ROMA - Non c'è davvero pace per il bistrattato ciclismo nostrano. Non si fa in tempo a gioire un attimo per le prestazioni di un giovane finalmente sbocciato a risultati di rilievo, che arriva subito la doccia fredda. Diego Ulissi, il non ancora venticinquenne toscano di Cecina, vincitore di due tappe all'ultimo Giro d'Italia (Viggiano e Montecopiolo), nonché del GP di Camaiore, è stato fermato dalla sua squadra, la Lampre Merida, per l'esito avverso di un controllo antidoping il giorno 21 maggio scorso, dopo la tappa che da Collecchio portava a Savona.
Bruttissimo segnale per uno sport che non riesce a liberarsi dai tentacoli di una farmacia infinita. Salbutamolo nelle urine: 1900ng/ml, quasi il doppio della quantità consentita (1000ng/ml). Una quantità che non può essere certamente spiegata con i due spruzzi di Ventolin (il medicinale usato per curare l'asma, ma che in grandi quantità ha anche effetto anabolizzante), dichiarati dal medico sociale Guardascione in sede di controllo antidoping e somministrati, secondo quanto spiega un comunicato della squadra, per curare una crisi bronchiale. I due "puff", dichiarati avrebbero portato ad una presenza tollerata dai regolamenti : di circa 200ng/ml. Ma qui siamo ben oltre.
In quella tappa Guardascione dice di aver curato Ulissi anche con del paracetamolo, un farmaco ad azione antidolorifica, dopo la caduta che aveva coinvolto il corridore nella discesa del passo delle Cento Croci. Nel rispetto dei regolamenti interni della squadra Ulissi è stato sospeso, in attesa delle controanalisi, ma dovrà rinunciare al raduno della nazionale azzurra in Trentino. Il corridore ovviamente si difende dicendo di non aver assunto assolutamente una tale quantità di salbutamolo; di essere stato nelle regole, insomma. Ed ha avviato, assieme alla procedura di controanalisi (difficilmente si approderà ad un esito diverso dalla prima analisi), l'iter stabilito dalla Wada, l'agenzia mondiale antidoping e dall'Uci, la federazione internazionale, per verificare attraverso uno studio longitudinale il meccanismo individuale di escrezione urinaria di tale sostanza
Bruttissimo segnale per uno sport che non riesce a liberarsi dai tentacoli di una farmacia infinita. Salbutamolo nelle urine: 1900ng/ml, quasi il doppio della quantità consentita (1000ng/ml). Una quantità che non può essere certamente spiegata con i due spruzzi di Ventolin (il medicinale usato per curare l'asma, ma che in grandi quantità ha anche effetto anabolizzante), dichiarati dal medico sociale Guardascione in sede di controllo antidoping e somministrati, secondo quanto spiega un comunicato della squadra, per curare una crisi bronchiale. I due "puff", dichiarati avrebbero portato ad una presenza tollerata dai regolamenti : di circa 200ng/ml. Ma qui siamo ben oltre.
In quella tappa Guardascione dice di aver curato Ulissi anche con del paracetamolo, un farmaco ad azione antidolorifica, dopo la caduta che aveva coinvolto il corridore nella discesa del passo delle Cento Croci. Nel rispetto dei regolamenti interni della squadra Ulissi è stato sospeso, in attesa delle controanalisi, ma dovrà rinunciare al raduno della nazionale azzurra in Trentino. Il corridore ovviamente si difende dicendo di non aver assunto assolutamente una tale quantità di salbutamolo; di essere stato nelle regole, insomma. Ed ha avviato, assieme alla procedura di controanalisi (difficilmente si approderà ad un esito diverso dalla prima analisi), l'iter stabilito dalla Wada, l'agenzia mondiale antidoping e dall'Uci, la federazione internazionale, per verificare attraverso uno studio longitudinale il meccanismo individuale di escrezione urinaria di tale sostanza