ROMA - Per il pranzo domenicale, il menù della macchina del tempo nell'ultima follia romatica del ciclismo, prevede due km e mezzo di danza al limite della sopportazione. E' previsto infatti poco dopo le 14 l'ingresso dei corridori nella temibilissima Foresta di Arenberg, primo punto chiave della Parigi-Roubaix. Gli organizzatori danno cinque stelle al tratto: in quel punto non si capisce ancora chi vincerà, sarà già invece molto chiaro chi tornerà a casa. Ce ne saranno altri due di settori da cinque: Mons-en-Pévèle, 3000 metri durissimi al km 208, e Carrefour de l'Arbre, un paio di km da resa dei conti quando al Velodrome ne mancheranno appena 16. A pensarci, non c'è però un vero punto chiave per una corsa che si appresta a celebrare la 112esima edizione: ognuno dei 51,1 km sopra le pietre (in tutto i km sono 256), ripartiti in 28 settori, presenta una insidia. Puoi essere il più forte, ma ti può fregare una foratura. Vero, ma solo in parte, lo spiega Roger De Vlaeminck l'immenso Gitan che si muoveva sulle pietre come fossero i giardini reali: "Quando si è in grandi condizioni, si fora raramente perchè si è più lucidi nello scegliere le traiettorie giuste".
Di solito è il Giro delle Fiandre che dà le indicazioni sulla Roubaix, e la Ronde è stata la conferma che c'è un uomo da battere. Se Fabian Cancellara la scorsa settimana divideva i favori del pronostico con Sagan e Boonen, la corsa fiamminga ha alterato questi equilibri. Pur tenendo conto delle notevoli chance che restano allo slovacco ("Sono curioso ed elettrizzato di vedere cosa sarò in grado di fare") ed al belga, la Locomotiva di Berna sta andando più forte degli altri, ha già vinto tre volte e punta dritto al club del poker, talmente ristretto da ospitare solo Roger De Vlaeminck e Tom Boonen. Inoltre su un percorso del genere, non è detto che la maggior qualità di una squadra (ad esempio la Omega Pharma oltre a Boonen può contare su Stybar, Terpstra, Vandenbergh) possa metterlo fuori dai giochi.
Piuttosto Cancellara, che non avrà Devolder, dovrà guardarsi dal grande emergente Sepp Vanmarcke (che beffò di pochi centrimetri lo scorso anno), da un Greg van Avermaet che ha forza e personalità per fare molto bene o magari da velocisti di grande tenuta come Degenkolb e Kristoff. Ode al corridore universale invece per sir Bradley Wiggins. Sì, universale, perchè dopo 20 anni - l'ultimo fu Greg LeMond nel 1994 - un vincitore del tour de France si confronta con l'Inferno del Nord. Il baronetto ha 'usato' il Fiandre per prendre confidenza con il pavè, domenica però cercherà di incidere. L'Italia non vince a Roubaix dal 1999, e l'aria per interrompere la tradizione non sembra delle più limpide. Ci affidiamo, tra gli altri, al vecchio, sempre valido Paolini, a Quinziato, a Bennati, ad una intera squadra, la Lampre, presumibilmente schierata intorno a capitan Pozzato. Il vicentino una volta il magico sasso lo sfiorava - secondo nel 2009 dietro Boonen -, adesso può solo sognarlo. Dopo il Fiandre ha parlato di una condizione buona, non assistita però dal necessario cambio di ritmo in gara. Ritrovarlo su quei 51 km infernali non sarà facile.
Di solito è il Giro delle Fiandre che dà le indicazioni sulla Roubaix, e la Ronde è stata la conferma che c'è un uomo da battere. Se Fabian Cancellara la scorsa settimana divideva i favori del pronostico con Sagan e Boonen, la corsa fiamminga ha alterato questi equilibri. Pur tenendo conto delle notevoli chance che restano allo slovacco ("Sono curioso ed elettrizzato di vedere cosa sarò in grado di fare") ed al belga, la Locomotiva di Berna sta andando più forte degli altri, ha già vinto tre volte e punta dritto al club del poker, talmente ristretto da ospitare solo Roger De Vlaeminck e Tom Boonen. Inoltre su un percorso del genere, non è detto che la maggior qualità di una squadra (ad esempio la Omega Pharma oltre a Boonen può contare su Stybar, Terpstra, Vandenbergh) possa metterlo fuori dai giochi.
Piuttosto Cancellara, che non avrà Devolder, dovrà guardarsi dal grande emergente Sepp Vanmarcke (che beffò di pochi centrimetri lo scorso anno), da un Greg van Avermaet che ha forza e personalità per fare molto bene o magari da velocisti di grande tenuta come Degenkolb e Kristoff. Ode al corridore universale invece per sir Bradley Wiggins. Sì, universale, perchè dopo 20 anni - l'ultimo fu Greg LeMond nel 1994 - un vincitore del tour de France si confronta con l'Inferno del Nord. Il baronetto ha 'usato' il Fiandre per prendre confidenza con il pavè, domenica però cercherà di incidere. L'Italia non vince a Roubaix dal 1999, e l'aria per interrompere la tradizione non sembra delle più limpide. Ci affidiamo, tra gli altri, al vecchio, sempre valido Paolini, a Quinziato, a Bennati, ad una intera squadra, la Lampre, presumibilmente schierata intorno a capitan Pozzato. Il vicentino una volta il magico sasso lo sfiorava - secondo nel 2009 dietro Boonen -, adesso può solo sognarlo. Dopo il Fiandre ha parlato di una condizione buona, non assistita però dal necessario cambio di ritmo in gara. Ritrovarlo su quei 51 km infernali non sarà facile.