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Giro di Lombardia, Kwiatkowski sfida gli spagnoli. L'Italia punta su Aru

La classica 'delle foglie morte', che chiude la stagione delle corse che contano, vede ai nastri di partenza il neo campione del mondo, Contador e Rodriguez. La truppa azzurra, visto che la discussa Astana ha dirottato altrove Nibali, punta sull'emergente sardo
di EUGENIO CAPODACQUA 

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COMO - "Nessuna strategia, solo cercherò di stare davanti come al mondiale ed approfittare di ogni opportunità". La maglia iridata di Michal Kwiatkowski, 24 enne polacco di Dzia?y?, brilla al solicello autunnale del lago di Como. E' lui il faro della corsa "delle foglie morte", la classica monumento che gli italiani non vincono dal lontano 2008 (Cunego) e che chiude la stagione delle grandi classiche. Anche se mette subito le mani avanti: "E' stata una setimana intensa dopo la vittoria a Ponferrada ed è stato difficile mantenere il "focus" su questa gara che è famosa per essere durissima". In realtà, a considerare il nuovo tracciato, si tratta di un "Lombardia" meno aspro del solito. Con il mitico Ghisallo quasi in apertura di corsa (km 49,5), i tre colli de Pasta, del Gallo, il passo Ganda e il Brebenno prima del finale con il passaggio a Bergamo alta attraverso lo strappo di Porta Garibaldi. "Ma -riconosce il giovane polacco- il percorso contribuisce alla durezza, ma poi dipende da quanta battaglia ci sarà fra i corridori. Sono loro che rendono dura la corsa".

"Loro", quelli temuti dal neo-iridato che spera nel colpo a sopresa proprio sull'ultima rampa in città, sono soprattutto gli spagnoli: Contador, recente dominatore dalla Vuelta, Valverde, che divide con il polacco i favori del pronostico, Joaquim Rodriguez, l'ultimo vincitore. Sfida fra spagnoli, dunque. Con gli italiani a fare da contorno. Non esendoci al momento alcun corridore in grado di accendere veramente la fantasia dei tifosi nostrani, a parte il sardo Aru. Il magro panorama azzurro comprende l'ultra combattivo De Marchi, il giovane Formolo e il veterano Basso nella Cannondale, formazione che con la nuova stagione 2015 confluirà nell'americana Garmin (e l'intero staff, nonché tutto il personale italiano sarà dunque in cerca di lavoro...). Aru, appunto, bandiera di un'Astana in evidente imbarazzo dopo la seconda positività in pochi mesi, quella del vincitore della Liegi 2012 Maxim Iglinski, lo scorso agosto. Ieri nessuno della formazione kazaka si è presentato alla stampa ed è tutto dire.

Dicono che Vinokourov, il sulfureo manager (ex dopato) della squadra, si sia molto arrabbiato per le ultime vicende. Ma due positività in poche settimane dicono soprattutto di controlli mancati o all'acqua di rose. Mentre la rinuncia di Nibali per andare a correre un non meglio qualificato Tour di Almati segnala la confusione che regna nel calendario, dove tutto è mischiato: la grande classica-monumento e la corsetta di paese. Dove gli sponsor fanno il bello e cattivo tempo, tanto più in tempi di crisi. Se un vincitore di un Tour come Nibali non ha la forza di scegliere le corse che danno maggior lustro e prestigio, ci si domanda che futuro abbia il ciclismo della grande tradizione. Che difesa c'è da parte dell'Uci, la federazione internazionale nei confronti di una classica-monumento, se si consente a danarosi sponsor di proporre un'alternativa lo stesso giorno?

Lo "squalo dello stretto" viene da una stagione dura e impegnativa ed è vero che le condizioni di forma non sono quelle brillanti del trionfo al Tour. Ma essendo un combattente un ruolo di primio piano se lo sarebbe ritagliato certamente. Eppure non è stato capace di dire di no allo sponsor, la cui miopia è evidente. Che cassa di risonanza può avere mai il Tour di Almati a confronto del mitico "Lombardia"? Ma tant'è. Chi altro, poi, può essere fra i protagonisti della classica d'autunno? C'è un Visconti coriaceo capace di inventarsi qualcosa sulle salite lomarde; Dario Cataldo (Sky), il navigato Pellizotti (Androni) per gli azzurri; i belgi Gilbert e Vanendert, lo svizzero Albasini, il canadese Hesjedal già vincitore di un Giro. Spagnoli favoriti e un Aru in agguato nella speranza che gli iberici si facciano i dispetti come accaduto spessissimo nei grandi apuntamenti. Il fascino della mitica corsa è comunque assicurato.

 
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