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Parigi-Roubaix, Kristoff a caccia della doppietta. Wiggins lo sfida sul pavè

La Katusha e Paolini e Kristoff in allenamento sul pavè (ap)
Domenica sulle sconnesse pietre francesi si corre la corsa più dura e affascinante del panorama internazionale. Il norvegese dopo aver vinto il Fiandre cerca la grande accoppiata, ma il britannico con la sua bici tecnologica vuole chiudere alla grande su strada prima di tornare alla pista. Italiani outsider, Pozzato, Paolini e Oss i più accredidati
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ROMA - Foresta di Arenberg, Mons-En-Pevele, Carrefour de l'Arbre: nel primo tratto si capisce chi è fuori dai giochi, nel secondo si possono impostare giochi tattici a volte decisivi, nel terzo c'è la resa dei conti tra i sopravvisuti. Sono i tratti di pavè tradizionalmente più tosti della Parigi-Roubaix, che domenica prossima vivrà la sua edizione 113. E' l'inferno del nord, la corsa che più di tutte è rimasta immutata nel tempo sin da quando nel 1896 due filatori di Roubaix, i fratelli Perez, ebbero l'idea di una corsa folle che partisse da Parigi ed arrivasse nel velodromo che loro stessi avevano provveduto a far edificare. Perché se gli snodi classici sono i tre appena citati, non c'è un metro, soprattutto dopo i primi 100 km relativamente tranquilli, che non nasconda qualche insidia. Dislocati lungo i 253 km del percorso, i settori di pavé sono ben 27: in totale fanno oltre 52 km su pietre di campagna, sconnesse dal passaggio dei trattori delle campagne francesi al punto da far male. Una sfida fuori dal tempo, il guanto lanciato alla tecnologia, che stavolta presenta un ulteriore motivo di interesse: il Team Sky, che annovera due tra i favoriti (Bradley Wiggins e Geraint Thomas), userà delle bici innovative con tanto di ammortizzatore. Se poi la cosa funzionerà, lo scopriremo solo al Velodrome.

Comunque, ammortizzatore a parte, l'attesa per Wiggins è tanta. Il vincitore del Tour 2012, nonché oro olimpico a cronometro, nonché pluridecorato su pista, nonchè tante altre cose insomma, tenta di vincere sulle pietre prima di tornare alla pista levigata, a caccia di gloria per i giochi di Rio. L'impresa è difficile, ma non impossibile: il baronetto è uno che quando pianifica qualcosa la raccoglie, anche se qui i fattori -la fortuna ad esempio è uno da non sottovalutare- sono veramente tanti. Al Fiandre, altra classica monumento, il popolare Wiggo è caduto, ha cambiato bicicletta, in pratica si è smarrito avviando una giornata non esaltante di tutto lo squadrone inglese. Inoltre alla Roubaix non si inventa nulla, sul pavè bisogna saperci andare: parla il palmares, con 55 vittorie del Belgio e 28 della Francia, mentre i britannici sono ancora a 0, anche se va detto che un loro vicino di casa come Sean Kelly è stato capace di fare doppietta. Non siamo messi malaccio nemmeno noi italiani, con 13 vittorie, anche se nel nuovo millennio sono arrivati soltanto podi (l'ultimo nel 2012 di Ballan): la vittoria più recente è di Andrea Tafi nel 1999. Domenica si riproporrà per i colori azzurri la stessa situazione tattica del Fiandre: Oss e Quinziato (per van Avermaet), Paolini (per super Kristoff), sono subordinati alle condizioni dei loro capitani per poter dire la loro. Trentin di leader ne ha addirittura due (Stybar e Terpstra). L'unico vero capitano è Filippo Pozzato, che non ha più il colpo di pedale di una volta ma sul pavè fiammingo è andato benino.

Tornando ai favoriti, l'uomo del momento è Alexander Kristoff: al Fiandre ha fatto il padrone, prima aveva vinto la Tre Giorni di La Panne, dopo ha fatto suo il Gp Escaut. Uno stato psicofisico eccezionale che lo inserisce tra i grandi favoriti. Non bisogna poi dimenticare che il pronostico è sicuramente più aperto, vista l'assenza di Fabian Cancellara e dell'unico vero Monsieur Roubaix dopo il mito Roger De Vlaeminck (4 successi cadauno), Tom Boonen. Quindi fari puntati su Kristoff, ma spazio anche a Terpstra che cerca il magico bis dopo il successo dello scorso anno, a Stybar, adatto in quanto uomo da ciclocross, ad un Sagan finora deludente, ad un Degenkolb ancora carico dopo la Sanremo, ad un Vanmarcke clamorosamente sconfitto al Fiandre, ad un Boom che merita di essere inserito nella lista se non altro per quanto fatto lo scorso anno al Tour de France, quando vinse la tappa 'dantesca' tra pietre e fango che di fatto vide Vincenzo Nibali mettere la prima seria ipoteca sul successo finale di Parigi.

 
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