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Ciclismo, Kreuziger: "Ho frequentato Ferrari, ma non mi sono mai dopato"

Il ceco, vincitore della Amstel Gold Race, rivela contatti con il discusso medico: "Solo per pochi mesi, avevo venti anni non sapevo fosse messo all'indice. Comunque non ho mai assunto sostante proibite". Ora potrebbe essere sanzionato dalla sua federazione
di EUGENIO CAPODACQUA

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ROMA - Ad uno ad uno, mentre il cerchio delle indagini si stringe attorno a loro, ammettono di aver frequentato il famigerato dottor Ferrari, il medico che l'Usada ritiene l'ispiratore del doping ammesso e confessato da Lance Armstrong, il vincitore (spodestato) di sette Tour de France. Ultimo Roman Kreuziger, leader della Saxo del sulfureo Bjarne Riis. "L'ho frequentato per pochi mesi – racconta il corridore in un'intervista pubblicata da Cycling Weekly – fra la fine del 2006 e l'inizio del 2007. Ero giovane, avevo solo 20 anni ed ero alle prime esperienze da prof. Non sapevo che era stato messo all'indice e che fosse proibito frequentarlo". Ovviamente, come per altri casi, il corridore, che ha vinto quest'anno l'ultima edizione dell'Amstel old Race, si è servito del medico solo per le solite tabelle di allenamento. "Non mi sono mai dopato", ha precisato Kreuziger. A rivelare pubblicamente che il corridore del Team Saxo si era appoggiato al discusso medico ferrarese, era stato Leonardo Bertagnolli nella deposizione davanti al pm di Padova Benedetto Roberti, che ha indagato a lungo su Ferrari e gli atleti da lui "serviti". "Come c'erano – aveva testimoniato Bertagnolli - anche Pellizotti, Kreuziger, Gasparotto e Chicchi".

Quando, dopo la Liegi-Bastogne-Liegi mi fu chiesto se fosse vera la notizia dei mie rapporti con Ferrari, non ho risposto non perchè volessi nascondere la cosa, ma perche intendevo informare prima la mia federazione”. E, infatti, ogni sanzione cui il corridore ceco può andare incontro dipende dai dirigenti della sua federazione. Una recente sentenza del Tas, il tribunale arbitrale dello sport, infatti, (caso Macchi) ha stabilito la validità anche di fronte al regolamento della Wada della sanzione per gli atleti che frequentano medici inibiti. Ovvero che la frequentazione di un medico inibito rappresenta una violazione del codice antidoping internazionale. Il caso riguarda un atleta italiano, ma, secondo logica, il principio dovrebbe essere applicato da tutte le federazioni. Ferrari è soggetto ad una duplice inibizione, dal Coni italiano e dall'Usada, l'agenzia antidoping americana. Ora anche la federazione ceca dovrebbe sanzionare il proprio atleta. Per una semplice questione di uguaglianza davanti alla legge. In attesa degli sviluppi dell'inchiesta di Padova nella quale Kreuziger risulta coinvolto.
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