Sport

Ciclismo, Milano-Sanremo senza favoriti. Italiani contro il tabù

La classica di primavera (domenica dalle 15 in diretta su Repubblica.it) sfugge ad un pronostico definito. Ma Kristoff, Sagan e Cancellara hanno qualche ambizione in più. La truppa azzurra, che non vince dal 2006, non ha tante carte da giocare: Pozzato e Nibali i più attesi, Colbrelli per la sorpresa

2 minuti di lettura
ROMA - "Ma alla Milano-Sanremo cosa ci vado a fare?". E' il Nibali pensiero di qualche giorno fa, un momento di riflessione -amara- dopo aver fatto parecchia fatica alla Tirreno-Adriatico. La risposta più efficace all'interrogativo ("A vincere") sarebbe la più elettrizzante per un ciclismo italiano che vive le classiche preda di un prolungato tabù, non vincendone una dal 2008 (Cunego al Lombardia), forbice ancora più ampia se estesa alla Classicissima: l'ultimo a vincerla, quando sembrava che dalla promessa fosse sbocciato un grande campione, fu nel 2006 Filippo Pozzato. Il vicentino, che nell'arrivo di Arezzo alla Tirreno ha esibito un bel colpo di pedale, sarà ancora - nove anni dopo e con l'esperienza di un 33enne- uno degli elementi di punta della truppa azzurra.

L'altro, dichiarazioni sconfortate a parte, è proprio Nibali, per un motivo semplicissimo: è stato l'ultimo italiano a salire sul podio (2012, dietro a Gerrans e Cancellara) ed anche lo scorso anno, pur non trovando collaborazione e fortuna, fece un tentativo 'romantico' sulla Cipressa. Farà qualcosa anche quest'anno? Visto lo scorcio iniziale di stagione sembra problematico: unico fattore di speranza, il km in meno, visto l'arrivo riportato in via Roma, dalla discesa seguente al Poggio alla linea del traguardo. Uno sconto di mille metri su cui punta chi proprio ad arrivare in volata non ci tiene. Qui la lista viene facile ed è di gran qualità: Fabian Cancellara ad esempio cercherà di rubare quei pochi metri, magari nell'ultimissima parte della discesa, da dilatare grazie al suo motore straordinario. Greg van Avermaet e il campione del mondo Michal Kwiatkowski (il polacco è uno specialista nel cogliere l'attimo) invece cercheranno di muoversi prima. Un ragionamento che probabilmente farà anche Philippe Gilbert, uomo da Ardenne ma adatto anche a colpi di mano sui tornanti liguri.

Insomma, il solito film giallo che, a differenza delle sfide sulle pietre del nord, solitamente dal pronostico più chiuso, ha una gamma di 'assassini' vastissima. Tra questi, ovviamente, gli uomini veloci. In base a quello che si è visto, il principale indiziato è proprio il vincitore della scorsa edizione, Alexander Kristoff, elemento di tenuta e micidiale sul rettilineo finale. Impossibile ovviamente non considerare Mark Cavendish, che la Sanremo ha dimostrato di saperla vincere, ma che dovrà fare i conti con Passo del Turchino, Capo Mele, Capo Cervo, Capo Berta, Cipressa e Poggio, che non saranno ascese irresistibili ma che, combinate con la lunghezza del percorso (293 km) potrebbero farsi sentire.  Detto degli outsider ma non troppo, quelli che se arrivano nin determinate condizioni hanno buone chance di fare il colpo (indichiamo Degenkolb su tutti,  poi Greipel, Swift, Goss), spazio all'uomo che alla Sanremo sta dando la caccia dall'inizio della sua ancor giovane carriera, Peter Sagan. Lo slovacco rispetto al solito, arriva con qualche dubbio in più, fugato anche se non totalmente, da una vittoria di tappa alla Tirreno.

Esula dall'aspetto tecnico, ma è di profondo significato, la partecipazione di una squadra di professionisti tutti con diabete, il Team Novo Nordisk: tra le fila anche Andrea Peron, 26 anni, gli ultimi dieci dei quali spesi -bene- in bici nonostante avesse scoperto di avere questo problema. Non sarà probabilmente lui, anche se sarebbe stupendo sbagliarci, a riportare la Sanremo all'Italia dopo il grande digiuno, lungo ma non tanto quello che intercorse tra la vittoria nel 1953 di Loreto Petrucci (campione che vinse poco, pare per lo stile di vita, pare per l'inimicizia con il mostro sacro Coppi) e quella nel 1970 di Michele Dancelli. E' il lotto azzurro in genere che non fa ben sperare: oltre ai citati Nibali e Pozzato, si può puntare su Colbrelli (lo scorso anno sarebbe stato sul podio se avesse avuto pazienza), Trentin (ma bisogna vedere le strategie di una squadra con più capitani) e Andrea Guardini: quest'ultimo irresistibile al Giro della Malesia, anche se, con tutto il rispetto, la Sanremo è ben altra cosa. Ultima considerazione è sul meteo. Le previsioni indicano pioggia: se ci azzeccano le componenti ci sono tutte. Può cominciare il film giallo dal titolo Milano-Sanremo.
I commenti dei lettori