VIGGIANO - Un arrivo in salita in un percorso da classica. E spunta quello che per molti è la grande speranza italiana - per ora solo quella visto che non vinciamo da anni - delle classiche, Diego Ulissi. Non una prima volta per il toscano al Giro, sicuramente la più nitida e convincente. La precedente, tre anni fa a Tirano, lo aveva visto premiato dalla solo giuria: era accaduto che Visconti, primo al traguardo, era stato talmente innervosito dal cambio di traiettoria, regolare e sottile quanto malizioso dell'uomo Lampre, da togliere le mani dalla manubrio per dargli uno spintone, con annessa squalifica. Stavolta invece è tutto più lineare.
Ulissi fa un numero di alta scuola, venendo a capo in maniera netta di una situazione che, pur vedendolo tra i favoriti, era diventata complicata. Nella salita finale Purito Rodriguez, già in affanno per recuperare i secondi sciaguratamente lasciati in Irlanda, mette la squadra a tirare, trovandosi in testa con altri tre. Un lavoro che abbatte la forza del coraggio di Gianluca Brambilla. Solo chi ha fegato, mentre dietro continuano a cadere (un po' troppi gli scivoloni in questo Giro), piazza la stoccata sotto la pioggia di una discesa molto tecnica. Ripreso Brambilla, Ulissi sembra non farcela ma resta gelido. Attende un traino, gentilmente offerto dalla maglia rosa Matthews, bravissimo nel difendere il primato. L'australiano tira dentro Ulissi, questo ringrazia trovando un varco e superando Evans (per il canguro, sempre più convinto, bei secondi di abbuono) e Arredondo. Una volta in testa, Ulissi va sul velluto ed arriva il terzo successo stagionale dopo il Gp Camaiore e il Tour Down Under. Non male insomma per uno che in bici ci sa fare parecchio, ma che originariamente voleva fare il calciatore.
"Per un italiano è bellissimo vincere al Giro - esulta Ulissi - è già la seconda volta, dopo Tirano nel 2011. Sono anche riuscito a dimostrare che qualcosa di buono forse so farlo anch'io". Nel dettaglio del finale: "Sono rimasto attardato ai meno 17 dall'arrivo in seguito alla caduta. I miei compagni però mi hanno aiutato tantissimo e sono riuscito a rientrare velocemente, poi nel finale avevo un'ottima gamba, ci ho creduto ed è andato tutto per il meglio. Ieri sera prima di andare a letto pensavo e sognavo questo finale, poi tra pensarlo e farlo ce ne passa".
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Ulissi a parte, per i giochi di potere la tappa dice pochino. Del resto l'ascesa è abbastanza breve e le pendenze sono complessivamente dolci per stuzzicare la fantasia dell'impresa. Roba da illudere anche qualche passista veloce (Boasson Hagen non a caso se la gioca fino ai -300 metri). Per un velocista puro invece è troppo, tanto che ben tre pensano bene di evitare gli affanni finali e si avvantaggiano nel lavoro. Sono Viviani, Swift (maglia rosa virtuale per un bel pezzo) e Farrar. Con loro ci sono Wegmann, Rubiano Chavez, Hurel, Thurau (il figlio del grande Dietrich), Frapporti, Monsalve, Dehaes e Van der Sande. Gli undici stanno in avanscoperta per buona parte di tappa, mentre dietro il compitino di tenere il vantaggio sotto controllo (con 11 davanti non puoi lasciare troppo) lo assolve la Orica di Matthews. Chi ci mette più impegno tra i luogotenenti della rosa è Sven il selvaggio, quel Tuft che ha scritto il nome sul libro degli appassionati dopo la crono a squadre di Belfast.
Il più atteso per strada è Domenico Pozzovivo, il più classico degli enfant du Pays (è di Montalbano Jonico, dove è posto un traguardo volante) nonchè speranza segreta - ma non troppo - degli italiani per combinare qualcosa di buono nella generale. Giornataccia però. Nella prima salita verso l'arrivo, cade ed è costretto ad uno sforzo non da poco per limitare i danni. Davanti intanto, il più duro ad arrendersi è Bjorn Thurau: non ha ancora vinto tra i professionisti, ma è uno che ci prova (protagonista anche alla recente Tirreno nella tappa di Arezzo). Poi pioggia, vento, rischi, cadute, il coraggio di Brambilla, la stoccata di Ulissi. Per ora un Giro ancora criptico nei piani alti offre questo.
ORDINE D'ARRIVO DELLA QUINTA TAPPA
1. Diego Ulissi (Ita, Lampre) in 5h12'39"
2. Cadel Evans (Aus, Bmc) a 0'01"
3. Julian David Arredondo Moreno (Esp, Colombia) s.t.
4. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
5. Rafal Majka (Pol) s.t.
6. Michael Matthews (Aus) s.t.
7. Joaquin Rodriguez Oliver (Esp) s.t.
8. Wilco Kildermann (Ned) s.t.
9. Domenico Pozzovivo (Ita) s.t.
10. Nairo Quintana (Col) s.t.
12. Michele Scarponi (Ita) s.t.
13. Dario Cataldo (Ita) s.t.
15. Nicholas Roche (Irl) s.t.
17. Matteo Rabottini (Ita) s.t.
19. Fabio Aru (Ita) s.t.
20. Franco Pellizotti (Ita) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Michael Matthews (Aus, Orica) in 17h41'37"
2. Pieter Weening (Ned, Orica) a 0'14"
3. Cadel Evans (Aus, Bmc) a 0'15"
4. Rigoberto Uran Uran (Col) a 0'19"
5. Rafal Majka (Pol) a 0'26"
6. Edvald Boasson Hagen (Nor) a 0'35"
7. Nicholas Roche (Irl) a 0'37"
8. Michele Scarponi (Ita) a 0'41"
9. Dario Cataldo (Ita) a 0'49"
10. Fabio Aru (Ita) a 0'52"
12. Ivan Basso (Ita) a 1'07"
13. Gianluca Brambilla (Ita) s.t.
14. Nairo Quintana (Col) a 1'09"
19. Domenico Pozzovivo (Ita) a 1'12"
21. Matteo Rabottini (Ita) a 1'15"
22. Diego Ulissi (Ita) a 1'23"
23. Ivan Santaromita (Ita) a 1'24"
26. Franco Pellizotti (Ita) a 1'28"
Ulissi fa un numero di alta scuola, venendo a capo in maniera netta di una situazione che, pur vedendolo tra i favoriti, era diventata complicata. Nella salita finale Purito Rodriguez, già in affanno per recuperare i secondi sciaguratamente lasciati in Irlanda, mette la squadra a tirare, trovandosi in testa con altri tre. Un lavoro che abbatte la forza del coraggio di Gianluca Brambilla. Solo chi ha fegato, mentre dietro continuano a cadere (un po' troppi gli scivoloni in questo Giro), piazza la stoccata sotto la pioggia di una discesa molto tecnica. Ripreso Brambilla, Ulissi sembra non farcela ma resta gelido. Attende un traino, gentilmente offerto dalla maglia rosa Matthews, bravissimo nel difendere il primato. L'australiano tira dentro Ulissi, questo ringrazia trovando un varco e superando Evans (per il canguro, sempre più convinto, bei secondi di abbuono) e Arredondo. Una volta in testa, Ulissi va sul velluto ed arriva il terzo successo stagionale dopo il Gp Camaiore e il Tour Down Under. Non male insomma per uno che in bici ci sa fare parecchio, ma che originariamente voleva fare il calciatore.
"Per un italiano è bellissimo vincere al Giro - esulta Ulissi - è già la seconda volta, dopo Tirano nel 2011. Sono anche riuscito a dimostrare che qualcosa di buono forse so farlo anch'io". Nel dettaglio del finale: "Sono rimasto attardato ai meno 17 dall'arrivo in seguito alla caduta. I miei compagni però mi hanno aiutato tantissimo e sono riuscito a rientrare velocemente, poi nel finale avevo un'ottima gamba, ci ho creduto ed è andato tutto per il meglio. Ieri sera prima di andare a letto pensavo e sognavo questo finale, poi tra pensarlo e farlo ce ne passa".
[[ge:rep-locali:repubblica:86168381]]
Ulissi a parte, per i giochi di potere la tappa dice pochino. Del resto l'ascesa è abbastanza breve e le pendenze sono complessivamente dolci per stuzzicare la fantasia dell'impresa. Roba da illudere anche qualche passista veloce (Boasson Hagen non a caso se la gioca fino ai -300 metri). Per un velocista puro invece è troppo, tanto che ben tre pensano bene di evitare gli affanni finali e si avvantaggiano nel lavoro. Sono Viviani, Swift (maglia rosa virtuale per un bel pezzo) e Farrar. Con loro ci sono Wegmann, Rubiano Chavez, Hurel, Thurau (il figlio del grande Dietrich), Frapporti, Monsalve, Dehaes e Van der Sande. Gli undici stanno in avanscoperta per buona parte di tappa, mentre dietro il compitino di tenere il vantaggio sotto controllo (con 11 davanti non puoi lasciare troppo) lo assolve la Orica di Matthews. Chi ci mette più impegno tra i luogotenenti della rosa è Sven il selvaggio, quel Tuft che ha scritto il nome sul libro degli appassionati dopo la crono a squadre di Belfast.
Il più atteso per strada è Domenico Pozzovivo, il più classico degli enfant du Pays (è di Montalbano Jonico, dove è posto un traguardo volante) nonchè speranza segreta - ma non troppo - degli italiani per combinare qualcosa di buono nella generale. Giornataccia però. Nella prima salita verso l'arrivo, cade ed è costretto ad uno sforzo non da poco per limitare i danni. Davanti intanto, il più duro ad arrendersi è Bjorn Thurau: non ha ancora vinto tra i professionisti, ma è uno che ci prova (protagonista anche alla recente Tirreno nella tappa di Arezzo). Poi pioggia, vento, rischi, cadute, il coraggio di Brambilla, la stoccata di Ulissi. Per ora un Giro ancora criptico nei piani alti offre questo.
ORDINE D'ARRIVO DELLA QUINTA TAPPA
1. Diego Ulissi (Ita, Lampre) in 5h12'39"
2. Cadel Evans (Aus, Bmc) a 0'01"
3. Julian David Arredondo Moreno (Esp, Colombia) s.t.
4. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
5. Rafal Majka (Pol) s.t.
6. Michael Matthews (Aus) s.t.
7. Joaquin Rodriguez Oliver (Esp) s.t.
8. Wilco Kildermann (Ned) s.t.
9. Domenico Pozzovivo (Ita) s.t.
10. Nairo Quintana (Col) s.t.
12. Michele Scarponi (Ita) s.t.
13. Dario Cataldo (Ita) s.t.
15. Nicholas Roche (Irl) s.t.
17. Matteo Rabottini (Ita) s.t.
19. Fabio Aru (Ita) s.t.
20. Franco Pellizotti (Ita) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Michael Matthews (Aus, Orica) in 17h41'37"
2. Pieter Weening (Ned, Orica) a 0'14"
3. Cadel Evans (Aus, Bmc) a 0'15"
4. Rigoberto Uran Uran (Col) a 0'19"
5. Rafal Majka (Pol) a 0'26"
6. Edvald Boasson Hagen (Nor) a 0'35"
7. Nicholas Roche (Irl) a 0'37"
8. Michele Scarponi (Ita) a 0'41"
9. Dario Cataldo (Ita) a 0'49"
10. Fabio Aru (Ita) a 0'52"
12. Ivan Basso (Ita) a 1'07"
13. Gianluca Brambilla (Ita) s.t.
14. Nairo Quintana (Col) a 1'09"
19. Domenico Pozzovivo (Ita) a 1'12"
21. Matteo Rabottini (Ita) a 1'15"
22. Diego Ulissi (Ita) a 1'23"
23. Ivan Santaromita (Ita) a 1'24"
26. Franco Pellizotti (Ita) a 1'28"