Amstel. E poi Valverde, che questo tipo di corsa lo ha nelle proprie corde, ed Alberto Contador, leader della Saxo che nelle sue file ha Roman Kreuziger, giusto vincitore in Olanda. Sembrano pronti anche i colombiani: da Henao a Uran, per i quali bisognerà vedere il gioco tattico Sky con Froome, a Betancur, che sul muro di Huy ha fatto un gran numero sbagliando solo i tempi dell'uscita. E, visto che il Giro d'Italia si avvicina a passi da gigante, sta trovando il ritmo l'ultimo re in rosa, Ryder Hesjedal: un canadese non ha mai vinto a Liegi, ma questo 2013 di cose sorprendenti ne sta riservando parecchie. 
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