ROMA - Armstrong collaborerà con la commissione d'inchiesta istituita dal neo presidente dell'Uci Brian Cookson per fare chiarezza sulla passata gestione della federazione internazionale? Se ne parla da tempo, ma adesso c'è l'offerta ufficiale da parte del n. 1 del ciclismo mondiale che promette uno sconto di pena in cambio di una vera collaborazione con l'inchiesta affidata all'australiano Peter Nicholson, un eccellente investigatore, e agli altri due membri della commissione indipendente che - incaricata dalla stessa federazione internazionale - deve scavare sul passato del ciclismo: "Ci potrebbe essere per lui una riduzione di pena - dice Cookson - ma tutto dipende da quali informazioni sarà in grado di rivelare. Comunque la questione è attualmente nella mani dell'Usada (l'agenzia antidoping Usa, ndr). Anche loro dovranno essere d'accordo dopo aver valutato l'effettiva collaborazione".
Dunque ora tutto dipende dal texano, che è stato squalificato a vita per il doping provato e confessato prima, durante e dopo il sette Tour vinti. La sua collaborazione potrebbe essere decisiva nel definire ruoli e responsabilità che hanno coinvolto in passato la federazione internazionale in una politica antidoping assolutamente inadeguata. Ma il 'cow boy' di Dallas dovrà andare fino in fondo stavolta e non fermarsi alle prime clamorose evidenze, come ha fatto durante la sua lunga confessione televisiva davanti a Oprah Winphrey nel gennaio scorso. Fra Armstrong e l'ex presidente dell'Uci Verbruggen c'è stato nei mesi scorsi un caldissimo botta e risposta. "Sapeva tutto del mio doping, mi ha aiutato a evitare le conseguenze di una positività acclarata già al Tour del 1999 (anno del primo successo, ndr)", aveva dichiarato l'americano. "Solo bugie e falsità", aveva replicato l'ex padre-padrone del ciclismo mondiale. Restano molte ombre da diradare. Come ad esempio i rapporti fra Ochowicz, ex pattinatore e dirigente delle formazioni di Armstrong nei primi anni della sua arrembante carriera ciclistica (7 eleven e Motorola) e lo stesso Verbruggen.
Nel recente libro 'Il texano dagli occhi di ghiaccio' i due giornalisti Reed Albergotti e Vanessa O'Connel, che hanno seguito per anni le vicende di Armstrong e delle sue squadre, sostengono che Ochowicz addirittura curasse nel suo ruolo di broker gli interessi di Verbruggen, dando luogo ad uno dei più evidenti conflitti di interesse dello sport mondiale. Conflitti, del resto evidenti ed emersi pubblicamente, anche per quanto riguarda le donazioni (si parla nel libro di 125.000 dollari) fatte dallo stesso Armstrong all'Uci. Il 'controllando' che in qualche modo versava denaro nelle casse dell'ente che lo doveva controllare. Su questi aspetti dovrà fare chiarezza la commissione indipendente recentemente formata da Cookson. Sarà sufficientemente 'indipendente' da portare a qualche risultato? L'attuale presidente Uci non ha dubbi: "Si tratta di tre personaggi di grande prestigio, che non vorranno certamente mettere in discussione la loro reputazione. Sono fiducioso che faranno pulizia".
Dunque ora tutto dipende dal texano, che è stato squalificato a vita per il doping provato e confessato prima, durante e dopo il sette Tour vinti. La sua collaborazione potrebbe essere decisiva nel definire ruoli e responsabilità che hanno coinvolto in passato la federazione internazionale in una politica antidoping assolutamente inadeguata. Ma il 'cow boy' di Dallas dovrà andare fino in fondo stavolta e non fermarsi alle prime clamorose evidenze, come ha fatto durante la sua lunga confessione televisiva davanti a Oprah Winphrey nel gennaio scorso. Fra Armstrong e l'ex presidente dell'Uci Verbruggen c'è stato nei mesi scorsi un caldissimo botta e risposta. "Sapeva tutto del mio doping, mi ha aiutato a evitare le conseguenze di una positività acclarata già al Tour del 1999 (anno del primo successo, ndr)", aveva dichiarato l'americano. "Solo bugie e falsità", aveva replicato l'ex padre-padrone del ciclismo mondiale. Restano molte ombre da diradare. Come ad esempio i rapporti fra Ochowicz, ex pattinatore e dirigente delle formazioni di Armstrong nei primi anni della sua arrembante carriera ciclistica (7 eleven e Motorola) e lo stesso Verbruggen.
Nel recente libro 'Il texano dagli occhi di ghiaccio' i due giornalisti Reed Albergotti e Vanessa O'Connel, che hanno seguito per anni le vicende di Armstrong e delle sue squadre, sostengono che Ochowicz addirittura curasse nel suo ruolo di broker gli interessi di Verbruggen, dando luogo ad uno dei più evidenti conflitti di interesse dello sport mondiale. Conflitti, del resto evidenti ed emersi pubblicamente, anche per quanto riguarda le donazioni (si parla nel libro di 125.000 dollari) fatte dallo stesso Armstrong all'Uci. Il 'controllando' che in qualche modo versava denaro nelle casse dell'ente che lo doveva controllare. Su questi aspetti dovrà fare chiarezza la commissione indipendente recentemente formata da Cookson. Sarà sufficientemente 'indipendente' da portare a qualche risultato? L'attuale presidente Uci non ha dubbi: "Si tratta di tre personaggi di grande prestigio, che non vorranno certamente mettere in discussione la loro reputazione. Sono fiducioso che faranno pulizia".