ROMA - Dopo le torture delle pavè fiammingo e francese, le classiche di primavera voltano pagina trasferendosi nelle Ardenne. Un trittico di grande effetto che parte domenica dai Paesi Bassi, la Amstel Gold Race: carta d'identità alla mano, è la corsa meno nobile delle tre. Prima edizione nel 1966 con vittoria francese di Jean Stablinski, niente a che vedere con i quasi 80 anni della Freccia Vallone, prevista mercoledì prossimo, e soprattutto con i 123 anni della mitica Doyenne di domenica 26, la Liegi-Bastogne-Liegi. Comunque, pedigree a parte, la corsa della birra (dallo sponsor Amstel) è di quelle toste. Da Maastricht e Valkenburg sono 258 km lungo i quali sono disseminati miriadi di 'Berg'. La traduzione dal fiammingo, montagna, è sinceramente esagerata. Tuttavia, sommando il dislivello tra i numerosi strappi si arriva praticamente ad una sollecitazione fisica da tappa seria di un grande giro. Tradizione dice che, a meno di grandi azioni d'anticipo, i favoriti tengono i proiettili per le salite finali: Geulhemmerberg, Bemelerberg e soprattutto il Cauberg, in vetta al quale mancheranno meno di 2 km all'arrivo.
Tra i tanti pretendenti, quello più legato al Cauberg e Philippe Gilbert: vi ha costruito il suo tris alla Amstel (ma non è record, Jan Raas ha cannibalizzato la prova con 5 affermazioni) e, tanto per non farsi mancare niente, ci si è andato a prendere il titolo mondiale. Insomma, la prova ha un favorito, ed è il vallone. Anche la sua squadra, la BMC, ha mostrato di sapersi muovere molto bene nella prova generale di mercoledì scorso alla Freccia del Brabante, capolavoro tattico collettivo a protezione della vittoria di Hermans. Inoltre parla la storia: Gilbert è uno dei due ad aver vinto nello stesso anno (2011) tutte le gare del trittico. L'altro, ormai 11 anni fa, fu Davide Rebellin. Il veneto, che sarà ancora al via nonostante i 43 anni, permette di introdurre il discorso sugli italiani. Partiamo dal presupposto che, nonostante la spettacolare vittoria di Paolini alla Gand Wevelgem, le prospettive di approccio alla campagna delle Ardenne per noi sulla carta sono migliori. Nibali ad esempio in questa settimana qualcosa di buono solitamente la combina, Giampaolo Caruso alla Liegi dello scorso anno sfiorò una vittoria storica, Fabio Felline sembra pronto per fare il definitivo salto di qualità. E poi in gara ci sono due che l'Amstel l'hanno già vinta: Damiano Cunego (nel 2008) ed Enrico Gasparotto (2012), il loro momento magico sembra passato, però... Insomma, a conti fatti, italiani outsider ma non troppo. Quello su cui avremo puntato senza indugio è Diego Ulissi: perfetto per questa gara, forse un po' troppo in fase di rodaggio dopo la squalifica, per pretendere magie.
Gilbert dunque farà bene a dare un'occhiata agli azzurri, anche se non farà corsa su di loro. I co-favoriti infatti sono altri. Il campione del mondo Kwiatkowski -in forma, ma quanti piazzamenti con l'iride-, gli spagnoli rivali (ma nemici calza di più) Valverde e Purito Rodriguez, l'irlandese Martin, l'australiano Matthews, il più veloce tra i favoriti, hanno chi più chi meno le stesse chance. Dopo di loro, la schiera dei papabili è nutrita: dipenderà molto dai giochi tattici, dipenderà soprattutto dalle gambe e dalla scelta di tempo nel domare il Cauberg. Chi sbaglia mossa perde la Amstel, la campagna delle Ardenne può cominciare.
Tra i tanti pretendenti, quello più legato al Cauberg e Philippe Gilbert: vi ha costruito il suo tris alla Amstel (ma non è record, Jan Raas ha cannibalizzato la prova con 5 affermazioni) e, tanto per non farsi mancare niente, ci si è andato a prendere il titolo mondiale. Insomma, la prova ha un favorito, ed è il vallone. Anche la sua squadra, la BMC, ha mostrato di sapersi muovere molto bene nella prova generale di mercoledì scorso alla Freccia del Brabante, capolavoro tattico collettivo a protezione della vittoria di Hermans. Inoltre parla la storia: Gilbert è uno dei due ad aver vinto nello stesso anno (2011) tutte le gare del trittico. L'altro, ormai 11 anni fa, fu Davide Rebellin. Il veneto, che sarà ancora al via nonostante i 43 anni, permette di introdurre il discorso sugli italiani. Partiamo dal presupposto che, nonostante la spettacolare vittoria di Paolini alla Gand Wevelgem, le prospettive di approccio alla campagna delle Ardenne per noi sulla carta sono migliori. Nibali ad esempio in questa settimana qualcosa di buono solitamente la combina, Giampaolo Caruso alla Liegi dello scorso anno sfiorò una vittoria storica, Fabio Felline sembra pronto per fare il definitivo salto di qualità. E poi in gara ci sono due che l'Amstel l'hanno già vinta: Damiano Cunego (nel 2008) ed Enrico Gasparotto (2012), il loro momento magico sembra passato, però... Insomma, a conti fatti, italiani outsider ma non troppo. Quello su cui avremo puntato senza indugio è Diego Ulissi: perfetto per questa gara, forse un po' troppo in fase di rodaggio dopo la squalifica, per pretendere magie.
Gilbert dunque farà bene a dare un'occhiata agli azzurri, anche se non farà corsa su di loro. I co-favoriti infatti sono altri. Il campione del mondo Kwiatkowski -in forma, ma quanti piazzamenti con l'iride-, gli spagnoli rivali (ma nemici calza di più) Valverde e Purito Rodriguez, l'irlandese Martin, l'australiano Matthews, il più veloce tra i favoriti, hanno chi più chi meno le stesse chance. Dopo di loro, la schiera dei papabili è nutrita: dipenderà molto dai giochi tattici, dipenderà soprattutto dalle gambe e dalla scelta di tempo nel domare il Cauberg. Chi sbaglia mossa perde la Amstel, la campagna delle Ardenne può cominciare.