BERGAMO - Daniel Martin, il Giro di Lombardia ha un degno vincitore. L'ultimo irlandese a vincere la classica delle foglie morte era stato Sean Kelly nel 1991. Gli succede questo nipote d'arte (lo zio è il grande Stephen Roche), uno che non vince tantissimo ma vince bene: nel 2013 la Liegi, che avrebbe fatto sua anche quest'anno se non fosse finito a terra nell'ultima curva a partita quasi vinta, ora nuovamente una classica monumento. Un successo che getta alle spalle una stagione piena di inconvenienti: a parte il citato scivolone in Vallonia, la caduta al Giro d'Italia ed il ritiro nella pioggia di Belfast quando tutto un popolo non vedeva l'ora di celebrarlo. Quindi la rivincita dopo una gara bellissima, incerta fino a 500 metri dall'arrivo, quando Martin lascia la compagnia di un qualificatissimo gruppetto di attaccanti e va a vincere da solo. Tra quelli che se la giocano anche Fabio Aru e Rinaldo Nocentini, che però non hanno la brillantezza necessaria. Inesatto però definire il sardo e il toscano come sconfitti, anzi... Semmai il ruolo spetta agli spagnoli, dispettosi tra loro come pochi: secondo posto per Alejandro Valverde (ennesimo piazzamento), terzo per il portoghese Rui Costa.
Circa gli italiani, dato statistico da rilevare. Sale a sei anni tondi tondi l'astinenza azzurra da grandi classiche (l'ultimo Cunego nel 2008, proprio al Lombardia). Vero, la vittoria di Nibali al Tour -il siciliano dirottato dalla kazaka Astana sull'oscuro Tour di Almaty- parla di un movimento in salute, ma come corse in linea non ci siamo ancora. Peccato, perchè il Lombardia è pari a Sanremo, Fiandre, Roubaix e Liegi. Una corsa monumento onorata da Fausto Coppi, 5 volte primo (4 consecutive), da Alfredo Binda tre, tanto per citare un paio di leggende in bianco e nero. Un grande fascino, immutato anche nell'edizione numero 108. La prima nel 1905: a proposito di bianco e nero, ciclismo che più eroico non si può, con primo sigillo apposto da Giovanni Gerbi, uno che per il modo di stare in corsa e la scelta cromatica della divisa si era guadagnato il soprannome di 'diavolo rosso'. Non costante nel percorso, la classica delle foglie morte stavolta sceglie Como e Bergamo come quartieri generali: in mezzo, fermo restando un tracciato costantemente ondulato, le asperità della Madonna del Ghisallo, del Colle Gallo, del Passo di Ganda e Berbenno, fino al dente avvelenato (punta del 12% verso Bergamo Alta, preludio alla picchiata verso l'arrivo.
Lo svolgimento della corsa ricalca un copione abbastanza scontato. Non c'è molta attesa, se ne va un drappello. Dapprima è consistente, quindi si riduce gradualmente: Roy, Polanc, Rubiano Chavez, Fedi e Paulinho, poi restano soli gli ultimi due. Dietro, accenni di strategie sul Ganda, quando Katusha (per Joaquim Rodriguez) e Omega Pharma (il campione del mondo Kwiatkowski pensa di averne, poi si arrende ai crampi sul più bello) conducono le danze del plotone. Non proprio un inseguimento spasmodico, visto che i primi ad insidiare Fedi e Paulinho sono Txurruka, Cherel, Mollema, Weening e Hermans, che lungo il percorso 'raccolgono' Roy e Rubiano Chavez. Si tratta comunque di punture di spillo, visto verso Berbenno i big iniziano a fare sul serio. Purito lancia Kolobnev in avanscoperta, il promettente Zardini fa vedere che è anche qualcosa più di una promessa. Davanti si parla fiammingo: scollinano per primo il belga Hermans e l'olandese Weening, che vengono ripresi in discesa da Konig, che però sul passo non riesce a tenerli.
In particolare è Weening a dare tirate impressionanti, tanto che dietro devono impegnarsi a tutta per chiudere il margine ai -4 dal traguardo. Si arriva allo strappo verso Bergamo alta. Accende la miccia Wellens, risponde Aru, poi arrivano Gilbert, Nocentini e gli altri. Gilbert e Samuel Sanchez possono giocare di squadra, Valverde è attento che non vinca il grande nemico (Sanchez non convocato in nazionale dietro suo suggerimento), pregusta uno sprint vincente. Ma c'è Martin che li frega tutti... "E' incredibile, quest'anno ho avuto tante disavventure, tra cadute e sfortuna...", riavvolge il nastro stagionale il vincitore. "Amo questa corsa, volevo attaccare in salita ma era troppo stretto, ho visto che nel finale c'erano anche Gilbet e Albasini, che in volata sono più veloci di me, ed ho allungato".
CLASSIFICA FINALE
1. Daniel Martin (IRL/Garmin), 260 km in 6 h 25:33.
2. Alejandro Valverde (ESP/MOV) 01.
3. Rui Costa (POR/LAM) 01.
4. Tim Wellens (BEL/LTB) 01.
5. Samuel Sanchez (ESP/BMC) 01.
6. Michael Albasini (SUI/ORI) 01.
7. Philippe Gilbert (BEL/BMC) 01.
8. Joaquim Rodriguez (ESP/KAT) 01.
9. Fabio Aru (ITA/AST) 01.
10. Rinaldo Nocentini (ITA/ALM) 14.
11. Romain Bardet (FRA/ALM) 14.
12. Jelle Vanendert (BEL/LTB) 18.
13. Alexandr Kolobnev (RUS/KAT) 20.
14. Thibaut Pinot (FRA/FDJ) 25.
15. Alessandro de Marchi (ITA/CAN) 25.
16. Davide Villela (ITA/CAN) 25.
17. Wilco Kelderman (NED/BKN) 25.
18. Tiago Machado (POR/APP) 25.
19. Mauro Finetto (ITA/NRI) 25.
20. Ivan Santaromita (ITA/ORI) 25.
Circa gli italiani, dato statistico da rilevare. Sale a sei anni tondi tondi l'astinenza azzurra da grandi classiche (l'ultimo Cunego nel 2008, proprio al Lombardia). Vero, la vittoria di Nibali al Tour -il siciliano dirottato dalla kazaka Astana sull'oscuro Tour di Almaty- parla di un movimento in salute, ma come corse in linea non ci siamo ancora. Peccato, perchè il Lombardia è pari a Sanremo, Fiandre, Roubaix e Liegi. Una corsa monumento onorata da Fausto Coppi, 5 volte primo (4 consecutive), da Alfredo Binda tre, tanto per citare un paio di leggende in bianco e nero. Un grande fascino, immutato anche nell'edizione numero 108. La prima nel 1905: a proposito di bianco e nero, ciclismo che più eroico non si può, con primo sigillo apposto da Giovanni Gerbi, uno che per il modo di stare in corsa e la scelta cromatica della divisa si era guadagnato il soprannome di 'diavolo rosso'. Non costante nel percorso, la classica delle foglie morte stavolta sceglie Como e Bergamo come quartieri generali: in mezzo, fermo restando un tracciato costantemente ondulato, le asperità della Madonna del Ghisallo, del Colle Gallo, del Passo di Ganda e Berbenno, fino al dente avvelenato (punta del 12% verso Bergamo Alta, preludio alla picchiata verso l'arrivo.
Lo svolgimento della corsa ricalca un copione abbastanza scontato. Non c'è molta attesa, se ne va un drappello. Dapprima è consistente, quindi si riduce gradualmente: Roy, Polanc, Rubiano Chavez, Fedi e Paulinho, poi restano soli gli ultimi due. Dietro, accenni di strategie sul Ganda, quando Katusha (per Joaquim Rodriguez) e Omega Pharma (il campione del mondo Kwiatkowski pensa di averne, poi si arrende ai crampi sul più bello) conducono le danze del plotone. Non proprio un inseguimento spasmodico, visto che i primi ad insidiare Fedi e Paulinho sono Txurruka, Cherel, Mollema, Weening e Hermans, che lungo il percorso 'raccolgono' Roy e Rubiano Chavez. Si tratta comunque di punture di spillo, visto verso Berbenno i big iniziano a fare sul serio. Purito lancia Kolobnev in avanscoperta, il promettente Zardini fa vedere che è anche qualcosa più di una promessa. Davanti si parla fiammingo: scollinano per primo il belga Hermans e l'olandese Weening, che vengono ripresi in discesa da Konig, che però sul passo non riesce a tenerli.
In particolare è Weening a dare tirate impressionanti, tanto che dietro devono impegnarsi a tutta per chiudere il margine ai -4 dal traguardo. Si arriva allo strappo verso Bergamo alta. Accende la miccia Wellens, risponde Aru, poi arrivano Gilbert, Nocentini e gli altri. Gilbert e Samuel Sanchez possono giocare di squadra, Valverde è attento che non vinca il grande nemico (Sanchez non convocato in nazionale dietro suo suggerimento), pregusta uno sprint vincente. Ma c'è Martin che li frega tutti... "E' incredibile, quest'anno ho avuto tante disavventure, tra cadute e sfortuna...", riavvolge il nastro stagionale il vincitore. "Amo questa corsa, volevo attaccare in salita ma era troppo stretto, ho visto che nel finale c'erano anche Gilbet e Albasini, che in volata sono più veloci di me, ed ho allungato".
CLASSIFICA FINALE
1. Daniel Martin (IRL/Garmin), 260 km in 6 h 25:33.
2. Alejandro Valverde (ESP/MOV) 01.
3. Rui Costa (POR/LAM) 01.
4. Tim Wellens (BEL/LTB) 01.
5. Samuel Sanchez (ESP/BMC) 01.
6. Michael Albasini (SUI/ORI) 01.
7. Philippe Gilbert (BEL/BMC) 01.
8. Joaquim Rodriguez (ESP/KAT) 01.
9. Fabio Aru (ITA/AST) 01.
10. Rinaldo Nocentini (ITA/ALM) 14.
11. Romain Bardet (FRA/ALM) 14.
12. Jelle Vanendert (BEL/LTB) 18.
13. Alexandr Kolobnev (RUS/KAT) 20.
14. Thibaut Pinot (FRA/FDJ) 25.
15. Alessandro de Marchi (ITA/CAN) 25.
16. Davide Villela (ITA/CAN) 25.
17. Wilco Kelderman (NED/BKN) 25.
18. Tiago Machado (POR/APP) 25.
19. Mauro Finetto (ITA/NRI) 25.
20. Ivan Santaromita (ITA/ORI) 25.