ROMA - Alessandro Petacchi dice basta. Dopo una lunghissima carriera da professionista, all'età di 39 anni, uno dei più velocisti italiani più forti di sempre lascia il ciclismo, almeno quello agonistico. Lo fa senza proclami, con un sobrio comunicato, in linea con il carattere che lo ha sempre accompagnato, anche nei momenti di trionfo. "Ho bisogno di una pausa, di più tempo da dedicare alla mia famiglia", è il senso di un comunicato apparso sul sito della Lampre, la sua attuale squadra. Decisione comunque a sorpresa, visto che fino a pochi giorni fa Alejet è stato in gara alla Parigi-Roubaix. Con 178 vittorie è il quarto professionista italiano nelle graduatoria delle vittorie, preceduto da Moser, Saronni e Cipollini. Vanta 27 vittorie di tappa al Giro d'Italia (5 revocate per il controverso caso doping del salbutamolo), 6 al Tour de France e 20 alla Vuelta di Spagna, primo ciclista in grado di vincere in un solo anno almeno due tappe in ciascuno dei tre grandi Giri.
In carriera gli è mancato l'acuto della maglia iridata, anche se la sua azione a Zolder nel 2002, nell'anno del trionfo di Mario Cipollini, è stata universalmente riconosciuta come determinante nella conquista dell'iride da parte del re leone. A parte il numero delle vittorie ed i primati vari, la carriera di Petacchi è legata soprattutto alla vittoria alla Milano-Sanremo, la classicissima sognata da una vita, ottenuta nel 2005 e la maglia verde sotto l'Arco di Trionfo al Tour de France. Basta pensare che la prestigiosissima classifica a punti alla Grande Boucle, conquistata da Petacchi nel 2010, in precedenza era stata appannaggio solo di un altro italiano, il grande Franco Bitossi nel 1968.
IL COMUNICATO UFFICIALE - "Con la Parigi-Roubaix ho chiuso una prima parte di stagione durante la quale ho corso molto, cercando di essere protagonista in appuntamenti per me tradizionali, quali la Milano-Sanremo, e provando a confrontarmi con nuove sfide, quali la Parigi-Roubaix. Mi sono avvicinato a queste gare con la massima professionalità, spinto anche dall'entusiasmo che la famiglia Galbusera e i nuovi sponsor della squadra hanno trasmesso al team. So di aver dato il massimo, come ho sempre fatto nelle 18 stagioni della mia carriera da professionista. Nella mia vita professionale ho raggiunto traguardi importanti e centrato tutti gli obiettivi che un corridore con le mie caratteristiche può desiderare. Arrivato alla soglia delle 200 vittorie, però, sento di avere bisogno di dare una svolta alla mia vita, di trovare una nuova dimensione e di avere anche più tempo da dedicare alla mia famiglia. Queste riflessioni mi portano alla decisione di offrire alla mia carriera una pausa. Ho sempre privilegiato l'aspetto professionale del mio lavoro. Ho sempre agito onorando l'impegno profuso da aziende quali Lampre, Merida e tutti gli altri partner del team che ringrazio per la fiducia accordatami in questi fantastici anni assieme. Sento però che è giunto il momento di dedicarmi un po' di tempo, di cercare nuovi stimoli. Per ora, quindi, devo rivolgere a tutti gli appassionati di ciclismo un arrivederci, con la possibilità di tornare in futuro a essere parte del mondo che tanto mi ha dato, mettendo a disposizione la mia esperienza e magari trasmettere alle nuove generazioni di atleti la bellezza del nostro sport. Vorrei ringraziare la squadra, sponsor, management, staff e atleti e tutti coloro che nel corso della mia carriera mi hanno sempre sostenuto, dando fin da ora la mia disponibilità a non far mancare, all'occorrenza, ai miei compagni e al team il mio supporto in termini di consigli ed esperienza".
In carriera gli è mancato l'acuto della maglia iridata, anche se la sua azione a Zolder nel 2002, nell'anno del trionfo di Mario Cipollini, è stata universalmente riconosciuta come determinante nella conquista dell'iride da parte del re leone. A parte il numero delle vittorie ed i primati vari, la carriera di Petacchi è legata soprattutto alla vittoria alla Milano-Sanremo, la classicissima sognata da una vita, ottenuta nel 2005 e la maglia verde sotto l'Arco di Trionfo al Tour de France. Basta pensare che la prestigiosissima classifica a punti alla Grande Boucle, conquistata da Petacchi nel 2010, in precedenza era stata appannaggio solo di un altro italiano, il grande Franco Bitossi nel 1968.
IL COMUNICATO UFFICIALE - "Con la Parigi-Roubaix ho chiuso una prima parte di stagione durante la quale ho corso molto, cercando di essere protagonista in appuntamenti per me tradizionali, quali la Milano-Sanremo, e provando a confrontarmi con nuove sfide, quali la Parigi-Roubaix. Mi sono avvicinato a queste gare con la massima professionalità, spinto anche dall'entusiasmo che la famiglia Galbusera e i nuovi sponsor della squadra hanno trasmesso al team. So di aver dato il massimo, come ho sempre fatto nelle 18 stagioni della mia carriera da professionista. Nella mia vita professionale ho raggiunto traguardi importanti e centrato tutti gli obiettivi che un corridore con le mie caratteristiche può desiderare. Arrivato alla soglia delle 200 vittorie, però, sento di avere bisogno di dare una svolta alla mia vita, di trovare una nuova dimensione e di avere anche più tempo da dedicare alla mia famiglia. Queste riflessioni mi portano alla decisione di offrire alla mia carriera una pausa. Ho sempre privilegiato l'aspetto professionale del mio lavoro. Ho sempre agito onorando l'impegno profuso da aziende quali Lampre, Merida e tutti gli altri partner del team che ringrazio per la fiducia accordatami in questi fantastici anni assieme. Sento però che è giunto il momento di dedicarmi un po' di tempo, di cercare nuovi stimoli. Per ora, quindi, devo rivolgere a tutti gli appassionati di ciclismo un arrivederci, con la possibilità di tornare in futuro a essere parte del mondo che tanto mi ha dato, mettendo a disposizione la mia esperienza e magari trasmettere alle nuove generazioni di atleti la bellezza del nostro sport. Vorrei ringraziare la squadra, sponsor, management, staff e atleti e tutti coloro che nel corso della mia carriera mi hanno sempre sostenuto, dando fin da ora la mia disponibilità a non far mancare, all'occorrenza, ai miei compagni e al team il mio supporto in termini di consigli ed esperienza".