ROMA - Jan Ullrich per la prima volta ammette: "ero dopato". Il tedesco vincitore del Tour de France del 1997 e di tante altre gare, dopo essersi sempre proclamato innocente, confessa il ricorso a sostanze proibite. In un'intervista al settimanale tedesco Focus, il tedesco parla dell'uso di doping, fatto con l'aiuto del discusso medico spagnolo Eufemiano Fuentes. "Mi sono avvalso dei suoi trattamenti".
Eufemiano Fuentes è il medico condannato al processo per 'Operacion Puerto' il più grave scandalo di doping che ha colpito lo sport spagnolo, e il ciclismo in particolare, negli ultimi anni, ed ha lambito senza però colpirle anche altre discipline. "Quasi tutti - ha aggiunto Ullrich - all'epoca prendevano sostanze dopanti. Io non ho preso niente che non abbiano preso anche gli altri". Il 39enne ex ciclista ha poi fatto ammenda delle sue colpe: "Penso ci sia una truffa nel momento in cui uno si avvantaggia indebitamente. Ho voluto favorire la pari opportunità".
Ullrich, che da tempo ha abbandonato l'attività, è stato giudicato e condannato a due anni di sospensione lo scorso anno dalla Corte Arbitrale dello Sport (Tas), per la sua implicazione nell'Operacion Puerto. Allo stesso tempo tutti i suoi risultati ottenuti dal primo maggio 2005 sono stati annullati, come il terzo posto al Tour de France del 2005, il secondo al Tour della Germania del 2005 e la sua vittoria al Tour della Svizzera del 2006. Ullrich vuole continuare ora con la sua vita. "Ora voglio solo guardare avanti e non tornare a guardare indietro".
LE REAZIONI DELLO SPORT TEDESCO - Duro il commento del presidente della Federazione Olimpica della Germania (DOSB), Thomas Bach: "E' insufficiente ed arriva molto tardi. Per una confessione credibile avrebbe dovuto dare una spiegazione completa alcuni anni fa. Invece ha perso quell'opportunità".
Anche il presidente della Federazione Ciclismo della Germania, Rudolf Scharping, è convinto che la confessione arrivi tardi. "Con una confessione avrebbe potuto fare un favore al ciclismo anni fa, ma ora questo non ha molto a che vedere con il ciclismo attuale", ha detto Scharping alla dpa. Da parte sua, il manager di Ullrich, Falk Nier, ha spiegato che l'intervista non "è stato il risultato di un cambiamento di opinione, bensì piuttosto di un lungo processo di lavoro e maturazione".
Eufemiano Fuentes è il medico condannato al processo per 'Operacion Puerto' il più grave scandalo di doping che ha colpito lo sport spagnolo, e il ciclismo in particolare, negli ultimi anni, ed ha lambito senza però colpirle anche altre discipline. "Quasi tutti - ha aggiunto Ullrich - all'epoca prendevano sostanze dopanti. Io non ho preso niente che non abbiano preso anche gli altri". Il 39enne ex ciclista ha poi fatto ammenda delle sue colpe: "Penso ci sia una truffa nel momento in cui uno si avvantaggia indebitamente. Ho voluto favorire la pari opportunità".
Ullrich, che da tempo ha abbandonato l'attività, è stato giudicato e condannato a due anni di sospensione lo scorso anno dalla Corte Arbitrale dello Sport (Tas), per la sua implicazione nell'Operacion Puerto. Allo stesso tempo tutti i suoi risultati ottenuti dal primo maggio 2005 sono stati annullati, come il terzo posto al Tour de France del 2005, il secondo al Tour della Germania del 2005 e la sua vittoria al Tour della Svizzera del 2006. Ullrich vuole continuare ora con la sua vita. "Ora voglio solo guardare avanti e non tornare a guardare indietro".
LE REAZIONI DELLO SPORT TEDESCO - Duro il commento del presidente della Federazione Olimpica della Germania (DOSB), Thomas Bach: "E' insufficiente ed arriva molto tardi. Per una confessione credibile avrebbe dovuto dare una spiegazione completa alcuni anni fa. Invece ha perso quell'opportunità".
Anche il presidente della Federazione Ciclismo della Germania, Rudolf Scharping, è convinto che la confessione arrivi tardi. "Con una confessione avrebbe potuto fare un favore al ciclismo anni fa, ma ora questo non ha molto a che vedere con il ciclismo attuale", ha detto Scharping alla dpa. Da parte sua, il manager di Ullrich, Falk Nier, ha spiegato che l'intervista non "è stato il risultato di un cambiamento di opinione, bensì piuttosto di un lungo processo di lavoro e maturazione".