ROMA - Quadretto idilliaco ai Fori Imperiali, con lo spagnolo Alejandro Valverde che abbraccia il figlioletto Pablo e la moglie dopo aver imposto la sua legge nella seconda edizione della "Roma Maxima", la splendida corsa della Capitale erede dello storico Giro del Lazio. E' stato il più forte, il murciano, che ha centrato trionfalmente una fuga di circa 40 chilometri e certamente quello che ha fatto vedere da Rocca Priora in avanti, scollinando i Castelli romani è un biglietto da visita di peso in vista degli appuntamenti più importanti di questo avvio di stagione: la Tirreno-Adriatico che parte dopodomani da Donoratico e la Milano Sanremo del 23 marzo. Sesta vittoria stagionale per lo spagnolo che aveva già centrato tre tappe e la classifica finale alla Vuelta a Murcia e la Vuelta Andalucia. L'unico dei "vecchi" protagonisti della scena ciclistica mondiale (nel bene e nel male, squalifica doping compresa...) a tener banco in un ciclismo che sta cambiando pelle, ma che, almeno per quanto riguarda i colori azzurri, non mostra ancora l'atleta capace di uscire di prepotenza dal gruppo.
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Ma il successo del murciano non sarebbe stato forse così tondo se non ci fosse stata la fattiva collaborazione di un italiano accasato con la francese AG2R, Domenico Pozzovivo. Lo scalatorino lucano è stato l'artefice della selezione sullo strappo dei Campi di Annibale, dopo che Valverde aveva sfilato il plotone con un paio di potenti accelerazioni lungo la salita di Rocca di Papa. Pochi secondi di vantaggio su un gruppetto di una decina di inseguitori cui è mancato l'accordo per chiudere e che si è fatto riprendere dal grosso del plotone che proprio sotto lo striscione ha risucchiato l'italiano. "Pozzo" finisce fuori al 5° posto, fagocitato dal gruppo arrembante.
Sul podio dello splendido e storico traguardo dei Fori salgono due italiani: Davide Apollonio e Sonny Colbrelli, capace di bruciare nel volatone del gruppo pochi secondi dopo l'arrivo di Valverde protagonisti del calibro dell'ex iridato Gilbert e dipinto dalla competenza come il velocista più promettente del pedale nostrano. Segnale confortante per una Milano-Sanremo che, privata della nuova "variante" della salita di Pompeiana e torna ad essere terreno di caccia indiscusso per i velocisti. Anche se, va detto subito, i 200 chilometri del pur impegnativo tracciato romano, sono un'altra cosa rispetto ai quasi 300 della "classicissima", piatta, ma infinita. Colbrelli fa parte della giovane pattuglia di Reverberi (padre e figlio) nella Bardiani Csf. Un gruppo che ha il merito di non avere soggezioni nei confronti di chiunque; per nulla intimidito di fronte ai grandi nomi. E, infatti, fra i protagonisti di giornata c'è da segnalare anche il giovane Bongiorno, che per poco fallisce sulla salita dei "Cappuccini" l'aggancio con il duo di testa Valverde-Pozzovivo. E Rabottini, figlio d'arte, vincitore di una eroica tappa al Giro del 2012, pupillo di Scinto nella Yellow fluo. Anche lui protagonista di un tentativo nel finale degno di miglior esito. I due hanno mancato l'attimo giusto, ma hanno comunque messo in mostra volontà e talento. Nulla di eclatante, per carità, ma forse è un bene per tutti che sia così. Perché in questo ciclismo ancora non sdoganato del tutto dal doping, i "fenomeni" che esplodono all'improvviso destano sempre un pizzico di diffidenza.
Il bilancio al Colosseo è presto fatto: i big appaiono ancora piuttosto arrugiuniti, anche se ormai con il cilcismo frenetico di oggi si corre già da più di due mesi. Il colombiano Quintana, secondo al Tour 2013 si è staccato addirittura in salita. Fortuna per lui che il Giro, cui dice di puntare, è ancora lontano. Il belga Gilbert si è visto solo nella volatona finale del gruppo. L'ex campione tricolore Pellizotti è stato l'unico a lottare con i denti fino ad una quindicina di chilometri dall'arrivo, poi, piegato dai crampi, ha dovuto cedere. Basso non ha mai messo il naso fuori dal plotone. Gli anni passano per tutti... ma la stagione è ancora lunga e ricca di appuntamenti per rifarsi e il varesino (di Giri d'Italia nel palmares) ha comunque la grinta per essere ancora fra i protagonisti. Grande spettacolo, graditissimo dai ciclisi (Valverde si godrà il successo da "turista" per qualche giorno nella Capitale), ma pubblico scarso. Roma non risponde al richiamo del grande ciclismo, così gli organizzatori stanno pensando di fare come altre grandi classiche ("Fiandre", Roubaix") e abbinare all'appuntamento dei prof una grande manifestazione amatoriale per richiamare il popolo dei praticanti. Potrebbe essere la Gran Fondo di Roma che ha bruciato ogni traguardo con migliaia e migliaia di iscritti e partenti nelle due edizioni.
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PARIGI-NIZZA, LA PRIMA A BOUHANNI - Così come lo scorso anno, Nacer Bouhanni è il primo leader della Parigi-Nizza. Il francese della Fdj.fr si è imposto in volata nella tappa inaugurale, 162,5 km con partenza ed arrivo a Mantes la Jolie, battendo il tedesco John Degenkolb (Team Giant-Shimano) ed il belga Gianni Meersman (Omega Pharma-Quick-Step). Quattro azzurri nella top ten: settimo Luca Wackermann (Lampre-Merida), ottavo Fabio Felline (Trek Factory Racing), nono Fabio Sabatini (Cannondale) e decimo Francesco Gavazzi (Astana). Domani la seconda delle otto frazioni della prestigiosa corsa transalpina, la Rambouillet-Saint Georges sur Baulche di 205 chilometri.
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Ma il successo del murciano non sarebbe stato forse così tondo se non ci fosse stata la fattiva collaborazione di un italiano accasato con la francese AG2R, Domenico Pozzovivo. Lo scalatorino lucano è stato l'artefice della selezione sullo strappo dei Campi di Annibale, dopo che Valverde aveva sfilato il plotone con un paio di potenti accelerazioni lungo la salita di Rocca di Papa. Pochi secondi di vantaggio su un gruppetto di una decina di inseguitori cui è mancato l'accordo per chiudere e che si è fatto riprendere dal grosso del plotone che proprio sotto lo striscione ha risucchiato l'italiano. "Pozzo" finisce fuori al 5° posto, fagocitato dal gruppo arrembante.
Sul podio dello splendido e storico traguardo dei Fori salgono due italiani: Davide Apollonio e Sonny Colbrelli, capace di bruciare nel volatone del gruppo pochi secondi dopo l'arrivo di Valverde protagonisti del calibro dell'ex iridato Gilbert e dipinto dalla competenza come il velocista più promettente del pedale nostrano. Segnale confortante per una Milano-Sanremo che, privata della nuova "variante" della salita di Pompeiana e torna ad essere terreno di caccia indiscusso per i velocisti. Anche se, va detto subito, i 200 chilometri del pur impegnativo tracciato romano, sono un'altra cosa rispetto ai quasi 300 della "classicissima", piatta, ma infinita. Colbrelli fa parte della giovane pattuglia di Reverberi (padre e figlio) nella Bardiani Csf. Un gruppo che ha il merito di non avere soggezioni nei confronti di chiunque; per nulla intimidito di fronte ai grandi nomi. E, infatti, fra i protagonisti di giornata c'è da segnalare anche il giovane Bongiorno, che per poco fallisce sulla salita dei "Cappuccini" l'aggancio con il duo di testa Valverde-Pozzovivo. E Rabottini, figlio d'arte, vincitore di una eroica tappa al Giro del 2012, pupillo di Scinto nella Yellow fluo. Anche lui protagonista di un tentativo nel finale degno di miglior esito. I due hanno mancato l'attimo giusto, ma hanno comunque messo in mostra volontà e talento. Nulla di eclatante, per carità, ma forse è un bene per tutti che sia così. Perché in questo ciclismo ancora non sdoganato del tutto dal doping, i "fenomeni" che esplodono all'improvviso destano sempre un pizzico di diffidenza.
Il bilancio al Colosseo è presto fatto: i big appaiono ancora piuttosto arrugiuniti, anche se ormai con il cilcismo frenetico di oggi si corre già da più di due mesi. Il colombiano Quintana, secondo al Tour 2013 si è staccato addirittura in salita. Fortuna per lui che il Giro, cui dice di puntare, è ancora lontano. Il belga Gilbert si è visto solo nella volatona finale del gruppo. L'ex campione tricolore Pellizotti è stato l'unico a lottare con i denti fino ad una quindicina di chilometri dall'arrivo, poi, piegato dai crampi, ha dovuto cedere. Basso non ha mai messo il naso fuori dal plotone. Gli anni passano per tutti... ma la stagione è ancora lunga e ricca di appuntamenti per rifarsi e il varesino (di Giri d'Italia nel palmares) ha comunque la grinta per essere ancora fra i protagonisti. Grande spettacolo, graditissimo dai ciclisi (Valverde si godrà il successo da "turista" per qualche giorno nella Capitale), ma pubblico scarso. Roma non risponde al richiamo del grande ciclismo, così gli organizzatori stanno pensando di fare come altre grandi classiche ("Fiandre", Roubaix") e abbinare all'appuntamento dei prof una grande manifestazione amatoriale per richiamare il popolo dei praticanti. Potrebbe essere la Gran Fondo di Roma che ha bruciato ogni traguardo con migliaia e migliaia di iscritti e partenti nelle due edizioni.
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PARIGI-NIZZA, LA PRIMA A BOUHANNI - Così come lo scorso anno, Nacer Bouhanni è il primo leader della Parigi-Nizza. Il francese della Fdj.fr si è imposto in volata nella tappa inaugurale, 162,5 km con partenza ed arrivo a Mantes la Jolie, battendo il tedesco John Degenkolb (Team Giant-Shimano) ed il belga Gianni Meersman (Omega Pharma-Quick-Step). Quattro azzurri nella top ten: settimo Luca Wackermann (Lampre-Merida), ottavo Fabio Felline (Trek Factory Racing), nono Fabio Sabatini (Cannondale) e decimo Francesco Gavazzi (Astana). Domani la seconda delle otto frazioni della prestigiosa corsa transalpina, la Rambouillet-Saint Georges sur Baulche di 205 chilometri.