Un sogno lontano cinquanta metri, cullato, accarezzato, azzannato, svanito. Giampaolo Caruso, siciliano di Avola al soldo della russa Katusha, non coglie per pochissimo l'occasione della vita: non deve più aiutare Purito Rodriguez, disperso nel nulla dopo l'ennesima caduta, agita con il suo scatto i drappi tricolori della salita di Saint Nicolas. Lo segue Domenico Pozzovivo, lucano di Policoro al soldo dei francesi della Ag2R che già sulla Cote precedente aveva dato spettacolo: due ragazzi del sud che corrono all'estero, due emigranti che ridanno fiato al nostro ciclismo, così affannato tra pavè ed Ardenne. E' Caruso che ha più energie nel momento topico, va da solo, ma il ciclismo è anche sport spietato: Gerrans, Valverde, Kiatkowski, sono loro i 'cattivi' che lo svegliano sul più bello. La Liegi-Bastogne-Liegi, la gloriosa Doyenne (la più antica, prima edizione nel 1892), la numero 100, va all'australiano, che non perde occasione di mettere un'altra classica nel cassetto dopo la vittoria alla Sanremo di due anni or sono e tappe di Giro, Tour, Vuelta. Valverde, che aveva vinto già due volte la Doyenne, può mangiarsi le mani, mentre Kiatkowski continua ad aggiustare la mira verso un ruolo da protagonista.
Una Liegi dura, selettiva, indigesta per un sacco di big. Il primo a mollare è Chris Froome, che arrivato all'ultimo momento, se ne rimane direttamente in albergo per un problema fisico. Non un grande momento per il keniano bianco, al pari di Joaquim Rodriguez: a terra all'Amstel ed alla Freccia Vallone, ancora problemi per Purito che nel tridente della prima svolta di gara (Wanne, Stockeau e Haute Levée) entra in una crisi che lo porta all'abbandono (e Caruso 'ringrazia'). Giornataccia anche per il campione del mondo Rui Costa (fregato da una caduta), mentre non fa più notizia purtroppo l'arrancare di Andy Schleck, che a parte i problemi al ginocchio è alle prese con un tunnel del quale non si scorge l'uscita.
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Interessante anche la fuga che caratterizza la corsa a partire dal km 20 fino ai 20 dall'arrivo, vantaggio massimo un quarto d'ora. Nel fanno parte Minnard (il primo ad arrendersi), Lang, Koch, Venter, Jacobs ed uno straodordinario Matteo Bono. Il corridore della Lampre viene ripreso, dopo aver svettato per primo sulla mitica Redoute, sulla Cote de la Roche aux Faucons, ma l'azione va sottolineata. Qui cambia la corsa. Parte Pozzovivo, lo segue Arredondo: Gilbert 'muove' Samuel Sanchez, poi rientra con i vari Nibali (attacco appena accennato su un falso piano, ma il siciliano è lontano dalla forma migliore), Cunego, Valverde, Kiatkowski. Tutti di nuovo insieme ai piedi di Saint Nicolas, la salita degli italiani che abbraccia due ragazzi italiani. Poi Caruso, rilancia sulla salita verso Ans, Daniel Martin - vincitore lo scorso anno - sembra andarlo a riprenderle, ma scivola in curva. Ossigeno per Caruso, poi però i 'cattivi'...
"Ho provato a vincere, quando la squadra mi ha dato liberta' di azione dopo il ritiro di Purito. Ho trascurato famiglia e bambino per essere al top in queste classiche, le ho preparate come meglio non avrei potuto e tornerò a casa con una emozione grande nel cuore", è l'analisi di Caruso. "Pozzovivo ha collaborato poco? Aveva già attaccato sulla salita precedente, non aveva la forza per darmi molti cambi, e poi questa è la corsa, ognuno dà quello che può e che vuole dare. Ma non sono deluso, in questo momento dentro di me penso di aver vinto la mia Liegi".
"E' stata una Liegi diversa, eravamo in tanti nel finale e questo ha condizionato la corsa - spiega invece Vincenzo Nibali - Ho provato ad allungare sulla Roche aux Faucons, poi sul Saint Nicholas eravamo tutti li', ma nessuno è riuscito a fare la differenza. In volata ovviamente non avevo nulla da dire, avevo già fatto il mio a quel punto. Come italiani dobbiamo essere contenti, viste le azioni di Pozzovivo e Caruso".
ORDINE D'ARRIVO DELLA 100a LIEGI-BASTOGNE-LIEGI
1. Simon Gerrans (AUS/Orica), 263 km in 6 h 37:43.
2. Alejandro Valverde (ESP/MOV) s.t.
3. Michal Kwiatkowski (POL/OPQ) s.t.
4. Giampaolo Caruso (ITA/KAT) s.t.
5. Domenico Pozzovivo (ITA/ALM) a 03.
6. Tom-Jelte Slagter (NED/GRM) 03.
7. Roman Kreuziger (CZE/TIN) 03.
8. Philippe Gilbert (BEL/BMC) 03.
9. Daniel Moreno (ESP/KAT) 05.
10. Romain Bardet (FRA/ALM) 06.
11. Jelle Vanendert (BEL/LTB) 08.
12. Enrico Gasparotto (ITA/AST) 10.
13. Damiano Cunego (ITA/LAM) 10.
14. Cyril Gautier (FRA/EUC) 10.
15. Bauke Mollema (NED/BKN) 12.
16. Rudy Molard (FRA/COF) 12.
17. Tiago Machado (POR/NET) 12.
18. Anthony Roux (FRA/FDJ) 12.
19. Frank Schleck (LUX/TRE) 12.
20. Stefan Denifl (AUT/IAM) 12.
Una Liegi dura, selettiva, indigesta per un sacco di big. Il primo a mollare è Chris Froome, che arrivato all'ultimo momento, se ne rimane direttamente in albergo per un problema fisico. Non un grande momento per il keniano bianco, al pari di Joaquim Rodriguez: a terra all'Amstel ed alla Freccia Vallone, ancora problemi per Purito che nel tridente della prima svolta di gara (Wanne, Stockeau e Haute Levée) entra in una crisi che lo porta all'abbandono (e Caruso 'ringrazia'). Giornataccia anche per il campione del mondo Rui Costa (fregato da una caduta), mentre non fa più notizia purtroppo l'arrancare di Andy Schleck, che a parte i problemi al ginocchio è alle prese con un tunnel del quale non si scorge l'uscita.
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Interessante anche la fuga che caratterizza la corsa a partire dal km 20 fino ai 20 dall'arrivo, vantaggio massimo un quarto d'ora. Nel fanno parte Minnard (il primo ad arrendersi), Lang, Koch, Venter, Jacobs ed uno straodordinario Matteo Bono. Il corridore della Lampre viene ripreso, dopo aver svettato per primo sulla mitica Redoute, sulla Cote de la Roche aux Faucons, ma l'azione va sottolineata. Qui cambia la corsa. Parte Pozzovivo, lo segue Arredondo: Gilbert 'muove' Samuel Sanchez, poi rientra con i vari Nibali (attacco appena accennato su un falso piano, ma il siciliano è lontano dalla forma migliore), Cunego, Valverde, Kiatkowski. Tutti di nuovo insieme ai piedi di Saint Nicolas, la salita degli italiani che abbraccia due ragazzi italiani. Poi Caruso, rilancia sulla salita verso Ans, Daniel Martin - vincitore lo scorso anno - sembra andarlo a riprenderle, ma scivola in curva. Ossigeno per Caruso, poi però i 'cattivi'...
"Ho provato a vincere, quando la squadra mi ha dato liberta' di azione dopo il ritiro di Purito. Ho trascurato famiglia e bambino per essere al top in queste classiche, le ho preparate come meglio non avrei potuto e tornerò a casa con una emozione grande nel cuore", è l'analisi di Caruso. "Pozzovivo ha collaborato poco? Aveva già attaccato sulla salita precedente, non aveva la forza per darmi molti cambi, e poi questa è la corsa, ognuno dà quello che può e che vuole dare. Ma non sono deluso, in questo momento dentro di me penso di aver vinto la mia Liegi".
"E' stata una Liegi diversa, eravamo in tanti nel finale e questo ha condizionato la corsa - spiega invece Vincenzo Nibali - Ho provato ad allungare sulla Roche aux Faucons, poi sul Saint Nicholas eravamo tutti li', ma nessuno è riuscito a fare la differenza. In volata ovviamente non avevo nulla da dire, avevo già fatto il mio a quel punto. Come italiani dobbiamo essere contenti, viste le azioni di Pozzovivo e Caruso".
ORDINE D'ARRIVO DELLA 100a LIEGI-BASTOGNE-LIEGI
1. Simon Gerrans (AUS/Orica), 263 km in 6 h 37:43.
2. Alejandro Valverde (ESP/MOV) s.t.
3. Michal Kwiatkowski (POL/OPQ) s.t.
4. Giampaolo Caruso (ITA/KAT) s.t.
5. Domenico Pozzovivo (ITA/ALM) a 03.
6. Tom-Jelte Slagter (NED/GRM) 03.
7. Roman Kreuziger (CZE/TIN) 03.
8. Philippe Gilbert (BEL/BMC) 03.
9. Daniel Moreno (ESP/KAT) 05.
10. Romain Bardet (FRA/ALM) 06.
11. Jelle Vanendert (BEL/LTB) 08.
12. Enrico Gasparotto (ITA/AST) 10.
13. Damiano Cunego (ITA/LAM) 10.
14. Cyril Gautier (FRA/EUC) 10.
15. Bauke Mollema (NED/BKN) 12.
16. Rudy Molard (FRA/COF) 12.
17. Tiago Machado (POR/NET) 12.
18. Anthony Roux (FRA/FDJ) 12.
19. Frank Schleck (LUX/TRE) 12.
20. Stefan Denifl (AUT/IAM) 12.