SIENA - L'importanza di cogliere l'attimo. Zdenek Stybar vince le Strade Bianche, seminando nell'erta finale verso il traguardo di Siena due volpi da classiche del nord come Greg van Avermaet e Alejandro Valverde, giunti rispettivamente secondo e terzo. Un colpo da maestro per il ceco, che solitamente ha abituato tutti a dominare nel ciclocross: nel palmares spiccano tre titoli mondiali tra il 2010 e il 2014. Stybar una volta avuta la responsabilità della corsa, riabilita la corazzata Etixx-Quick Step, che -ferma restando la vittoria di Cavendish alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne - aveva preso una mazzata micidiale lo scorso sabato nella Omloop Het Nieuwsblad vinta da Stannard. Note interessanti per il ciclismo italiano le offre Diego Rosa, che da luogotenente di Vincenzo Nibali si trasforma in grande protagonista chiudendo al quarto posto: bene comunque anche Daniel Oss (che ha ceduto nel finale) e Oscar Gatto. A proposito del trionfatore dell'ultimo Tour de France, essere giunto dietro non è certo una bocciatura nè tantomeno un motivo di preoccupazione. La sua preparazione è tale che in questo punto della stagione non è lecito attendersi di più.
Gara bellissima e durissima (il vento è una costante della giornata), non è ancora definibile una classica solo per la tenera età che la rende imparagonabile ai monumenti del ciclismo internazionale. Per il resto però, la spettacolarità del percorso, con i tratti sterrati, si conferma di primissimo piano. Il tracciato costa caro a un pesce grosso come Simon Gerrans, reduce da un infortunio e coinvolto in una caduta, e Stefano Pirazzi, attivissimo nel gruppetto della fuga iniziale ma costretto ad alzare bandiera bianca dopo un brutto capitombolo sullo sterrato.
[[ge:rep-locali:repubblica:109004904]]
Quando entrano in scena i favoriti si possono tirare le somme sulla loro condizione. Peter Sagan ad esempio non ha ancora la brillantezza necessaria e dopo essere stato protagonista per qualche km non tiene. Cancellara invece a nostro avviso va forte: di solito queste gare lo svizzero le fa per vincere, la sensazione però è che abbia messo a punto il motore senza prendersi eccessivi rischi. Tornando nel vivo della gara, lo sterrato di Monte Sante Marie determina la prima scrematura decisiva. Il tratto più lungo con degli strappi significativi che mette a dura prova i polpacci di molti. L'altro momento topico è l'azione di Oss ad una ventina di km dal traguardo. L'azzurro prova un po' per sè, soprattutto per il capitano van Avermaet, che infatti usa l'azione come trampolino di lancio per rompere gli indugi. Gli unici a seguirlo sono Valverde e Stybar, è il terzetto a giocarsela. L'asturiano sulle rampe finali sente l'odore del sangue, ma non fa in conti con la benzina al lumicino. Stessa cosa per van Avermaet, che una volta liberatosi di Valverde vede spuntare alle sue spalle la sagoma di Stybar: invece del fango del cross c'è la polvere dello sterrato, ma al ceco l'aria piace lo stesso.
ORDINE D'ARRIVO
1 Zdenek Stybar - ETI
2 Greg Van Avermaet - BMC 02''
3 Alejandro Valverde - MOV 18''
4 Sep Vanmarcke - LNL 46''
5 Diego Rosa - AST 56''
6 Oscar Gatto - AND 59''
7 Rigoberto Uran - ETI 59''
8 Fabio Felline - TFR 1' 02''
9 Przemyslaw Niemiec - LAM 1' 03''
10 Giampaolo Caruso - KAT 1' 03''
Gara bellissima e durissima (il vento è una costante della giornata), non è ancora definibile una classica solo per la tenera età che la rende imparagonabile ai monumenti del ciclismo internazionale. Per il resto però, la spettacolarità del percorso, con i tratti sterrati, si conferma di primissimo piano. Il tracciato costa caro a un pesce grosso come Simon Gerrans, reduce da un infortunio e coinvolto in una caduta, e Stefano Pirazzi, attivissimo nel gruppetto della fuga iniziale ma costretto ad alzare bandiera bianca dopo un brutto capitombolo sullo sterrato.
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Quando entrano in scena i favoriti si possono tirare le somme sulla loro condizione. Peter Sagan ad esempio non ha ancora la brillantezza necessaria e dopo essere stato protagonista per qualche km non tiene. Cancellara invece a nostro avviso va forte: di solito queste gare lo svizzero le fa per vincere, la sensazione però è che abbia messo a punto il motore senza prendersi eccessivi rischi. Tornando nel vivo della gara, lo sterrato di Monte Sante Marie determina la prima scrematura decisiva. Il tratto più lungo con degli strappi significativi che mette a dura prova i polpacci di molti. L'altro momento topico è l'azione di Oss ad una ventina di km dal traguardo. L'azzurro prova un po' per sè, soprattutto per il capitano van Avermaet, che infatti usa l'azione come trampolino di lancio per rompere gli indugi. Gli unici a seguirlo sono Valverde e Stybar, è il terzetto a giocarsela. L'asturiano sulle rampe finali sente l'odore del sangue, ma non fa in conti con la benzina al lumicino. Stessa cosa per van Avermaet, che una volta liberatosi di Valverde vede spuntare alle sue spalle la sagoma di Stybar: invece del fango del cross c'è la polvere dello sterrato, ma al ceco l'aria piace lo stesso.
ORDINE D'ARRIVO
1 Zdenek Stybar - ETI
2 Greg Van Avermaet - BMC 02''
3 Alejandro Valverde - MOV 18''
4 Sep Vanmarcke - LNL 46''
5 Diego Rosa - AST 56''
6 Oscar Gatto - AND 59''
7 Rigoberto Uran - ETI 59''
8 Fabio Felline - TFR 1' 02''
9 Przemyslaw Niemiec - LAM 1' 03''
10 Giampaolo Caruso - KAT 1' 03''