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Malori, per la crono anche l'Italia può dire la sua

La vittoria dell'emiliano nella crono alla Tirreno-Adriatico, dove ha battuto i big, rilancia le ambizioni italiane nella specialità. Il ct Cassani può puntare su di lui in chiave podio per il Mondiale in Spagna
di EUGENIO CAPODACQUA

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SAN BENEDETTO - Un lampo di luce nel cielo grigio. O, se preferite, un'oasi verdissima in un deserto di prestazioni, quelle del ciclismo nostrano, forse più a dimensione d'uomo dopo la stretta-antidoping degli ultimi tempi, ma davvero mediocri. C'è anche un po' d'Italia in questa Tirreno-Adriatico che ha consumato con la rituale crono finale l'ultima tappa celebrando il padrone assoluto: Alberto Contador, lo spagnolo che è ritornato ai livelli di quando dominava Giro e Tour. E' l'Italia di Adriano Malori, parmigiano classe 1988, con l'ostinata passione e una attitudine naturale per le gare contro il tempo. Il 26enne, passato in questa stagione nei ranghi della spagnola Movistar, esplode in una prestazione maiuscola che a raccontarla sembra davvero un sogno, come dice lui stesso. Batte la "crema" della specialità, sia pure in una crono piattissima come quella di San Benedetto del Tronto e breve (soli 9,1 chilometri). Dallo svizzero Cancellara, 4 ori mondiali e un'Olimpiade nella specialità; al baronetto inglese Wiggins, vincitore di un Tour; al tedesco Martin tre volte iridato e campione mondiale in carica a Firenze 2013. Pedalare a oltre 53 chilometri l'ora è di per se un'impresa; battere questa concorrenza agguerrita, che non lascia nulla agli avversari, neppure le briciole, lo è ancora di più. Un flash o un cono di luce sul futuro? Sarà il tempo a dirlo. Per ora l'emiliano fa sorridere non solo i tifosi del pedale nostrano, ma anche il neo Ct azzurro Davide Cassani, che allunga l'occhio goloso di risultati al mondiale di Ponferrada (Spagna), dove il parmigiano adesso può dire di aspirare concretamente al podio.
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Malori esce dal guscio. Un lento e costante avvicinamento il suo ai vertici di una specialità severa. Bronzo junior agli europei di Valkenburg 2006; bis a Sofia l'anno successivo fra gli under 23; oro a Stresa nel 2008, stessa manifestazione; oro mondiale nel 2008 a Varese sempre fra i giovani. Campione italiano 2011 elite. E in mezzo qualche vittoria di tappa, la maglia rosa al Giro 2012 per un giorno (tappa di Porto Sant'Elpidio) e una breve corsa a tappe tedesca, la Bayern Rindfahrt, l'anno passato. Non è poco per una disciplina che richiede grandi doti fisiche, ma soprattutto volontà e voglia di soffrire. Perché si tratta di portare il proprio fisico al limite massimo e viaggiare sul filo del rasoio per tutta la prova. Una pedalata in più e scoppi; una in meno e non fai il tempo. Disciplina bellissima, la chiamano "la prova della verità", perché raramente esprime verdetti fasulli. Ma specialità difficile per la preparazione complessa e purtroppo negletta dalle nostre parti dove i veri tecnici di settore non abbondano (specie a livello giovanile). Da noi si va molto per le spicce e si pensa quasi esclusivamente alla strada tradizionale. Dove, peraltro passata l'epoca del doping per tutti, stentiamo.

"Neanche nei sogni più belli avrei potuto immaginare un simile risultato. Varrebbe la pena di fare una foto a quell'ordine d'arrivo e non cancellarla più. Superare quei mostri sacri che di solito guardavo dal basso verso l'alto è stata una grande sorpresa", dice raggiante l'emiliano, che già pensa al mondiale spagnolo. Qualcuno nella Lampre si morderà le mani per esserselo fatto sfuggire proprio nella stagione che sembra aprirsi alle speranze più rosee. La Tirreno lancia soprattutto un nome per Sanremo, quello dello slovacco Sagan, favorito numero uno secondo gran parte della competenza (ma attenzione al belga Gilbert e allo svizzero Cancellara che nella corsa dei due mari hanno fatto eccellenti prove generali) c'è il trionfo di Contador. L'Italia piace molto al madrileno della Saxo, perché sulle strade nostrane trova entusiasmo e tifo. "Ci tenevo moltissimo", ha detto. E, di fatto, è stata un'edizione della corsa veramente di lusso per la caratura dei protagonisti e per lo spettacolo che hanno saputo offrire, specie nelle due tappe di montagna a Cittareale e Guardiagrele, dove Contador ha imposto il suo sigillo. Quest'anno lo spagnolo ha programmato tre grandi obbiettivi: Tirreno, Tour, dove troverà l'inglese Froome e il nostro Nibali a sfidarlo, e Vuelta. Ma in testa, secondo qualcuno del suo entourage, per riscattare o far dimenticare la brutta avventura della positività al clenbuterolo (Tour 2010), ha in mente qualcosa di più e di meglio per la stagione a venire (2015) Giro, Tour e Vuelta con l'ambizioso obbiettivo di primeggiare in tutte e tre le grandi corse a tappe, un risultato mai conseguito da alcun corridore. Dovesse riuscirci, un posto nella storia non glielo toglierebbe nessuno. La rabbia è tanta, ma strada è lunga e irta di ostacoli. Lo spagnolo lo sa bene.

 
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