Diego Ulissi supera se stesso sulle strade di Marco Pantani. La vittoria in Basilicata, comunque non una passeggiata, si intagliava precisa nelle sue corde. Ma darlo in testa a Montecopiolo con una azione sintesi di freddezza e classe, dopo una frazione con le tre salite finora più toste, era pronostico da veri intenditori. Micidiale Ulissi, sta al coperto fino a trecento metri dall'arrivo, tende l'agguato ai big mentre tanti altri si sono staccati. Morabito nella fase topica si conferma il luogotenente più fido di Evans, trascinando il capitano sui suoi ritmi verso la conquista della maglia rosa, peraltro ampiamente annunciata dalla deriva di Matthews. Poi prova Moreno, è un moto di ribellione verso la sfortuna che si accanisce sulla Katusha, quindi è la volta di Kiserlovski andare a caccia. Micidiale Ulissi, bracca il croato come un cobra, poi piazza la stoccata letale. Che il ciclismo italiano finalmente abbia trovato l'uomo per rinverdire fasti perduti delle gare in linea...
Tappa interessante, forse un po' troppo di attesa tra i big. E' buono il paragone con la Roubaix quando entrano nella foresta di Arenberg: non capisci chi la vince, intuisci chi la perde. Chi perderà il Giro sicuramente è Michele Scarponi, andato alla deriva (quasi 10'), complici anche guai fisici. Nella salita finale così così Ivan Basso, mentre Fabio Aru, pur con qualche secondo regalato, resta bene a galla. A conti fatti però, il migliore è Domenico Pozzovivo, e non solo per essere arrivato con i big: è la tattica di corsa, con la squadra sempre protagonista, a piacere. Per il resto, Quintana dà un colpetto (roba da due secondi) ma se ne resta sulle sue, mentre Evans riannoda quel filo con la rosa lacerato dopo le esperienze ormai lontane nel 2002 e nel 2010.
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Primo punto chiave della tappa, il Cippo di Carpegna: tutto, dai drappi, alle scritte, alle bandane, alle semplici sensazioni di chi si allenava con lui su quell'asfalto, ricorda Pantani. La salita del Pirata non è Stelvio o Gavia, ma è una ascesa rognosa, con una discesa seguente non da meno. Le sue pendenze raggiungono il 14%, tagliano i muscoli. Del resto se uno come Eddy Merckx, nel sovente ricordato Giro di 40 anni or sono, si beccò una solenne batosta dallo scalatore di Oviedo, Miguel Fuente (allora gli spagnoli andavano solo in salita), un motivo ci deve pur essere. Neanche attende le prime rampe la maglia rosa Matthews, si sbriga a diventare ex: l'australiano non lotta più di tanto, si lascia sfilare e fa compagnia ai velocisti.
Sul Carpegna il più convincente è il colombiano Arredondo. Fa parte di un gruppo di fuga iniziale con Berard, Pirazzi, Quintero, Finetto, Quemeneur, Vorganov, Boasson Hagen. Gli altri, chi più che meno, dispersi. Tengono Pirazzi - il lottatore ciociaro si muove con due giorni di ritardo rispetto alle attese - e Quemeneur. Il francese sta lì per il tentativo di rientro in classifica di Pierre Rolland. I transalpini, con sciovinismo al momento definibile eccessivo, lo avevano indicato nelle loro pretese da Tour. Lui, forse anche per questo, la strada l'ha un po' persa: stavolta però l'azione è di quelle importanti. Non va bene, ma l'attacco è tecnicamente perfetto e non va sottovalutato in proiezione futura. Lo fregano le gambe - e che altro sennò -, che diventano due tronchi di sughero a mezzo km dall'impresa. E' Moreno il primo ad oltrepassarlo, poi è una sorta di staffetta della speranza fino al momento in cui Ulissi raccoglie il testimone per non mollarlo più.
ORDINE D'ARRIVO
1 - Diego Ulissi (ITA-Lampre)
2 - Robert Kiserlovski (CRO-Trek) s.t.
3 - Wilco Kelderman (NED-Belkin) a 6''
4 - Nairo Quintana (COL-Movistar) a 6''
5 - Cadel Evans (AUS-BMC) a 8''
6 - Rigoberto Uran (COL-Omega Pharma) a 8''
7 - Domenico Pozzovivo (ITA-Ag2r) a 8''
8 - Rafal Majka (POL-Tinkoff) a 14''
9 - Fabio Aru (ITA-Astana) a 17''
10 - Ryder Hesjedal (CAN-Garmin) a 20''
CLASSIFICA GENERALE
1 - Cadel Evans (AUS-BMC)
2 - Rigoberto Uran (COL-Omega Pharma) a 57''
3 - Rafal Majka (POL-Tinkoff) a 1'10''
4 - Steve Morabito (SUI-BMC) a 1'31''
5 - Fabio Aru (ITA-Astana) a 1'39''
6 - Diego Ulissi (ITA-Lampre) a 1'43''
7 - Wilco Kelderman (NED-Belkin) a 1'44''
8 - Nairo Quintana (COL-Movistar) a 1'45''
9 - Robert Kiserlovski (CRO-Trek) a 1'49''
10 - Domenico Pozzovivo (ITA-Ag2r) a 1'50''
Tappa interessante, forse un po' troppo di attesa tra i big. E' buono il paragone con la Roubaix quando entrano nella foresta di Arenberg: non capisci chi la vince, intuisci chi la perde. Chi perderà il Giro sicuramente è Michele Scarponi, andato alla deriva (quasi 10'), complici anche guai fisici. Nella salita finale così così Ivan Basso, mentre Fabio Aru, pur con qualche secondo regalato, resta bene a galla. A conti fatti però, il migliore è Domenico Pozzovivo, e non solo per essere arrivato con i big: è la tattica di corsa, con la squadra sempre protagonista, a piacere. Per il resto, Quintana dà un colpetto (roba da due secondi) ma se ne resta sulle sue, mentre Evans riannoda quel filo con la rosa lacerato dopo le esperienze ormai lontane nel 2002 e nel 2010.
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Primo punto chiave della tappa, il Cippo di Carpegna: tutto, dai drappi, alle scritte, alle bandane, alle semplici sensazioni di chi si allenava con lui su quell'asfalto, ricorda Pantani. La salita del Pirata non è Stelvio o Gavia, ma è una ascesa rognosa, con una discesa seguente non da meno. Le sue pendenze raggiungono il 14%, tagliano i muscoli. Del resto se uno come Eddy Merckx, nel sovente ricordato Giro di 40 anni or sono, si beccò una solenne batosta dallo scalatore di Oviedo, Miguel Fuente (allora gli spagnoli andavano solo in salita), un motivo ci deve pur essere. Neanche attende le prime rampe la maglia rosa Matthews, si sbriga a diventare ex: l'australiano non lotta più di tanto, si lascia sfilare e fa compagnia ai velocisti.
Sul Carpegna il più convincente è il colombiano Arredondo. Fa parte di un gruppo di fuga iniziale con Berard, Pirazzi, Quintero, Finetto, Quemeneur, Vorganov, Boasson Hagen. Gli altri, chi più che meno, dispersi. Tengono Pirazzi - il lottatore ciociaro si muove con due giorni di ritardo rispetto alle attese - e Quemeneur. Il francese sta lì per il tentativo di rientro in classifica di Pierre Rolland. I transalpini, con sciovinismo al momento definibile eccessivo, lo avevano indicato nelle loro pretese da Tour. Lui, forse anche per questo, la strada l'ha un po' persa: stavolta però l'azione è di quelle importanti. Non va bene, ma l'attacco è tecnicamente perfetto e non va sottovalutato in proiezione futura. Lo fregano le gambe - e che altro sennò -, che diventano due tronchi di sughero a mezzo km dall'impresa. E' Moreno il primo ad oltrepassarlo, poi è una sorta di staffetta della speranza fino al momento in cui Ulissi raccoglie il testimone per non mollarlo più.
ORDINE D'ARRIVO
1 - Diego Ulissi (ITA-Lampre)
2 - Robert Kiserlovski (CRO-Trek) s.t.
3 - Wilco Kelderman (NED-Belkin) a 6''
4 - Nairo Quintana (COL-Movistar) a 6''
5 - Cadel Evans (AUS-BMC) a 8''
6 - Rigoberto Uran (COL-Omega Pharma) a 8''
7 - Domenico Pozzovivo (ITA-Ag2r) a 8''
8 - Rafal Majka (POL-Tinkoff) a 14''
9 - Fabio Aru (ITA-Astana) a 17''
10 - Ryder Hesjedal (CAN-Garmin) a 20''
CLASSIFICA GENERALE
1 - Cadel Evans (AUS-BMC)
2 - Rigoberto Uran (COL-Omega Pharma) a 57''
3 - Rafal Majka (POL-Tinkoff) a 1'10''
4 - Steve Morabito (SUI-BMC) a 1'31''
5 - Fabio Aru (ITA-Astana) a 1'39''
6 - Diego Ulissi (ITA-Lampre) a 1'43''
7 - Wilco Kelderman (NED-Belkin) a 1'44''
8 - Nairo Quintana (COL-Movistar) a 1'45''
9 - Robert Kiserlovski (CRO-Trek) a 1'49''
10 - Domenico Pozzovivo (ITA-Ag2r) a 1'50''