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Giro, pioggia e cadute: Evans ne approfitta. E Matthews fa il colpo in rosa

Matthews esulta in rosa a Montecassino (ansa)
Una caduta sull'asfalto bagnato in prossimità di una rotonda (Caruso il più colpito) caratterizza il finale di Montecassino. L'ex campione del mondo distanzia gli altri big ma viene battuto dal sorprendente leader della generale. Alla deriva Purito Rodriguez, costretto a ritiro
di LUIGI PANELLA
3 minuti di lettura
MONTECASSINO - Fortuna, abilità, cinismo. Cadel Evans lancia un avvertimento molto significativo al Giro, cavalcando l'imprevedibilità di una tappa che poteva sulla carta dire qualcosa, ma dalla quale non era lecito attendersi selezione importante. Piove, l'asfalto è viscido: se ne sta davanti il vecchio marpione, mentre gli altri meditano su come affrontare la salita di Montecassino. E, particolare decisivo, si tiene stretta la compagnia di Oss e Morabito. Una rotonda maledetta, due rovinose cadute. Giampaolo Caruso resta a terra immobile. Una lunga trattenuta di respiro, tanto rendere persino piacevole vedere una smorfia di dolore che ne agita il volto. La Liegi del siciliano era finita con l'applauso degli italiani, il suo Giro termina invece su una ambulanza. Una giornata tremenda anche il suo capitano: Purito Rodriguez assaggia l'asfalto confermando purtroppo la tendenza emersa nelle Ardenne: arriva staccatissimo, ferito nel fisico e in maniera irrevocabile nelle ambizioni. Per lo spagnolo frattura di un dito della mano sinistra e a un costola: non prenderà il via della settima tappa. Tra gli altri che escono malissimo, lo sloveno Janez Brajkovic, un altro spagnolo (Angel Vicioso) e il promettente Davide Villella: anche loro costretti al ritiro.

L'importanza di Oss e Morabito. Danno l'anima per capitan Evans, contribuendo a dare importanti distacchi ai vari Quintana, Basso, Pozzovivo, Uran, Aru (una cinquantina di secondi), e soprattutto a Scarponi (oltre un minuto e mezzo). Poi parola all'ex campione del mondo, che se ne frega di vincere la tappa, sfoderando una cronometro negli ultimi km per mettere fieno in cascina. Sulla sua ruota, pronto a raccogliere tanto lavoro, l'uomo che non ti aspetti: semplicemente straordinaria la maglia rosa Michael Matthews. L'interrogativo era sulle possibilità di mantenere la maglia rosa, lui la tappa riesce addirittura a vincerla. "Stento a crederci, la mia squadra mi ha messo in una posizione perfetta ai piedi della salita. Dovevo solo resistere in salita, non pensavo di poter vincere, ma avevo la gamba giusta per farlo, grazie alla squadra", spiega la maglia rosa. "La mia squadra ha lavorato in maniera perfette tutto il giorno per mantenere la fuga sotto controllo, toccava alla fine a me, la vittoria di tappa è una grande emozione".
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Epilogo imprevedibile per quella che diventa in corso d'opera la giornata più lunga del Giro: una frana a Polla constringe gli organizzatori ad allungare il percorso di una decina di km. Ma a parte il fatto tecnico c'è il riassunto di molti punti simbolici. Per la prima volta nella storia del Giro c'é l'arrampicata all'abbazia di Montecassino, testimonianza della follia bellica a settanta anni dal bombardamento delle forze alleate che la distrusse. In attesa di arrivarci, si passa da quella Sarno tristemente nota per la frana, si attraversa la ''terra dei fuochi'' con le sue inquietudini. Duecentocinquantasette km complessivi, solo gli ultimi dieci si riveleranno tremendi.

Gli altri se li godono con altra tranquillità quattro uomini in interminabile avanscoperta: Bandiera (Androni), Zardini (Bardiani), Fedi (Neri) e Torres Agudelo (Colombia). Un'assortimento non casuale, ma un ringraziamento all'organizzazione, visto che è rappresentato il poker delle squadre invitate. Speranze di riuscita, nonostante il vantaggio arrivi a sfiorare il quarto d'ora, sparute. Quello di maggiore tenuta, almeno sulla carta, è Zardini, autore di un numero di grande classe al Giro del Trentino con annessa vittoria di tappa, ma anche lui nulla può quando dietro fanno sul serio. Ripresi i quattro, si aspetta la salita, magari una seconda stoccata di Ulissi. Tutto, meno che la selezione, invece l'imponderabile. Evans coglie l'attimo, Quintana - anche lui a terra - mette a tirare la Movistar. Ma è una rincorsa nervosa, di quelle a scatti e con scarsa energia, che fa solo il gioco di chi sta davanti. Il Giro ovviamente non finisce qui, ha moltissimo ancora da dire, ma è già spaccato. Ora c'è l'uomo da battere. Evans è esperto, in condizione, inoltre ha un vecchio conto da regolare con il Giro. Aspettare troppo potrebbe fare il suo gioco, già dagli Appennini ogni giorno è possibile una resa dei conti. 

ORDINE D'ARRIVO
1. Michael Matthews (Aus, Oge) in 6h37'01"
2. Tim Wellens (Bel, Ltb) s.t.
3. Cadel Evans (Aus, Bmc) s.t.
4. Matteo Rabottini (Ita) s.t.
5. Ivan Santaromita (Ita) a 13"
6. Steve Morabito (Swi) a 23"
7. Wilco Kildermann (Ned) a 49"
8. Mauro Finetto (Ita) s.t.
9. Diego Ulissi (Ita) s.t.
10. Fabio Arevalo (Col) s.t.
11. Ryder Hesjedal (Can) s.t.
13. Fabio Aru (Ita) s.t.
14. Domenico Pozzovivo (Ita) s.t.
15. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
19. Nairo Quintana (Col) s.t.
21. Samuel Sanchez (Esp) s.t.
28. Ivan Basso (Ita) s.t.
35. Damiano Cunego (Ita) a 1'29"
39. Michele Scarponi (Ita) a 1'37"
89. Joaquin Rodriguez (Esp) a 7'43"
CLASSIFICA GENERALE
1. Michael Matthews (Aus, Orica) in 24h18'14"
2. Cadel Evans (Aus, Bmc) a 0'21
3. Rigoberto Uran Uran (Col, Sky) a 1'18"
4. Rafal Majka (Pol) a 1'25"
5. Steve Morabito (Swi) s.t.
6. Matteo Rabottini (Ita) s.t.
7. Ivan Santaromita (Ita) a 1'47"
8. Fabio Aru (Ita) a 1'51"
9. Tim Wellens (Bel) a 1'52"
10. Ivan Basso (Ita) a 2'06"
11. Nairo Quintana (Col) a 2'08"
14. Domenico Pozzovivo (Ita) a 2'11"
15. Diego Ulissi (Ita) a 2'22"
17. Michele Scarponi (Ita) a 2'28"
18. Samuel Sanchez (Esp) a 2'34"
19. Dario Cataldo (Ita) a 2'36"
20. Gianluca Brambilla (Ita) a 2'46"
26. Damiano Cunego (Ita) a 3'13"
60. Joaquin Rodriguez Oliver (Esp) a 9'40"



 
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