BAROLO - La crono dei due vini ha dato il primo scossone alla classifica. E in modo solo in parte prevedibile. Che il colombiano Uran, esperto arrampicatore, fosse fra i favoriti per la vittoria su un percorso molto condizionato da un paio di ostiche salite era forse da mettere in conto. Ma che fosse in grado di dare oltre un minuto al primo inseguitore (Ulissi, sopresa della tappa) e oltre due minuti ad avversari agguerritissimi scalatori come lui (addirittura 2'41" all'arrivo al rivale Quintana), forse era meno immaginabile. "Mi sono allenato tantissimo per migliorare contro il tempo", ha spiegato il colombiano.
URAN - E a dargli retta, bisogna concludere che il ciclismo sta davvero cambiando. Alla figura del solido, potente e muscolato passista re del tic-tac si sta sostituendo un'inedita figura di atleta di statura modesta e tarchiato (Uran) e/o di esile finisseur (Ulissi). Uran è andato fortissimo nella prima parte di gara, l'impegnativa salita di Boscasso, dove ha ceduto solo 8 secondi ad uno scalatore puro come Pozzovivo (miglior intertempo iniziale), per poi scatenarsi nel tratto più da cronoman "tradizionale", il lungo rettilineo verso Alba in cui ha abbassato di colpo il miglior intermedio (35'12") costruendo lì uno straordinario successo suggellato da un finale in crescendo perfino sull'ultima salita. Primo colombianio a vestire la maglia rosa con grandissima e comprensibile soddisfazione. E qui ecco il dubbio: scalatore o cronoman? Nelle tradizione si tratterebbe di due categorie ben distinte. Considerando che la crono è definita "la prova della verità" perché l'atlteta che vuole vincere si deve esprimere al massimo delle proprie possibilità, dobbiamo concludere che siamo di fronte dunque ad una nuova figura: il cronoscalatore. Una figura inedita, con cui ovviamente dovremo fare i conti in futuro. Si sa, il tempo cambia tutto e le tecniche di preparazione e allenamento progrediscono continuamente. E i vecchi suiveurs si debbono adeguare alle nuove metamorfosi. Che richiedono tempo per essere "metabolizzate". Come la straordinaria prova di tutta la Omega Pharma che ha messo ben quattro atleti nei primi otto. Tutti cronoman e tutti scalatori... Così è se vi pare.
ULISSI - Poco prevedibile è stata anche la straordinaria prova di Diego Ulissi, a lungo al comando della Barbaresco-Barolo e battuto solo dallo straordinario colombiano. Siamo di fronte ad un giovane appena 24enne dal talento riconosciuto. Non solo per le due vittorie di tappa acquisite con l'arte del finisseur: lo scatto all'asfissia quando l'arrivo è posto in cima ad uno strappo. Forse neppure lui conosce bene le sue caratteristiche. Fin dove può arrivare. Un "cavallino" vincente da classiche, atteso dal nostro ciclismo come la pioggia nel deserto o atleta da grandi giri? Sarà importante decidere bene strategie e obbiettivi. Certo quello che ha fatto vedere fin il toscano qui rappresenta davvero una grande speranza per il ciclismo nostrano. Ovviamente se confermato col tempo.
EVANS - Di fronte ad un Uran scatenato l'ottimo Evans ha ceduto oltre un minuto nella taoppa e mezzo e la maglia rosa. Un divario che non rappresenta davvero la differenza reale di caratura dei due atleti. In fondo l'australiano è stato il migliore di tutti i reali concorrenti per la rosa. Il "marziano" di giornata è stato il colombiano. Anche se adesso il polacco Majka adesso lo tampina a soli 15" in classifica. E Pozzovivo poco oltre. "Forse è stato meglio perdere la maglia" ha detto l'aussie, alludendo al fatto che la sua Bmc adesso non avrà più sulle spalle il controllo della corsa. Giocare di rimessa a 37 secondi dalla vetta per un atleta esperto come Evans rappresenta un vantaggio per nonsprecare energie. L'unica incognita sarà la tenuta; Evans è in "tiro" da gennaio (asecondo al campionato nazionale) e la terza settimana sarà proprio quella decisiva. Fermo restando che se Uran sarà così forte in salita come ha mostrato a Barolo sarà difficile scalzarlo da trono.
QUINTANA - La crono ha tagliato le gambe all'altro colombiano, Nairo Quintana. Anche questo era poco atteso visto il tracciato. Anche se da giorni si vocifera di una allergia che limita le capacità respiratorie dello scalatore Movistar. E lui stesso ha ammesso di non essersi sentito bene. Nonostante ciò il Giro è ancora aperto e incertissimo perché, come dice Evans, che non demorde: "Tutte le grandi montagne sono ancora davanti". Oropa, Montecampione, Gavia, Stelvio, Valle Martello, cronoscalata del Monte Grappa, Zoncolan. Si entra in una fase dove tutto deve filare dritto senza intoppi per chi vuole lottare per il successo finale. Perché una "bambola" imprevista può costare minuti. Però quelli che ha sul groppone Quintana sono già quasi tre e mezzo in classifica. Una bella tara anche per uno stambecco come il colombiano. Che adesso, oltre che sulle proprie forze (certamente non quelle del magico Tour 2013), deve poter contare anche sulla flessione degli avversari. Anche questo appartiene all'imprevedibile.
URAN - E a dargli retta, bisogna concludere che il ciclismo sta davvero cambiando. Alla figura del solido, potente e muscolato passista re del tic-tac si sta sostituendo un'inedita figura di atleta di statura modesta e tarchiato (Uran) e/o di esile finisseur (Ulissi). Uran è andato fortissimo nella prima parte di gara, l'impegnativa salita di Boscasso, dove ha ceduto solo 8 secondi ad uno scalatore puro come Pozzovivo (miglior intertempo iniziale), per poi scatenarsi nel tratto più da cronoman "tradizionale", il lungo rettilineo verso Alba in cui ha abbassato di colpo il miglior intermedio (35'12") costruendo lì uno straordinario successo suggellato da un finale in crescendo perfino sull'ultima salita. Primo colombianio a vestire la maglia rosa con grandissima e comprensibile soddisfazione. E qui ecco il dubbio: scalatore o cronoman? Nelle tradizione si tratterebbe di due categorie ben distinte. Considerando che la crono è definita "la prova della verità" perché l'atlteta che vuole vincere si deve esprimere al massimo delle proprie possibilità, dobbiamo concludere che siamo di fronte dunque ad una nuova figura: il cronoscalatore. Una figura inedita, con cui ovviamente dovremo fare i conti in futuro. Si sa, il tempo cambia tutto e le tecniche di preparazione e allenamento progrediscono continuamente. E i vecchi suiveurs si debbono adeguare alle nuove metamorfosi. Che richiedono tempo per essere "metabolizzate". Come la straordinaria prova di tutta la Omega Pharma che ha messo ben quattro atleti nei primi otto. Tutti cronoman e tutti scalatori... Così è se vi pare.
ULISSI - Poco prevedibile è stata anche la straordinaria prova di Diego Ulissi, a lungo al comando della Barbaresco-Barolo e battuto solo dallo straordinario colombiano. Siamo di fronte ad un giovane appena 24enne dal talento riconosciuto. Non solo per le due vittorie di tappa acquisite con l'arte del finisseur: lo scatto all'asfissia quando l'arrivo è posto in cima ad uno strappo. Forse neppure lui conosce bene le sue caratteristiche. Fin dove può arrivare. Un "cavallino" vincente da classiche, atteso dal nostro ciclismo come la pioggia nel deserto o atleta da grandi giri? Sarà importante decidere bene strategie e obbiettivi. Certo quello che ha fatto vedere fin il toscano qui rappresenta davvero una grande speranza per il ciclismo nostrano. Ovviamente se confermato col tempo.
EVANS - Di fronte ad un Uran scatenato l'ottimo Evans ha ceduto oltre un minuto nella taoppa e mezzo e la maglia rosa. Un divario che non rappresenta davvero la differenza reale di caratura dei due atleti. In fondo l'australiano è stato il migliore di tutti i reali concorrenti per la rosa. Il "marziano" di giornata è stato il colombiano. Anche se adesso il polacco Majka adesso lo tampina a soli 15" in classifica. E Pozzovivo poco oltre. "Forse è stato meglio perdere la maglia" ha detto l'aussie, alludendo al fatto che la sua Bmc adesso non avrà più sulle spalle il controllo della corsa. Giocare di rimessa a 37 secondi dalla vetta per un atleta esperto come Evans rappresenta un vantaggio per nonsprecare energie. L'unica incognita sarà la tenuta; Evans è in "tiro" da gennaio (asecondo al campionato nazionale) e la terza settimana sarà proprio quella decisiva. Fermo restando che se Uran sarà così forte in salita come ha mostrato a Barolo sarà difficile scalzarlo da trono.
QUINTANA - La crono ha tagliato le gambe all'altro colombiano, Nairo Quintana. Anche questo era poco atteso visto il tracciato. Anche se da giorni si vocifera di una allergia che limita le capacità respiratorie dello scalatore Movistar. E lui stesso ha ammesso di non essersi sentito bene. Nonostante ciò il Giro è ancora aperto e incertissimo perché, come dice Evans, che non demorde: "Tutte le grandi montagne sono ancora davanti". Oropa, Montecampione, Gavia, Stelvio, Valle Martello, cronoscalata del Monte Grappa, Zoncolan. Si entra in una fase dove tutto deve filare dritto senza intoppi per chi vuole lottare per il successo finale. Perché una "bambola" imprevista può costare minuti. Però quelli che ha sul groppone Quintana sono già quasi tre e mezzo in classifica. Una bella tara anche per uno stambecco come il colombiano. Che adesso, oltre che sulle proprie forze (certamente non quelle del magico Tour 2013), deve poter contare anche sulla flessione degli avversari. Anche questo appartiene all'imprevedibile.