ALBI - Il delitto perfetto. Peter Sagan, dopo una serie di piazzamenti eccessiva per un vincente come lui, finalmente si impone in questo Tour, dominando la volata di Albi. Delitto perfetto, organizzato minuziosamente dalla Cannondale, che mette in scena una interminabile cronometro a squadre per fare terra bruciata intorno allo slovacco. Cavendish, Greipel, Kittel, van Poppel, tutti fatti fuori nella parte centrale di gara, impotenti di fronte alla salita ed al ritmo infernale degli uomini in verde. Il Cole de la Croix de Mounis è il momento decisivo per la scrematura, il rettilineo finale è perfetto per la rifinitura. Sagan rischia anche di restare imbottigliato, ma la voglia di vincere è troppa: uscita imperiale, niente da fare per Degenkolb, velocista tedesco sopravvissuto, e per l'ottimo Daniele Bennati, giunto terzo.
Sagan si impone mentre si inizia a respirare l'aria dei Pirenei. L'arrivo di Albi a dire il vero, più che lo sprint viene ricordato per le cronometro. Nel 1971, l'anno sfortunato di Ocana (perse il Tour per una caduta), lo spagnolo tenne testa a Eddie Merckx arrendendosi per una manciata di secondi. In periodi più recenti, il più bravo contro il tempo è stato Cadel Evans. Ad ogni modo, Albi è il taglio netto tra i due Tour. Passato il km mille senza scossoni in classifica: Impey si tiene la maglia gialla in attesa di mollarla sabato, quando arriveranno le prime salite vere. Ax3Domaines, preceduto dall'Hors categorie del Pailheres, potrebbe già fare bei danni dopo il ritmo stressante della tappa odierna.
Giornata comunque non certo interlocutoria, con parecchie spine. Al via non c'è Brajkovic, vittima di una caduta del giorno precedente e polemico con l'atteggiamento generale in corsa: "Gli organizzatori non hanno colpa - commenta lo sloveno in un tweet -. Il problema sono 22 direttori sportivi che dicono a 190 corridori che devono stare assolutamente davanti". In corso di gara poi, bandiera bianca per Vandevelde, un tempo uomo di classifica ed al terzo ritiro alla corsa francese, e sempre a causa delle cadute. Lascia anche Adriano Malori: problemi alla schiena. Inoltre, da registrare un volto di Andy Schleck più malinconico del solito. La Radioshack ha fatto sapere, quando mancano 10 giorni alla fine della squalifica per doping, di voler licenziare il fratello 'protettivo' Frank. Andy ha già detto che lo seguirà, il che fa pensare ad un provvedimento preso proprio per colpire lui, visto il crollo verticale di rendimento degli ultimi tempi.
Dalle spine alle rose. Dopo qualche km, la fuga del giorno. La portano avanti Blel Kadri e Jens Voigt. Il francese sgomita per mettersi in mostra: nella seconda tappa è stato insignito del numero rosso, stavolta va ancora meglio e si guadagna la prestigiosa maglia a pois dello scalatore. Sul tedesco si sa praticamente tutto. Una vera e propria istituzione, con i suoi 42 anni, le tre tappe vinte al Tour (celebre quella nel 2006 a Montelimar, nel giorno della fuga bidone che consegnò il Tour a Pereiro Sio), la numerosissima famiglia (sei figli) ed una via a lui intitolata a Grevesmühlen, città di circa 10mila abitanti nella quale ha spodestato dal trono di sportivo più importante Carsten Jancker, calciatore panzer del Bayern Monaco e della nazionale tedesca di una decina di anni fa.
I due rosicchiano un bel vantaggio, ma non possono farcela. Vero che la Orica Greenedge della maglia gialla è totalmente disinteressata all'azione (troppo lontani i battistrada per fare paura), ma il piano di Sagan è diabolico. Quando la Cannondale inizia ad attuare il piano anti-velocisti, paga subito il conto Cavendish, nonostante la assidua assistenza dei compagni. Pagano a rate Greipel e Kittel, che una volta raggiunti dal gruppo dell'inglese, provano il tutto per tutto per poi mollare. Se non decisivo, contribuisce al tutto anche un tentativo in testa di Bakelants, che cerca di riprendersi la maglia gialla: nella fattispecie la Orica non può ignorare. Quindi, anche il belga, in avascoperta insieme a Gautier e Oroz, viene ripreso. A quel punto Sagan può perdere solo da se stesso, ma non commette errori. Chapeau, per lui e per la squadra.
ORDINE D'ARRIVO
1. Peter Sagan (SVK/CAN) 205,5 km in 4h54:12. (media: 41,9 km/h)
2. John Degenkolb (GER/ARG) 0:00.
3. Daniele Bennati (ITA/SAX) 0:00.
4. Davide Cimolai (ITA/LAM) 0:00.
5. Edvald Boasson Hagen (NOR/SKY) 0:00.
6. Francesco Gavazzi (ITA/AST) 0:00.
7. Tony Gallopin (FRA/RSH) 0:00.
8. Arthur Vichot (FRA/FDJ) 0:00.
9. Manuele Mori (ITA/LAM) 0:00.
10. Sylvain Chavanel (FRA/OPQ) 0:00.
CLASSIFICA GENERALE
1. Daryl Impey (RSA/ORI) 27h12:29.
2. Edvald Boasson Hagen (NOR/SKY) à 0:03.
3. Simon Gerrans (AUS/ORI) 0:05.
4. Michael Albasini (SUI/ORI) 0:05.
5. Michal Kwiatkowski (POL/OPQ) 0:06.
6. Sylvain Chavanel (FRA/OPQ) 0:06.
7. Chris Froome (GBR/SKY) 0:08.
8. Richie Porte (AUS/SKY) 0:08.
9. Nicolas Roche (EIR/SAX) 0:14.
10. Roman Kreuziger (CZE/SAX) 0:14.
Sagan si impone mentre si inizia a respirare l'aria dei Pirenei. L'arrivo di Albi a dire il vero, più che lo sprint viene ricordato per le cronometro. Nel 1971, l'anno sfortunato di Ocana (perse il Tour per una caduta), lo spagnolo tenne testa a Eddie Merckx arrendendosi per una manciata di secondi. In periodi più recenti, il più bravo contro il tempo è stato Cadel Evans. Ad ogni modo, Albi è il taglio netto tra i due Tour. Passato il km mille senza scossoni in classifica: Impey si tiene la maglia gialla in attesa di mollarla sabato, quando arriveranno le prime salite vere. Ax3Domaines, preceduto dall'Hors categorie del Pailheres, potrebbe già fare bei danni dopo il ritmo stressante della tappa odierna.
Giornata comunque non certo interlocutoria, con parecchie spine. Al via non c'è Brajkovic, vittima di una caduta del giorno precedente e polemico con l'atteggiamento generale in corsa: "Gli organizzatori non hanno colpa - commenta lo sloveno in un tweet -. Il problema sono 22 direttori sportivi che dicono a 190 corridori che devono stare assolutamente davanti". In corso di gara poi, bandiera bianca per Vandevelde, un tempo uomo di classifica ed al terzo ritiro alla corsa francese, e sempre a causa delle cadute. Lascia anche Adriano Malori: problemi alla schiena. Inoltre, da registrare un volto di Andy Schleck più malinconico del solito. La Radioshack ha fatto sapere, quando mancano 10 giorni alla fine della squalifica per doping, di voler licenziare il fratello 'protettivo' Frank. Andy ha già detto che lo seguirà, il che fa pensare ad un provvedimento preso proprio per colpire lui, visto il crollo verticale di rendimento degli ultimi tempi.
Dalle spine alle rose. Dopo qualche km, la fuga del giorno. La portano avanti Blel Kadri e Jens Voigt. Il francese sgomita per mettersi in mostra: nella seconda tappa è stato insignito del numero rosso, stavolta va ancora meglio e si guadagna la prestigiosa maglia a pois dello scalatore. Sul tedesco si sa praticamente tutto. Una vera e propria istituzione, con i suoi 42 anni, le tre tappe vinte al Tour (celebre quella nel 2006 a Montelimar, nel giorno della fuga bidone che consegnò il Tour a Pereiro Sio), la numerosissima famiglia (sei figli) ed una via a lui intitolata a Grevesmühlen, città di circa 10mila abitanti nella quale ha spodestato dal trono di sportivo più importante Carsten Jancker, calciatore panzer del Bayern Monaco e della nazionale tedesca di una decina di anni fa.
I due rosicchiano un bel vantaggio, ma non possono farcela. Vero che la Orica Greenedge della maglia gialla è totalmente disinteressata all'azione (troppo lontani i battistrada per fare paura), ma il piano di Sagan è diabolico. Quando la Cannondale inizia ad attuare il piano anti-velocisti, paga subito il conto Cavendish, nonostante la assidua assistenza dei compagni. Pagano a rate Greipel e Kittel, che una volta raggiunti dal gruppo dell'inglese, provano il tutto per tutto per poi mollare. Se non decisivo, contribuisce al tutto anche un tentativo in testa di Bakelants, che cerca di riprendersi la maglia gialla: nella fattispecie la Orica non può ignorare. Quindi, anche il belga, in avascoperta insieme a Gautier e Oroz, viene ripreso. A quel punto Sagan può perdere solo da se stesso, ma non commette errori. Chapeau, per lui e per la squadra.
ORDINE D'ARRIVO
1. Peter Sagan (SVK/CAN) 205,5 km in 4h54:12. (media: 41,9 km/h)
2. John Degenkolb (GER/ARG) 0:00.
3. Daniele Bennati (ITA/SAX) 0:00.
4. Davide Cimolai (ITA/LAM) 0:00.
5. Edvald Boasson Hagen (NOR/SKY) 0:00.
6. Francesco Gavazzi (ITA/AST) 0:00.
7. Tony Gallopin (FRA/RSH) 0:00.
8. Arthur Vichot (FRA/FDJ) 0:00.
9. Manuele Mori (ITA/LAM) 0:00.
10. Sylvain Chavanel (FRA/OPQ) 0:00.
CLASSIFICA GENERALE
1. Daryl Impey (RSA/ORI) 27h12:29.
2. Edvald Boasson Hagen (NOR/SKY) à 0:03.
3. Simon Gerrans (AUS/ORI) 0:05.
4. Michael Albasini (SUI/ORI) 0:05.
5. Michal Kwiatkowski (POL/OPQ) 0:06.
6. Sylvain Chavanel (FRA/OPQ) 0:06.
7. Chris Froome (GBR/SKY) 0:08.
8. Richie Porte (AUS/SKY) 0:08.
9. Nicolas Roche (EIR/SAX) 0:14.
10. Roman Kreuziger (CZE/SAX) 0:14.