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Armstrong: "Il doping non l'ho inventato io e non è finito con me"

Il texano, dall'Iowa dove si trova per partecipare ad una gara cicloturistica, torna a parlare dello scandalo che lo ha coinvolto: "Sono capitato nel mezzo di un periodo brutto per il ciclismo, ma ho sbagliato a seguire la corrente". Intanto mercoledì in Francia, la commissione del Senato renderà nota la relazione sul Tour del 1998

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ROMA - Lance Arsmtrong torna a parlare di doping e della sua esperienza nel ciclismo: "Non è stato un periodo bello. Il doping non l'ho inventato io e non è finito con me, il mio errore è stato seguire la corrente", spiega al quotidiano 'Des Moines Register', organizzatore della prova cicloturistica per lo stato dell'Iowa alla quale il texano sta partecipando. "So che è stato un periodo sfortunato per il nostro sport, e quando dico periodo mi riferisco a 10, 15, 20 anni. Sfortunatamente per me sono arrivato nel bel mezzo di quel periodo, ed ho partecipato come hanno fatto molti altri".

La prova ciclistica dell'Iowa segna la sua prima apparizione pubblica da quando a gennaio ha confessato in televisione di aver vinto i suoi sette titoli del Tour de France con l'aiuto del doping. Ha perso le sue maglie gialle, ma anche i suoi sponsor ed ha dovuto abbandonare la fondazione per la lotta contro il cancro che aveva creato, Livestrong, ed affrontare procedimenti giudiziari per i quali potrebbe arrivare anche a dovere pagare fino a 135 milioni di dollari.

Armstrong ha detto di temere per l'accoglienza che gli riserveranno i 20.000 partecipanti alla prova. "Non mi aspettavo una ondata di ostilità, anche se la gente, in generale, mi ha sostenuto", ha aggiunto. CBS News ed il britannico 'The Guardian' recentemente, hanno parlato dell'intenzione di alcuni donatori di Livestrong di reclamare il denaro che avevano versato. "Quello che Lance Armstrong ha fatto in bicicletta in 15 anni non ha niente a che vedere con il grande lavoro che l'organizzazione sta facendo nel 2013", la difesa dell'ex ciclista, che sul suo futuro, aggiunge: "Devo aiutarmi, aiutare la mia famiglia ed i miei cinque figli a navigare in un periodo particolare. Hanno reagito in modo fantastico da quando tutto questo è iniziato un anno fa. Sono fortunato del fatto che non ci sono stati cambiamenti nelle scuole, nelle loro vite".

Armstrong potrà seguire con distacco, senza timore di venire coinvolto, la relazione che il Senato francese, tramite la sua commissione antidoping, presenterà  mercoledì. Sotto la presidenza di Jean-Francois Humbert, la commissione ha lavorato dal 14 marzo di quest'anno ed ha interrogato un totale di 84 persone. Potrebbero essere rivelati i test del Tour de France 1998, si tenta di trovare conferme, con le tecniche di controllo che nel 1998 non esistevano, che la bicicletta era allora territorio libero per l'eritropoietina (Epo). Una cosa risaputa, ma potrebbero emergere nomi concreti. L'Associazione dei Ciclisti Professionisti, si è già pronunciata contro la diffusione dei nomi, ed i genitori del campione italiano Marco Pantani, morto nel 2004, hanno protestato preventivamente davanti all'Unione Ciclista Internazionale (Uci).

Le indagini però non si limitano solo al doping nel ciclismo, perchè sono stati ascoltati anche Didier Deschamps, attuale ct della nazionale di calcio francese. Il capitano della Francia vincitore del mondiale nel 1998 ha giocato nella Juventus tra il 1994 ed il 1999. Le conclusioni della commissione del Senato in quegli anni non dovrebbero portare a sanzioni sportive. Pat McQuaid, presidente dell'Uci, ha già detto che non ci sarà una modifica nella lista dei campioni del Tour.

 
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