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Caso Pantani, non resta nulla dei reperti dell'autopsia

"La distruzione dei reperti anatomici - precisano dalla Procura di Rimini - è cosa prevista dal codice di procedura penale quando il processo è terminato". Per gli inquirenti, vista l'intenzione della famiglia di riaprire il caso, sarebbe stato possibile chiederne la conservazione

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RIMINI - Non resta nulla dell'autopsia di Marco Pantani. I reperti anatomici prelevati sul corpo del ciclista e depositati all'ufficio corpo del reato dal medico legale, il professor Giuseppe Fortuni che 10 anni fa, su ordine della Procura della Repubblica di Rimini, effettuò l'esame sul cadavere, non  esistono più. "La distruzione dei reperti anatomici - precisano dalla Procura di Rimini - è cosa prevista dal codice di procedura penale quando il processo è terminato. Così come in questo caso, essendo arrivati dopo 10 anni ad una sentenza di Cassazione".

Nel particolare, sono stati distrutti quei reperti anatomici, parti di tessuti prelevati dalla salma e fissati su vetrini o in blocchi di paraffina, sui quali furono effettuati i test di laboratorio nelle settimane successive al 14 febbraio del 2004, quando Marco Pantani fu ritrovato cadavere in una camera del residence "le Rose" di Rimini. Per gli inquirenti vista l'intenzione della famiglia di presentare l'esposto, lavoro lungo e meticoloso, si sarebbe potuto anche chiedere la conservazione di quei reperti anatomici in tempi utili.
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