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Tour de France, fuga vincente di Rui Costa. Froome resta in giallo, ma Contador lo attacca

Il portoghese vince in solitaria sul traguardo di Gap. Il britannico resta in giallo, anche se lo spagnolo - finito a terra in discesa - non perde occasione per provarci su tutti i terreni. Il leader della generale: "Mi hanno attaccato dieci volte, ringrazio Porte per l'aiuto"di LUIGI PANELLA
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GAP - Non è un successo che ha il sapore dell'episodio, quello di Alberto Rui Costa a Gap. Il portoghese è uno che sa cogliere le tappe (al Tour lo aveva fatto a Superbesse due anni or sono) e sa vincere anche le corse a tappe. Magari non il Tour de France - ma quella è roba da eletti - ma primeggiare per due volte consecutive al Giro della Svizzera non è proprio un'improvvisata. Il popolo portoghese, che non vive solo di fado e pallone, se ne è accorto preferendolo addirittura a Cristiano Ronaldo nella corsa a sportivo dell'anno 2012. Carattere caliente, Rui Costa si libera sul Col de la Manse di venticinque compagni di avventura. Uno scatto veemente, quasi come la scazzottata che lo vide protagonista, sempre alla Grande Boucle, opposto allo spagnolo Barredo. In questi casi sempre utile ricordare a quelli del gruppo di non incorrere nell'errore con il ritirato Bouhanni, uno che tra le sedici corde si muove bene.

Nella giornata in cui arriva la fuga, …
GAP - Non è un successo che ha il sapore dell'episodio, quello di Alberto Rui Costa a Gap. Il portoghese è uno che sa cogliere le tappe (al Tour lo aveva fatto a Superbesse due anni or sono) e sa vincere anche le corse a tappe. Magari non il Tour de France - ma quella è roba da eletti - ma primeggiare per due volte consecutive al Giro della Svizzera non è proprio un'improvvisata. Il popolo portoghese, che non vive solo di fado e pallone, se ne è accorto preferendolo addirittura a Cristiano Ronaldo nella corsa a sportivo dell'anno 2012. Carattere caliente, Rui Costa si libera sul Col de la Manse di venticinque compagni di avventura. Uno scatto veemente, quasi come la scazzottata che lo vide protagonista, sempre alla Grande Boucle, opposto allo spagnolo Barredo. In questi casi sempre utile ricordare a quelli del gruppo di non incorrere nell'errore con il ritirato Bouhanni, uno che tra le sedici corde si muove bene.

Nella giornata in cui arriva la fuga, la corsa parallela per la maglia gialla è molto interessante nel finale. Chris Froome rimane complessivamente tranquillo fino allo svettare dell'ultima salita. Una quiete non turbata da un attacco di Purito Rodriguez, che come conseguenza crea problemi a ten Dam (quinto nella generale, ora sesto, scavalcato da Quintana), appena scalfita da una punzecchiata di Alberto Contador: in entrambi i casi il fido Porte scorta la maglia gialla. La storia cambia in discesa, quando Contador (campione assoluto, anche nella testa) piazza un paio di attacchi decisi: su uno di questo sbaglia una curva finendo a terra e mettendo paradossalmente a rischio uscita proprio la maglia gialla. Insomma, la strada di Napoleone nell'epopea dei 100 giorni dopo la fuga dall'Elba (Gap lo accolse da eroe) è cornice metaforica per l'imperatore del Tour, reduce dai fasti tanto straordinari quanto sospettati del Mont Ventoux. Al keniano bianco, che non perde occasione per ribadire la propria 'pulizia' (ne parla Eugenio Capodacqua nel suo commento) basterà non commettere errori per evitare una Waterloo. Dovesse farlo però, Contador dà l'idea di essere pronto a trasformarsi da pistolero in avvoltoio.

Dunque nella vigilia della crono di 32 km, passa la legge della fuga. Non abbastanza proibitivi perchè gli uomini di classifica pensino ad un 'ritocco' drastico della propria immagine (Contador a parte ovviamente), ma troppo duri (con tre GPM, uno bello insidioso nel finale) perchè i velocisti possano mettersi qualche idea in testa. Nei 168 km se ne va un vero e proprio plotoncino di ventisei uomini. Nomi illustri come il campione del mondo dall'iride sempre più scolorita, Philippe Gilbert, uno come Albasini (segni particolari, cacciatore di tappe), il coraggioso per eccellenza Johnny Hoogerland, l'istrionico alsaziano Thomas Voeckler, protagonisti al Giro d'Italia desiderosi di allargare i propri confini (Hansen e Navardauskas), e poi due italiani. Manuel Quinziato gioca d'appoggio a Gilbert, Manuele Mori gioca d'appoggio a se stesso ed al buon nome della famiglia: il papà Primo vinse a Gap nel 1970. Del resto la città provenzale è legata a filo doppio alla storia del ciclismo. Tra arrivi storici (vittoria di Nencini) e partenze mitiche (Coppi verso Briançon), il ricordo emotivo prevalente porta al mondiale del 1972, quello in cui Marino Basso divenne 'antipatico' a parecchi, reo di aver scippato il mondiale a Franco Bitossi, il cui unico torto era avere un cuore impazzito a pochi metri dal traguardo.

Amore e accordo fino alla salita del col de la Manse, pendenze non impossibili percepite però da parecchi battistrada - e tra questi purtroppo anche Quinziato e Mori - come quelle dello Zoncolan. Rui Costa parte e fa il vuoto, tra i 'personaggi' del plotone, l'unico a tenere in maniera discreta è Andreas Kloden. Il navigato tedesco insegue insieme ad altri tre uomini. Sono Riblon, Jeannesson e Coppel, tre francesi che giungono nell'ordine dietro il portoghese. Per i padroni di casa il tabù diventa incubo: sedici giorni di gara, nessun successo, per l'orgoglio trasalpino è una dura prova. "Sapevo che potevo giocarmela nella fuga, poi mi si sono reso conto che era un giorno perfetto per me, avevo delle ottime sensazioni", commenta Alberto Rui Costa, che fa un cenno anche al rilancio della Movistar dopo la giornataccia costata il pesantissimo ritardo a Valverde: "Successo importante per la squadra, senza dubbio. Valverde ha avuto una terribile sfortuna, questo risultato ci voleva proprio"

"La discesa finale è stata molto difficile. Contador, attacando, è caduto davanti a me e ho dovuto mettere anche un piede per terra per restare in sella e non cadere a mia volta - è l'analisi di Chris Froome -. Richie Porte è stato sempre al mio fianco e mi ha aiutato a respingere tutti gli attacchi, sia in salita che in discesa. Oggi ne ho contati almeno dieci. E' una fortuna per me avere compagni di squadra come Richie".

ORDINE D'ARRIVO
1 - Rui Alberto Costa (POR-Movistar)
2 - Christophe Riblon (FRA-Ag2r) a 42''
3 - Arnold Jeannesson (FRA-FDJ) a 42''
4 - Jerome Coppel (FRA-Cofidis) a 42''
5 - Andreas Kloeden (GER-Radioshack) a 42''
6 - Tom Dumoulin (NED-Argos) a 1'00''
7 - Mikel Astarloza (ESP-Euskaltel) a 1'01''
8 - Philippe Gilbert (BEL-BMC) a 1'01''
9 - Cameron Meyer (AUS-Orica) a 1'01''
10 - Ramunas Navardauskas (LTU-Garmin) a 1'01''
CLASSIFICA GENERALE
1 - Chris Froome (GBR-Sky)
2 - Bauke Mollema (NED-Belkin) a 4'14''
3 - Alberto Contador (ESP-Saxo) a 4'25''
4 - Roman Kreuziger (CZE-Saxo) a 4'28''
5 - Nairo Quintana (COL-Movistar) a 5'47''
6 - Laurens Ten Dam (NED-Belkin) a 5'54''
7 - Joaquin Rodriguez (ESP-Katusha) a 7'11''
8 - Jakob Fugslang (DEN-Astana) a 7'22''
9 - Jean Christophe Peraud (FRA-Ag2r) a 8'47''
10 - Daniel Martin (IRL-Garmin) a 9'28''