Mondiali, Cassani punta su Nibali. Ma non c'è solo lo Squalo
Il vincitore del Tour de France sarà la punta della squadra azzurra per la prova professionisti in Spagna. Non mancano però importanti alternative, da Colbrelli, a Visconti, ad Aru. Azzurri comunque outsider, favori del pronostico per Gerrans, Degenkolb e Cancellaradi LUIGI PANELLA
ROMA - Rendere la corsa dura, se non dai primissimi giri, almeno dai due terzi di gara. Caso contrario, sarebbe difficile sottrarsi ad una volata, sia pure a ranghi limitati, oggettivamente complicata per gli azzurri. Domenica è la grande prima di Davide Cassani da ct della Nazionale. La affronterà su un circuito, quello di Ponferrada, che si presta a varie soluzioni. A sostegno della tesi della corsa dura prima possibile, scegliamo le parole di Sofia Bertizzolo, medaglia d'argento nella prova femminile juniores: "Pensavamo che la salita facesse più selezione e la prima volta che l'abbiamo affrontata non l'abbiamo fatta a tutta. Abbiamo forzato solo nell'ultimo passaggio, ma non era una salita che permetteva selezione", ha detto la ragazza vicentina. Tradotto in soldoni: portare in carrozza i vari Gerrans, Degelkolb, Sagan e compagnia bella ai fuochi artificiali dello sprint, significherebbe consegnare a uno di loro la maglia iridata.
Ma c'è anche…
Ma c'è anche…
ROMA - Rendere la corsa dura, se non dai primissimi giri, almeno dai due terzi di gara. Caso contrario, sarebbe difficile sottrarsi ad una volata, sia pure a ranghi limitati, oggettivamente complicata per gli azzurri. Domenica è la grande prima di Davide Cassani da ct della Nazionale. La affronterà su un circuito, quello di Ponferrada, che si presta a varie soluzioni. A sostegno della tesi della corsa dura prima possibile, scegliamo le parole di Sofia Bertizzolo, medaglia d'argento nella prova femminile juniores: "Pensavamo che la salita facesse più selezione e la prima volta che l'abbiamo affrontata non l'abbiamo fatta a tutta. Abbiamo forzato solo nell'ultimo passaggio, ma non era una salita che permetteva selezione", ha detto la ragazza vicentina. Tradotto in soldoni: portare in carrozza i vari Gerrans, Degelkolb, Sagan e compagnia bella ai fuochi artificiali dello sprint, significherebbe consegnare a uno di loro la maglia iridata.
Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Lo fornisce Sven Erik Bystrom, norvegese di belle speranze, che invece dopo una gara non particolarmente tirata, piazza il suo spunto sullo strappo finale, rischia tutto in discesa e si prende il mondiale tra gli Under 23. Come si regolerà Cassani? Il ct è scalpitante, persino nelle uscite di allenamento insieme ai suoi ragazzi. Probabilmente sceglierà la via di mezzo: entrare nelle fughe da lontano, rendere la corsa complicata per i velocisti di tenuta senza attendere eccessivamente ma senza sprecare troppi uomini nei primi giri. Lui il percorso se lo è probabilmente sognato pure la notte: il punto, o i punti dove tendere l'agguato. Detto così è lineare, attuarlo è meno facile. Ci sono 18 km e due tratti di salita: il primo ha punte dell'8% ma è su uno stradone ampio, talmente pedalabile che la discesa che ne segue presenta problematiche ben superiori. Più tosta la seconda salita, lo strappo del Mirador. Qui, combinandola con la picchiata che segue (l'azzurro Moscon è andato a terra rischiando tantissimo), si può fare più selezione. Al clan dei siciliani, tanto per scomodare lo splendido romanzo di Auguste Le Breton, il compito di portare lo scompiglio. Nibali, Visconti, i due Caruso. Non solo quello internazionale, anche il ciclismo italiano cambia la geografia. Non solo loro ovviamente. Insieme ai quattro Cassani ha scelto il sardo Aru (Isole sugli scudi), Bennati, Colbrelli, De Marchi e Quinziato. Bella squadra, non c'è che dire, con tanti interrogativi tattici. Nibali capitano assoluto o specchietto delle allodole per proporre qualcos'altro?
Lo Squalo dello Stretto è stato chiaro: "Il percorso non mi si addice". Altra domanda, c'è da credergli? Fino ad un certo punto, perchè il vincitore del Tour de France (che però non ha la forma francese), la stoccata per prendere metri in cima al Mirador ce l'ha, come pure ha capacità e coraggio in discesa. L'ideale sarebbe trovare qualche alleato, magari alla sua portata in caso di arrivo in ristrettissima volata. Ma le alternative non mancano. C'è Sonny Colbrelli, che alla Sanremo ha mostrato di avere nelle gambe la distanza e che spera nella pioggia (a proposito, situazioni meteo incerte). C'è Giovanni Visconti, uno che sa vincere bene e che -parole di Cassani- vive in maniera passionale la maglia azzurra. Circa Aru, difficile capirne il ruolo. Al Giro d'Italia ed alla Vuelta di Spagna ha mostrato di avere la 'sparata', ma forse la pendenza del circuito è troppo tenera.
Circa gli altri, di Gerrans, Degenkolb e Sagan, uomini veloci ma di grande tenuta, abbiamo detto. Da seguire con curiosità -è parecchio che non lascia il segno- la prova di Boonen, che in Spagna tra l'altro (Madrid, nove anni fa) un Mondiale lo ha già vinto. Per non parlare di Alexander Kristoff, sorprendente alla Sanremo ma capace poi di confermarsi più volte. E poi ci sono quelli che possono anticipare: su tutti scegliamo Cancellara, Valverde e, una spanna sotto, Gilbert. Ma è una gara complessa, il verdetto resterà probabilmente un giallo fino agli ultimissimi km.
Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Lo fornisce Sven Erik Bystrom, norvegese di belle speranze, che invece dopo una gara non particolarmente tirata, piazza il suo spunto sullo strappo finale, rischia tutto in discesa e si prende il mondiale tra gli Under 23. Come si regolerà Cassani? Il ct è scalpitante, persino nelle uscite di allenamento insieme ai suoi ragazzi. Probabilmente sceglierà la via di mezzo: entrare nelle fughe da lontano, rendere la corsa complicata per i velocisti di tenuta senza attendere eccessivamente ma senza sprecare troppi uomini nei primi giri. Lui il percorso se lo è probabilmente sognato pure la notte: il punto, o i punti dove tendere l'agguato. Detto così è lineare, attuarlo è meno facile. Ci sono 18 km e due tratti di salita: il primo ha punte dell'8% ma è su uno stradone ampio, talmente pedalabile che la discesa che ne segue presenta problematiche ben superiori. Più tosta la seconda salita, lo strappo del Mirador. Qui, combinandola con la picchiata che segue (l'azzurro Moscon è andato a terra rischiando tantissimo), si può fare più selezione. Al clan dei siciliani, tanto per scomodare lo splendido romanzo di Auguste Le Breton, il compito di portare lo scompiglio. Nibali, Visconti, i due Caruso. Non solo quello internazionale, anche il ciclismo italiano cambia la geografia. Non solo loro ovviamente. Insieme ai quattro Cassani ha scelto il sardo Aru (Isole sugli scudi), Bennati, Colbrelli, De Marchi e Quinziato. Bella squadra, non c'è che dire, con tanti interrogativi tattici. Nibali capitano assoluto o specchietto delle allodole per proporre qualcos'altro?
Lo Squalo dello Stretto è stato chiaro: "Il percorso non mi si addice". Altra domanda, c'è da credergli? Fino ad un certo punto, perchè il vincitore del Tour de France (che però non ha la forma francese), la stoccata per prendere metri in cima al Mirador ce l'ha, come pure ha capacità e coraggio in discesa. L'ideale sarebbe trovare qualche alleato, magari alla sua portata in caso di arrivo in ristrettissima volata. Ma le alternative non mancano. C'è Sonny Colbrelli, che alla Sanremo ha mostrato di avere nelle gambe la distanza e che spera nella pioggia (a proposito, situazioni meteo incerte). C'è Giovanni Visconti, uno che sa vincere bene e che -parole di Cassani- vive in maniera passionale la maglia azzurra. Circa Aru, difficile capirne il ruolo. Al Giro d'Italia ed alla Vuelta di Spagna ha mostrato di avere la 'sparata', ma forse la pendenza del circuito è troppo tenera.
Circa gli altri, di Gerrans, Degenkolb e Sagan, uomini veloci ma di grande tenuta, abbiamo detto. Da seguire con curiosità -è parecchio che non lascia il segno- la prova di Boonen, che in Spagna tra l'altro (Madrid, nove anni fa) un Mondiale lo ha già vinto. Per non parlare di Alexander Kristoff, sorprendente alla Sanremo ma capace poi di confermarsi più volte. E poi ci sono quelli che possono anticipare: su tutti scegliamo Cancellara, Valverde e, una spanna sotto, Gilbert. Ma è una gara complessa, il verdetto resterà probabilmente un giallo fino agli ultimissimi km.