FIRENZE - Tre titoli mondiali consecutivi collezionati da Toni Martin, ma quello di Firenze ne sancisce la definitiva consacrazione a fuoriclasse della cronometro. La vittoria infatti arriva su un percorso lunghissimo, quasi 58 km che ricordano le sfide nella canicola al Tour de France: non solo una questione di gambe, ma anche di testa, una lunga e snervante sfida contro se stessi. Salita, rettilinei interminabili in cui spingere a fondo, tratti in cui alla velocità va necessariamente sposata la tecnica per evitare irreparabili distrazioni su qualche curva. Detto ciò, la cronometro si conferma una scienza quasi esatta: la riproposizione del podio di Copenaghen nel 2011 (secondo Wiggins, terzo Cancellara), tutto è meno che un caso.
Quello di Martin è stato un vero e proprio dominio: 46 e 48'' rifilati a mostri sacri come il Sir e la Locomotiva si commentano da soli. Del resto basta scorrere il 2013 del tedesco: solo vittorie a cronometro, condite anche dalle classifiche finali della Volta do Algarve e del Giro del Belgio. Ma dove è iniziata la costruzione di questo terzo oro mondiale? A nostro avviso in una prova in linea, nella frazione della Vuelta di Spagna verso Caceres, nella quale Martin si è fatto solitario al comando 172 dei 175 km, prima di rimediare una solenne fregatura sul traguardo ad opera del danese Morkov. Insomma, fregatura a parte, una giornata che ne aveva testato la straordinaria resistenza fisica e mentale.
Capitolo italiani da archiviare con moderata soddisfazione. Settimo posto per Pinotti, ottavo per Malori, in linea a conti fatti con la aspettative. Se però l'ingegnere bergamasco sfodera una prova saggia, di grande regolarità, Adriano Malori può recriminare. Ovviamente non per il podio, ma se fosse partito meno timoroso della lunghezza del percorso, tanto da accusare un gap importante dopo 7 km, magari due-tre posizioni in più le poteva rosicchiare.
Tornando alla scienza esatta della cronometro, la vittoria è andata a chi aveva preparato tutto con specificità. Fabian Cancellara (4 titoli in bacheca) pensa invece alla prova in linea di domenica, che tanto gli ricorda le amate classiche fiamminghe, e si vede. Muscoli testati a lottare sugli strappi durante una Vuelta corsa ad ottimi livelli: si vede nei primi 7 km, verso la salita di Serravalle (miglior tempo anche per per una manciata di centesimi), si vede anche nel tratto in cui bisogna spingere al massimo (in cui perde 13'' dal tedesco), si vede anche nel gran finale sul circuito cittadino, in cui deve cedere al ritorno di Bradley Wiggins, che sta rialzandosi con classe (vedere Giro della Gran Bretagna) da una stagione piena di problemi.
"E' lo stesso bellissimo podio del 2011, ma stavolta ovviamente avevo maggiori pressioni di allora, superate però dalle motivazioni", analizza Martin. "E' stata più di un'ora di gara al limite, per fortuna non ho avuto alcun inconveniente, e quando ho saputo di avere 40" di vantaggio, allora ho pedalato più tranquillo". Contento anche Wiggins: "Mi sento realmente soddisfatto per questa medaglia d'argento. Ho fatto il massimo, sia oggi che nella preparazione a questo appuntamento, mettendoci grande impegno. In questa stagione ho dovuto ricominciare tutto da capo in giugno, non è stato facile, ma posso dire di esserci riuscito. Sono stato battuto da un corridore che ha meritato di vincere. E' stata una gara molto lunga, io ho cercato di tenere una velocità costante e credo di esserci riuscito". Nonostante sia abituato a metalli più pregiati, Cancellara si tiene stretto il suo bronzo: "Ho accettato questa 'battaglia' contro l'orologio e gli avversari, ero tranquillo e sereno. E' stata un'ora di piacere, ma anche di sofferenza e fatica. Questa medaglia è un buon risultato, mi darà maggior spinta per domenica, anche se per il momento preferisco non parlare della gara in linea".
ORDINE D'ARRIVO
1. Tony Martin (GER), 57,86 km in 58:38. (media: 52,911 km/h)
2. Bradley Wiggins (GBR) a 46.
3. Fabian Cancellara (SUI) 48.
4. Vasil Kiryienka (BLR) 1:26.
5. Taylor Phinney (USA) 2:08.
6. Rasmus Quaade (DEN) 2:36.
7. Marco Pinotti (ITA) 2:41.
8. Adriano Malori (ITA) 2:51.
9. Gustav Larsson (SWE) 2:58.
10. Kanstantsin Siutsou (BLR) 2:59.
11. Jan Barta (CZE) 3:07.
12. Rohan Dennis (AUS) 3:09.
13. Nicolas Roche (IRL) 3:13.
14. Jonathan Castroviejo (ESP) 3:13.
15. Nelson Oliveira (POR) 3:14.
16. Kristof Vandewalle (BEL) 3:17.
17. Richie Porte (AUS) 3:22.
18. Vladimir Gusev (RUS) 3:28.
19. Dmitriy Gruzdev (KAZ) 3:35.
20. Bert Grabsch (GER) 3:41.
Quello di Martin è stato un vero e proprio dominio: 46 e 48'' rifilati a mostri sacri come il Sir e la Locomotiva si commentano da soli. Del resto basta scorrere il 2013 del tedesco: solo vittorie a cronometro, condite anche dalle classifiche finali della Volta do Algarve e del Giro del Belgio. Ma dove è iniziata la costruzione di questo terzo oro mondiale? A nostro avviso in una prova in linea, nella frazione della Vuelta di Spagna verso Caceres, nella quale Martin si è fatto solitario al comando 172 dei 175 km, prima di rimediare una solenne fregatura sul traguardo ad opera del danese Morkov. Insomma, fregatura a parte, una giornata che ne aveva testato la straordinaria resistenza fisica e mentale.
Capitolo italiani da archiviare con moderata soddisfazione. Settimo posto per Pinotti, ottavo per Malori, in linea a conti fatti con la aspettative. Se però l'ingegnere bergamasco sfodera una prova saggia, di grande regolarità, Adriano Malori può recriminare. Ovviamente non per il podio, ma se fosse partito meno timoroso della lunghezza del percorso, tanto da accusare un gap importante dopo 7 km, magari due-tre posizioni in più le poteva rosicchiare.
Tornando alla scienza esatta della cronometro, la vittoria è andata a chi aveva preparato tutto con specificità. Fabian Cancellara (4 titoli in bacheca) pensa invece alla prova in linea di domenica, che tanto gli ricorda le amate classiche fiamminghe, e si vede. Muscoli testati a lottare sugli strappi durante una Vuelta corsa ad ottimi livelli: si vede nei primi 7 km, verso la salita di Serravalle (miglior tempo anche per per una manciata di centesimi), si vede anche nel tratto in cui bisogna spingere al massimo (in cui perde 13'' dal tedesco), si vede anche nel gran finale sul circuito cittadino, in cui deve cedere al ritorno di Bradley Wiggins, che sta rialzandosi con classe (vedere Giro della Gran Bretagna) da una stagione piena di problemi.
"E' lo stesso bellissimo podio del 2011, ma stavolta ovviamente avevo maggiori pressioni di allora, superate però dalle motivazioni", analizza Martin. "E' stata più di un'ora di gara al limite, per fortuna non ho avuto alcun inconveniente, e quando ho saputo di avere 40" di vantaggio, allora ho pedalato più tranquillo". Contento anche Wiggins: "Mi sento realmente soddisfatto per questa medaglia d'argento. Ho fatto il massimo, sia oggi che nella preparazione a questo appuntamento, mettendoci grande impegno. In questa stagione ho dovuto ricominciare tutto da capo in giugno, non è stato facile, ma posso dire di esserci riuscito. Sono stato battuto da un corridore che ha meritato di vincere. E' stata una gara molto lunga, io ho cercato di tenere una velocità costante e credo di esserci riuscito". Nonostante sia abituato a metalli più pregiati, Cancellara si tiene stretto il suo bronzo: "Ho accettato questa 'battaglia' contro l'orologio e gli avversari, ero tranquillo e sereno. E' stata un'ora di piacere, ma anche di sofferenza e fatica. Questa medaglia è un buon risultato, mi darà maggior spinta per domenica, anche se per il momento preferisco non parlare della gara in linea".
ORDINE D'ARRIVO
1. Tony Martin (GER), 57,86 km in 58:38. (media: 52,911 km/h)
2. Bradley Wiggins (GBR) a 46.
3. Fabian Cancellara (SUI) 48.
4. Vasil Kiryienka (BLR) 1:26.
5. Taylor Phinney (USA) 2:08.
6. Rasmus Quaade (DEN) 2:36.
7. Marco Pinotti (ITA) 2:41.
8. Adriano Malori (ITA) 2:51.
9. Gustav Larsson (SWE) 2:58.
10. Kanstantsin Siutsou (BLR) 2:59.
11. Jan Barta (CZE) 3:07.
12. Rohan Dennis (AUS) 3:09.
13. Nicolas Roche (IRL) 3:13.
14. Jonathan Castroviejo (ESP) 3:13.
15. Nelson Oliveira (POR) 3:14.
16. Kristof Vandewalle (BEL) 3:17.
17. Richie Porte (AUS) 3:22.
18. Vladimir Gusev (RUS) 3:28.
19. Dmitriy Gruzdev (KAZ) 3:35.
20. Bert Grabsch (GER) 3:41.