VAL MARTELLO - Il serpente di maligni tornanti che porta al traguardo di Val Martello trova il suo domatore. Nairo Quintana, il colombiano tanto atteso quanto misterioso dei primi due terzi del Giro, compie una straordinaria impresa nella tappa più importante. Spodesta dalla vetta il connazionale Rigoberto Uran e prende una maglia rosa che a questo punto difficilmente mollerà da qui a Trieste. Una vittoria figlia del fisico sollecitato all'estremo, in una giornata scandita da pioggia, freddo e salita. E, come se non bastassero tali ingredienti, con una coda velenosa. L'attacco di Quintana avviene lungo la discesa dallo Stelvio. Radio corsa comunica che delle moto con bandierine rosse agevoleranno la discesa dei vari gruppetti di corridori per limitarne i rischi. Qualcuno, come Omega e Astana, interpreta la cosa come una sorta di safety car stile formula uno, ma oggettivamente la neutralizzazione è un'altra cosa. A complicare le cose un messaggio su twitter dell'organizzazione (si parla di un errore), ma radio corsa è quella che comanda, e sinceramente non ci sono dubbi.
VITTORIA E POLEMICHE - La vittoria di Quintana a nostro avviso è senza macchia, se non altro per il fatto che nella salita finale il vantaggio sugli altri raddoppia. A proposito degli altri, parecchie sentenze. Di Uran abbiamo detto. Evans è un duro, ma sulla salite scivola indietro, mentre i giovani emergenti non deludono. Ad esempio Aru, splendido a Montecampione, si gestisce benissimo uscendo nel finale. Come lui, secondo più secondo meno, Domenico Pozzovivo. Non male, perchè (e il discorso riguarda anche Majka e Kelderman), se ad esempio Aru ha perso posizioni, con un Uran in repentino calo non è illecito sognare il podio. Polemiche a parte, tappa stupenda. La salita è tre volte di più della pianura: 64 km contro 20, il resto è discesa che con l'acqua e il gelo fa male al punto da rendere la corsa un martirio. E' il giorno di Gavia e Stelvio, messi uno dietro l'altro: non era mai accaduto nella storia del Giro.
FRAMMENTI DI GLORIA - E' anche il giorno dei frammenti della memoria: l'ascesa sul Gavia, tra le nebbia e due coltri di ghiaccio, assume caratteri spettrali. Ricorda in termini più sfumati - ma fino ad un certo punto - la crudele tappa del 1988, da cui uscirono sopravvissuti l'olandese Breukink e quell'Andy Hampsten che aprì nuove frontiere al Giro, primo americano trionfatore in rosa. Bisogna pensare, mangiare, amministrarsi. Solo chi non ha niente da perdere in classifica può andare all'avventura già dai primi km: è il colombiano Chalapud, che ironia della sorte fu il primo a staccarsi sulla collinetta di Belfast nei primi metri del Giro.
[[ge:rep-locali:repubblica:87418762]]
LE INSIDIE DELLO STELVIO - Poi lo Stelvio, una questione di gambe e di testa, con quei trentasei tornanti che sembrano non finire mai. Qui la storia parla del duello del 1975 tra Bertoglio e Galdos, era l'ultima tappa: uno attaccato all'altro, testa e gambe, chiuso con il sorriso da un altro Fausto. Sui 2758 metri la Cima Coppi: una soddisfazione enorme, se la prende Dario Cataldo, a parziale risarcimento della beffa di Oropa ad opera di Battaglin. Micidiale la salita, addirittura terrificante la discesa: 48 tornanti in condizioni di visibilità a dir poco precarie. Ogni dettaglio ha la sua importanza. Ad esempio Giuseppe Martinelli è uno che non lascia nulla di intentato: preferisce ritardare di una trentina di secondi pur di far scendere asciutto Fabio Aru. Ragionamento sconosciuto a Nairo Quintana, che dice di avere la bronchite ma va all'attacco privo di una terapeutica mantellina in discesa. E questo, bandierine rosse o no, è un dato di fatto.
HEJSEDAL L'ULTIMO A RESISTERE - E' una carta importante quella di Quintana, sicuramente non scagliata per caso sul tavolo. Il lavoro della Movistar sulle pendenze più toste era stato infatti costante. Per strada raccoglie tra gli altri due che non si lasciano mai pregare per scatenare qualcosa, Hesjedal e Rolland. Disperazione o condizione? Condizione, tanta condizione (''Nella salita finale stavo benissimo'') per il colombiano dal volto senza età, che anche nel raro tratto pianeggiante aumenta il divario, poi dà spettacolo in salita. Rolland non riene, Hesjedal fa l'elastico, aggrappandosi con quelle frequenze da biker al colombiano prima della resa. Bravi tutti comunque, dal primo all'ultimo, la retorica non c'entra.
QUINTANA. "NON CAPISCO LE POLEMICHE" - "Non è stato un attacco, eravamo tutti insieme, l'Europcar si è messa ad andare veloce e io mi sono messo alla ruota, eravamo in 4-5 ed alla salita di Val Martello ho cominciato a prendere il mio ritmo, mi sono concentrato sulla mia energia in bici ed è andata bene", spiega il finale Quintana. Poi la puntualizzazione sulle polemiche: "Non ho ricevuto alcun ordine da parte degli organizzatori o dei direttori sportivi relativo a 'moto safety car' o cose simili. Il gruppo era compatto, alcuni sono scesi dallo Stelvio molto forte, io sono rimasto sulle ruote e solo alla fine della discesa stessa mi sono accorto che avevamo preso un vantaggio. Ripeto, né io né i miei compagni di squadra abbiamo sentito nulla, abbiamo solo ricevuto l'ordine di coprirci bene, non vedo sinceramente il motivo di tutta questa polemica. Ci tengo però a precisare che il tempo che ho guadagnato sui miei rivali, l'ho guadagnato sulla salita finale e non nella discesa dello Stelvio". Sincero Domenico Pozzovivo: "E' stata una gara al limite della regolarità per la neve. Neutralizzazione? Non sapevamo niente, abbiamo fatto la nostra gara". Soddisfatto Fabio Aru:"Oggi tutto il gruppo è da ammirare, abbiamo corso in condizioni critiche, sono tutti dei campioni".
ORDINE D'ARRIVO
1. Nairo Quintana (Col, Movistar) in 4h42'35"
2. Ryder Hesjedal (Can, Grs) a 8"
3. Pierre Rolland (Fra, Euc) a 1'13"
4. Wilco Kelderman (Ned) a 3'32"
5. Domenico Pozzovivo (Ita) a 3'37"
6. Fabio Aru (Ita) a 3'40"
7. Rafal Majka (Pol) a 4'08"
8. Sebastien Henao Gomez (Col) a 4'11"
9. Rigoberto Uran (Col) s.t.
10. Cadel Evans (Aus) a 4'48"
11. Robert Kiserlovski (Cro) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Nairo Quintana (Col) in 68 h 11' 44"
2. Rigoberto Uran Uran (Col) a 1' 41"
3. Cadel Evans (Aus) a 3' 21"
4. Pierre Rolland (Fra) a 3' 26"
5. Rafal Majka (Pol) a a 3' 28"
6. Fabio Aru (Ita) a 3' 34"
7. Domenico Pozzovivo (Ita) a 3' 49"
8. Wilco Kelderman (Ola) a 4' 06"
9. Ryder Hesjedal (Can) a 4' 16"
10. Robert Kiserlovski (Ita) a 8' 02"
VITTORIA E POLEMICHE - La vittoria di Quintana a nostro avviso è senza macchia, se non altro per il fatto che nella salita finale il vantaggio sugli altri raddoppia. A proposito degli altri, parecchie sentenze. Di Uran abbiamo detto. Evans è un duro, ma sulla salite scivola indietro, mentre i giovani emergenti non deludono. Ad esempio Aru, splendido a Montecampione, si gestisce benissimo uscendo nel finale. Come lui, secondo più secondo meno, Domenico Pozzovivo. Non male, perchè (e il discorso riguarda anche Majka e Kelderman), se ad esempio Aru ha perso posizioni, con un Uran in repentino calo non è illecito sognare il podio. Polemiche a parte, tappa stupenda. La salita è tre volte di più della pianura: 64 km contro 20, il resto è discesa che con l'acqua e il gelo fa male al punto da rendere la corsa un martirio. E' il giorno di Gavia e Stelvio, messi uno dietro l'altro: non era mai accaduto nella storia del Giro.
FRAMMENTI DI GLORIA - E' anche il giorno dei frammenti della memoria: l'ascesa sul Gavia, tra le nebbia e due coltri di ghiaccio, assume caratteri spettrali. Ricorda in termini più sfumati - ma fino ad un certo punto - la crudele tappa del 1988, da cui uscirono sopravvissuti l'olandese Breukink e quell'Andy Hampsten che aprì nuove frontiere al Giro, primo americano trionfatore in rosa. Bisogna pensare, mangiare, amministrarsi. Solo chi non ha niente da perdere in classifica può andare all'avventura già dai primi km: è il colombiano Chalapud, che ironia della sorte fu il primo a staccarsi sulla collinetta di Belfast nei primi metri del Giro.
[[ge:rep-locali:repubblica:87418762]]
LE INSIDIE DELLO STELVIO - Poi lo Stelvio, una questione di gambe e di testa, con quei trentasei tornanti che sembrano non finire mai. Qui la storia parla del duello del 1975 tra Bertoglio e Galdos, era l'ultima tappa: uno attaccato all'altro, testa e gambe, chiuso con il sorriso da un altro Fausto. Sui 2758 metri la Cima Coppi: una soddisfazione enorme, se la prende Dario Cataldo, a parziale risarcimento della beffa di Oropa ad opera di Battaglin. Micidiale la salita, addirittura terrificante la discesa: 48 tornanti in condizioni di visibilità a dir poco precarie. Ogni dettaglio ha la sua importanza. Ad esempio Giuseppe Martinelli è uno che non lascia nulla di intentato: preferisce ritardare di una trentina di secondi pur di far scendere asciutto Fabio Aru. Ragionamento sconosciuto a Nairo Quintana, che dice di avere la bronchite ma va all'attacco privo di una terapeutica mantellina in discesa. E questo, bandierine rosse o no, è un dato di fatto.
HEJSEDAL L'ULTIMO A RESISTERE - E' una carta importante quella di Quintana, sicuramente non scagliata per caso sul tavolo. Il lavoro della Movistar sulle pendenze più toste era stato infatti costante. Per strada raccoglie tra gli altri due che non si lasciano mai pregare per scatenare qualcosa, Hesjedal e Rolland. Disperazione o condizione? Condizione, tanta condizione (''Nella salita finale stavo benissimo'') per il colombiano dal volto senza età, che anche nel raro tratto pianeggiante aumenta il divario, poi dà spettacolo in salita. Rolland non riene, Hesjedal fa l'elastico, aggrappandosi con quelle frequenze da biker al colombiano prima della resa. Bravi tutti comunque, dal primo all'ultimo, la retorica non c'entra.
QUINTANA. "NON CAPISCO LE POLEMICHE" - "Non è stato un attacco, eravamo tutti insieme, l'Europcar si è messa ad andare veloce e io mi sono messo alla ruota, eravamo in 4-5 ed alla salita di Val Martello ho cominciato a prendere il mio ritmo, mi sono concentrato sulla mia energia in bici ed è andata bene", spiega il finale Quintana. Poi la puntualizzazione sulle polemiche: "Non ho ricevuto alcun ordine da parte degli organizzatori o dei direttori sportivi relativo a 'moto safety car' o cose simili. Il gruppo era compatto, alcuni sono scesi dallo Stelvio molto forte, io sono rimasto sulle ruote e solo alla fine della discesa stessa mi sono accorto che avevamo preso un vantaggio. Ripeto, né io né i miei compagni di squadra abbiamo sentito nulla, abbiamo solo ricevuto l'ordine di coprirci bene, non vedo sinceramente il motivo di tutta questa polemica. Ci tengo però a precisare che il tempo che ho guadagnato sui miei rivali, l'ho guadagnato sulla salita finale e non nella discesa dello Stelvio". Sincero Domenico Pozzovivo: "E' stata una gara al limite della regolarità per la neve. Neutralizzazione? Non sapevamo niente, abbiamo fatto la nostra gara". Soddisfatto Fabio Aru:"Oggi tutto il gruppo è da ammirare, abbiamo corso in condizioni critiche, sono tutti dei campioni".
ORDINE D'ARRIVO
1. Nairo Quintana (Col, Movistar) in 4h42'35"
2. Ryder Hesjedal (Can, Grs) a 8"
3. Pierre Rolland (Fra, Euc) a 1'13"
4. Wilco Kelderman (Ned) a 3'32"
5. Domenico Pozzovivo (Ita) a 3'37"
6. Fabio Aru (Ita) a 3'40"
7. Rafal Majka (Pol) a 4'08"
8. Sebastien Henao Gomez (Col) a 4'11"
9. Rigoberto Uran (Col) s.t.
10. Cadel Evans (Aus) a 4'48"
11. Robert Kiserlovski (Cro) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Nairo Quintana (Col) in 68 h 11' 44"
2. Rigoberto Uran Uran (Col) a 1' 41"
3. Cadel Evans (Aus) a 3' 21"
4. Pierre Rolland (Fra) a 3' 26"
5. Rafal Majka (Pol) a a 3' 28"
6. Fabio Aru (Ita) a 3' 34"
7. Domenico Pozzovivo (Ita) a 3' 49"
8. Wilco Kelderman (Ola) a 4' 06"
9. Ryder Hesjedal (Can) a 4' 16"
10. Robert Kiserlovski (Ita) a 8' 02"