ROMA - Una impresa ad effetto, sia agonistico che scenico. In mezzo alla tempesta di neve che avvolge il Monte Terminillo riecco la faccia senza età di Nairo Quintana: il colombiano, che lo scorso anno fece suo il Giro d'Italia, doma la montagna dei romani in uno scenario che più invernale non si può, mettendo una serissima ipoteca sulla conquista della 50esima Tirreno-Adriatico. Azione composta, di classe, culmine di una condotta tattica perfetta, non solo nella tappa regina, ma dall'inizio della corsa. Contador non crolla, ma deve accettare una sconfitta abbastanza netta (intorno al minuto). Nibali, per completare il quadro di tris d'assi che caratterizzavano in partenza la corsa dei due mari, conferma una condizione in ritardo -ci sta per uno che ha il Tour nel mirino- e paga oltre due minuti. "Sono molto contento per la prima vittoria dell'anno, ringrazio la mia squadra che ha condotto la gara alla perfezione. Dedico a loro il mio successo", le dichiarazioni del vincitore. "Sono partito al momento giusto, provavo buone sensazioni e sono scattato. Ho capito che dietro non c'era nessuno che potesse seguirmi".
Vero, Quintana parte al momento giusto. Non punzecchia i rivali con scattini per saggiarne la condizione, non li affianca per scrutarne lo sguardo. Uno scatto unico, secco: necessario fare il vuoto e dilatare successivamente il margine. Niente di nuovo, basta riavvolgere il nastro della carriera di questo colombiano che, contrariamente ai suoi predecessori storici -Lucho Herrera il più famoso- non è uno da impresa isolata dal sapore d'avventura. E' un pianificatore che sa quello che vuole, un bel personaggio che pian pianino sta conquistando le simpatie anche i non colombiani.
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Tappa che non delude le attese, a cominciare dalla fuga iniziale di giornata, portata avanti da tutta gente tosta: c'è Scarponi, con un De Marchi che tiene fede alla sua nome di attaccante, ci sono Grivko, Montaguti, Vicioso, Monfort (che per lunghi tratti è anche leader della generale), Herrada Lopez e Voss. Dietro non si danna l'anima la Tinkoff di Contador, gestisce la Movistar di Quintana, lavora soprattutto il Team Sky di un Poels definibile 'presuntuoso', visti i propositi di vittoria dopo l'impresa del giorno precedente. Fuga di spessore dunque, ma niente da fare quando i big tornano sotto. Quintana controlla la situazione, poi parte. Il più convincente tra chi insegue è Bauke Mollema, mentre appena la corsa diventa una battaglia nella neve Nibali arranca. Insomma, tutto perfetto o quasi per il colombiano. il 'quasi' riguarda il mancato brindisi sul podio: troppo freddo per stappare la bottiglia... Ora un lunedì da velocisti, poi la crono che assegnerà la maglia azzurra definitiva: difficile però che questo Quintana possa concedere troppo, anche contro il tempo.
PARIGI-NIZZA, CLASSIFICA FINALE A PORTE - La 73esima Parigi-Nizza si è chiusa con la vittoria finale di Richie Porte. L'australiano si è aggiudicato la settima e ultima tappa della corsa francese, una cronoscalata di 9,5 km con arrivo a Col d'Eze e con essa la classifica finale. Porte si è imposto con il tempo di 20'23'' precedendo di 13" lo slovacco Simon Spilak (Katusha) e di 24" il portoghese Rui Costa (Lampre-Merida). Nella graduatoria finale Porte ha preceduto il polacco Michal Kwiatkowski (Etixx-QuickStep) di 30''.
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Vero, Quintana parte al momento giusto. Non punzecchia i rivali con scattini per saggiarne la condizione, non li affianca per scrutarne lo sguardo. Uno scatto unico, secco: necessario fare il vuoto e dilatare successivamente il margine. Niente di nuovo, basta riavvolgere il nastro della carriera di questo colombiano che, contrariamente ai suoi predecessori storici -Lucho Herrera il più famoso- non è uno da impresa isolata dal sapore d'avventura. E' un pianificatore che sa quello che vuole, un bel personaggio che pian pianino sta conquistando le simpatie anche i non colombiani.
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Tappa che non delude le attese, a cominciare dalla fuga iniziale di giornata, portata avanti da tutta gente tosta: c'è Scarponi, con un De Marchi che tiene fede alla sua nome di attaccante, ci sono Grivko, Montaguti, Vicioso, Monfort (che per lunghi tratti è anche leader della generale), Herrada Lopez e Voss. Dietro non si danna l'anima la Tinkoff di Contador, gestisce la Movistar di Quintana, lavora soprattutto il Team Sky di un Poels definibile 'presuntuoso', visti i propositi di vittoria dopo l'impresa del giorno precedente. Fuga di spessore dunque, ma niente da fare quando i big tornano sotto. Quintana controlla la situazione, poi parte. Il più convincente tra chi insegue è Bauke Mollema, mentre appena la corsa diventa una battaglia nella neve Nibali arranca. Insomma, tutto perfetto o quasi per il colombiano. il 'quasi' riguarda il mancato brindisi sul podio: troppo freddo per stappare la bottiglia... Ora un lunedì da velocisti, poi la crono che assegnerà la maglia azzurra definitiva: difficile però che questo Quintana possa concedere troppo, anche contro il tempo.
PARIGI-NIZZA, CLASSIFICA FINALE A PORTE - La 73esima Parigi-Nizza si è chiusa con la vittoria finale di Richie Porte. L'australiano si è aggiudicato la settima e ultima tappa della corsa francese, una cronoscalata di 9,5 km con arrivo a Col d'Eze e con essa la classifica finale. Porte si è imposto con il tempo di 20'23'' precedendo di 13" lo slovacco Simon Spilak (Katusha) e di 24" il portoghese Rui Costa (Lampre-Merida). Nella graduatoria finale Porte ha preceduto il polacco Michal Kwiatkowski (Etixx-QuickStep) di 30''.
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