Ristabiliamo la verità ciclistica su Ji Cheng. E' alto un metro e 78, pesa 67 chili. Nel 2008 ha vinto una tappa al Giro del Mare della Cina Meridionale, una corsa creata nel 1990 dalla federazione ciclistica di Hong Kong che si svolgeva attorno a Hong ed arrivava persino a Macao. L'UCI Asia Tour l'aveva classificata di seconda categoria e, nell'ambito di questa fascia, di secondo livello. Nel 2008 è stata promossa in categoria 1,2 ma la corsa è stata soppressa nel 2010. Nel 2009 il buon Ji vince una tappa del Tour di Hainan, la seconda isola più grande del Mar della Cina, dopo Formosa, vasta quanto Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria insieme. Si trova a sud di Hong Kong ed è diventata il cuore del turismo di lusso cinese. Infine, nel 2012, Cheng ha terminato la Vuelta spagnola, terza nelle gerarchie internazionali delle corse a tappe dopo Tour de France e Giro d'Italia. Si è piazzato ultimo, al 175esimo posto, dietro lo spagnolo Lobreto Del Valle. Ha rimediato un distacco, diciamo così, importante, a suo modo un record: 4 ore 32 minuti e 35 secondi dal vincitore Alberto Contador. Ci sono state tappe, tra le ventuno disputate, che sono durate meno. Questi sono i tre risultati più importanti della carriera di Cheng. Due piccole vittorie e la maglia nera (o "lanterna", come dicono i francesi) della Vuelta, primo cinese ad aver mai concluso una corsa a tappe del Grand Tour, l'élite mondiale.
Indossava il pettorale 199: per chi scruta il significato dei numeri, scomponendo le cifre si ottiene 1+9+9= 19, ossia 1+9= 10, cioè 1. In Italia l'1 era riferito a Fausto Coppi (pure l'11 e, per la Smorfia, il 68). Per i cinesi, l'uno ha una significato assai complesso. Secondo i saggi taoisti, infatti, l'1 non è soltanto un semplice numero, ma il Numero. E una rappresentazione grafica molto bella. Eccola.
I cinesi credono molto nell'interpretazione ricavata dalla combinazione delle cifre, nel caso di Cheng, quelle del suo pettorale. Il simbolo numerico dell'1 rappresenta l'unità primordiale e l'unità fondamentale che è all'origine di tutti i fenomeni conosciuti, ciò che i filosofi cinesi chiamano Tao, da cui hanno origine tutti gli esseri: "La Via generò l'Uno, l'Uno divenne il Due, il Due divenne il Tre, il Tre ha prodotto i Diecimila Esseri", è l'insegnamento di Lao-Tzu nel suo "Libro della Via e della Virtù". Dall'1 si generano tutti gli altri numeri e nello stesso tempo sono contenuti nella sua "Grande Totalità", espressa dal numero 10. Scendendo di livello, l'Uno è collegato alla figura del Cielo (Tjan= e, per analogia, a quella del Padre. Insomma, per farla breve, Ji Cheng aveva il pettorale che gli predestinava un risultato importante. Se ci pensiamo bene, l'1 è il primo numero usato per contare (contare... giocando con le parole, in quella Vuelta il numero uno è stato... Contador), dunque vuol dire anche che è l'inizio. Per Cheng, la Vuelta è stato in fondo come l'inizio vero della sua carriera agonistica. Esaltato dagli incroci dei destini cabalistici, ha alzato il calibro della sfida, ed è venuto al Giro, sottovalutando la sua durezza. Ha nel cuore, come ogni corridore in bicicletta, il Tour de France. Ma lì, da quel che so, l'Argos Shimano sembra intenzionata a schierare un altro cinese, Yan Dong Xing.
Ahi, che dolore, vero Ji? Ma forse i dirigenti della tua squadra ci ripenseranno. In fondo, Yan Dong Xing come miglior risultato esibisce appena un terzo posto nel Giro di Langkawi del 2008. Quell'anno, e sino al 2011, correva per la Marco Polo Cycling Team. Il nome è emblematico. Ma è anche un'interessante storia di sport globale: la squadra è nata in Cina nel 2003, a Hong Kong, costola del Marco Polo Cycling Club, fondato nel 2000, che ha curato, in prospettiva olimpica, la preparazione dei corridori destinati ai Giochi di Pechino e Londra. E' stata la prima formazione professionistica del ciclismo cinese e si è associata con la ProTour Discovery Channel, ex Us Postal, la corazzata americana del ciclismo che aveva per leader Lance Armstrong. Fuyu Li, il più promettente dei corridori della Marco Polo, fu reclutato dalla Discovery Channel e divenne così il primo corridore cinese membro di una squadra ProTour, la serie A internazionale delle due ruote. Nel frattempo la Marco Polo ha puntato sul Continente Nero ed è diventata etiope nel 2005 (Marco Polo Donckers Koffie), aderendo all'Uci africana. Tra le sue "punte", l'etiope Estifanos Gebresilassie. L'obiettivo della Marco Polo africanizzata è quello di scovare talenti in nazioni che non hanno tradizione ciclistica. Le strade della bicicletta sono infinite.
Indossava il pettorale 199: per chi scruta il significato dei numeri, scomponendo le cifre si ottiene 1+9+9= 19, ossia 1+9= 10, cioè 1. In Italia l'1 era riferito a Fausto Coppi (pure l'11 e, per la Smorfia, il 68). Per i cinesi, l'uno ha una significato assai complesso. Secondo i saggi taoisti, infatti, l'1 non è soltanto un semplice numero, ma il Numero. E una rappresentazione grafica molto bella. Eccola.
I cinesi credono molto nell'interpretazione ricavata dalla combinazione delle cifre, nel caso di Cheng, quelle del suo pettorale. Il simbolo numerico dell'1 rappresenta l'unità primordiale e l'unità fondamentale che è all'origine di tutti i fenomeni conosciuti, ciò che i filosofi cinesi chiamano Tao, da cui hanno origine tutti gli esseri: "La Via generò l'Uno, l'Uno divenne il Due, il Due divenne il Tre, il Tre ha prodotto i Diecimila Esseri", è l'insegnamento di Lao-Tzu nel suo "Libro della Via e della Virtù". Dall'1 si generano tutti gli altri numeri e nello stesso tempo sono contenuti nella sua "Grande Totalità", espressa dal numero 10. Scendendo di livello, l'Uno è collegato alla figura del Cielo (Tjan= e, per analogia, a quella del Padre. Insomma, per farla breve, Ji Cheng aveva il pettorale che gli predestinava un risultato importante. Se ci pensiamo bene, l'1 è il primo numero usato per contare (contare... giocando con le parole, in quella Vuelta il numero uno è stato... Contador), dunque vuol dire anche che è l'inizio. Per Cheng, la Vuelta è stato in fondo come l'inizio vero della sua carriera agonistica. Esaltato dagli incroci dei destini cabalistici, ha alzato il calibro della sfida, ed è venuto al Giro, sottovalutando la sua durezza. Ha nel cuore, come ogni corridore in bicicletta, il Tour de France. Ma lì, da quel che so, l'Argos Shimano sembra intenzionata a schierare un altro cinese, Yan Dong Xing.
Ahi, che dolore, vero Ji? Ma forse i dirigenti della tua squadra ci ripenseranno. In fondo, Yan Dong Xing come miglior risultato esibisce appena un terzo posto nel Giro di Langkawi del 2008. Quell'anno, e sino al 2011, correva per la Marco Polo Cycling Team. Il nome è emblematico. Ma è anche un'interessante storia di sport globale: la squadra è nata in Cina nel 2003, a Hong Kong, costola del Marco Polo Cycling Club, fondato nel 2000, che ha curato, in prospettiva olimpica, la preparazione dei corridori destinati ai Giochi di Pechino e Londra. E' stata la prima formazione professionistica del ciclismo cinese e si è associata con la ProTour Discovery Channel, ex Us Postal, la corazzata americana del ciclismo che aveva per leader Lance Armstrong. Fuyu Li, il più promettente dei corridori della Marco Polo, fu reclutato dalla Discovery Channel e divenne così il primo corridore cinese membro di una squadra ProTour, la serie A internazionale delle due ruote. Nel frattempo la Marco Polo ha puntato sul Continente Nero ed è diventata etiope nel 2005 (Marco Polo Donckers Koffie), aderendo all'Uci africana. Tra le sue "punte", l'etiope Estifanos Gebresilassie. L'obiettivo della Marco Polo africanizzata è quello di scovare talenti in nazioni che non hanno tradizione ciclistica. Le strade della bicicletta sono infinite.