ROMA - Muro di Huy, la durezza e la paura: talmente temuto quel serpente di asfalto che si inerpica come al suono di un incantatore, che stavolta nessuno dei big spara le cartucce fino a 150 metri dall'arrivo. Poi la fiammata di uno dei grandi favoriti: la Freccia Vallone è Alejandro Valverde, spesso eterno piazzato ma un leone in questa classica delle Ardenne, che vince per la terza volta in carriera dopo il successo dello scorso anno e quello nell'ormai lontano 2006. Freccia spagnola dunque, visti i quattro successi consecutivi: prima dei due dell'asturiano, c'erano stati Moreno e Purito Rodriguez. Fuori dai primi dieci gli italiani, che non hanno onorato la straordinaria tradizione alla Freccia, conquistata in passato ben 18 volte. In realtà nessun italiano ha il guizzo per farla franca a Huy: inadatto anche Nibali, che però conferma una crescita di condizione in vista della Liegi e resta tra con i primi nel finale. Bene anche Scarponi, Visconti e Caruso (questi ultimi due provano senza fortuna la sortita negli ultimi km).
Giornata da archiviare in fretta dal punto di vista della sicurezza: le cadute si sprecano, a terra ripetutamente anche Froome, ma il nome più illustre costretto alla resa - vista la tipologia di corsa - è Philippe Gilbert. Il vallone della Bmc, già vincitore della classica nel 2011, riporta abrasioni e ferite sulla parte destra del corpo e, forse anche precauzionalmente in vista della Liegi, molla. Inevitabile che la questione incidenti stia diventando un caso: dalla macchina impazzita al Fiandre, al passaggio a livello alla Roubaix, al guidatore contromano all'Amstel, alle auto parcheggiate a limitare la sede stradale in occasione proprio della caduta di Gilbert, all'imprudenza di parecchi corridori.
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Perchè ha vinto Valverde? La prima risposta è scontata: è stato il più forte. La seconda è che gli altri non hanno avuto coraggio. La facilità con la quale lo spagnolo si è preso la corsa, suggerisce una riflessione: sarebbe stato probabilmente il caso di attaccarlo prima invece di attendere passivamente la sua attesa sparata, specialmente dopo che Gilbert era fuorigioco. La gara in precedenza era scivolata via con un drappello di uomini in fuga. I belgi De Gendt, Vanspeybrouck e Baugnies, il francese Feillu e l'italiano Ratto. Il margine è ampio, almeno finchè dietro non decidono di accelerare. Al netto delle cadute la squadra che sembra stare meglio è la Etixx Quick Step del campione del mondo Kwiatkowski, fresco vincitore dell'Amstel che però, nonostante la scorta di Toni Martin, non riesce a replicare il podio dello scorso.
La corsa, oltre alle tre ascese al Muro di Huy, è resa più problematica nel finale dalla cote del Cherave, tosta e vicina all'arrivo. E' qui che Nibali fa l'unica cosa possibile: attacca, cerca di anticipare. Scarponi gli dà manforte, ma la selezione è relativa. Anzi, l'azione dello Squalo è utile soprattutto al contropiede dell'interessante emergente Tim Wellens. Scatto secco, buon margine, Caruso cerca di tenergli la ruota senza riuscire. Vincerebbe Wellens se non ci fosse Huy, che però incombe e gli manda le gambe in croce. A quel punto la salita è una lunga attesa. Primi metri e niente, la 'S' dalle pendenze assassine a ancora niente. Tutti aspettano la mossa di Valverde, magari sbagliata nei tempi, per mordergli gli la ruota. Solo che stavolta l'attendismo dell'asturiano, sovente causa di parecchie sue mancate vittorie, si rivela la carta vincente. Il francese Alaphilippe (secondo con gesto di rabbia) e lo svizzero Albasini provano a fregarlo, ma contro il suo spunto c'è poco da fare.
TRENTINO, DOPPIO COLPO DI PORTE - Richie Porte ha vinto per distacco la seconda tappa del 39esimo Giro del Trentino, la Dro-Brentonico di 168,2 km. Il 30enne corridore australiano del Team Sky, al suo nono centro stagionale, ha preceduto il basco Mikel Landa (Astana) e l'italiano Damiano Cunego (Nippo-Vini Fantini), conquistando la testa della classifica generale.
ORDINE D'ARRIVO
1. Alejandro Valverde (ESP/MOV), 205,5 km in 5 h 08:22.
2. Julian Alaphilippe (FRA/ETI) s.t.
3. Michael Albasini (SUI/ORI) s.t.
4. Joaquim Rodriguez (ESP/KAT) s.t.
5. Dani Moreno (ESP/KAT) s.t.
6. Alexis Vuillermoz (FRA/ALM) a 04.
7. Sergio Henao (COL/SKY) 04.
8. Jakob Fuglsang (DEN/AST) 04.
9. Tom-Jelte Slagter (NED/CAN) 04.
10. Wilco Kelderman (NED/LNL) 04.
20. Vincenzo Nibali (ITA/AST) 19.
33. Michal Kwiatkowski (POL/ETI) 38.
Giornata da archiviare in fretta dal punto di vista della sicurezza: le cadute si sprecano, a terra ripetutamente anche Froome, ma il nome più illustre costretto alla resa - vista la tipologia di corsa - è Philippe Gilbert. Il vallone della Bmc, già vincitore della classica nel 2011, riporta abrasioni e ferite sulla parte destra del corpo e, forse anche precauzionalmente in vista della Liegi, molla. Inevitabile che la questione incidenti stia diventando un caso: dalla macchina impazzita al Fiandre, al passaggio a livello alla Roubaix, al guidatore contromano all'Amstel, alle auto parcheggiate a limitare la sede stradale in occasione proprio della caduta di Gilbert, all'imprudenza di parecchi corridori.
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Perchè ha vinto Valverde? La prima risposta è scontata: è stato il più forte. La seconda è che gli altri non hanno avuto coraggio. La facilità con la quale lo spagnolo si è preso la corsa, suggerisce una riflessione: sarebbe stato probabilmente il caso di attaccarlo prima invece di attendere passivamente la sua attesa sparata, specialmente dopo che Gilbert era fuorigioco. La gara in precedenza era scivolata via con un drappello di uomini in fuga. I belgi De Gendt, Vanspeybrouck e Baugnies, il francese Feillu e l'italiano Ratto. Il margine è ampio, almeno finchè dietro non decidono di accelerare. Al netto delle cadute la squadra che sembra stare meglio è la Etixx Quick Step del campione del mondo Kwiatkowski, fresco vincitore dell'Amstel che però, nonostante la scorta di Toni Martin, non riesce a replicare il podio dello scorso.
La corsa, oltre alle tre ascese al Muro di Huy, è resa più problematica nel finale dalla cote del Cherave, tosta e vicina all'arrivo. E' qui che Nibali fa l'unica cosa possibile: attacca, cerca di anticipare. Scarponi gli dà manforte, ma la selezione è relativa. Anzi, l'azione dello Squalo è utile soprattutto al contropiede dell'interessante emergente Tim Wellens. Scatto secco, buon margine, Caruso cerca di tenergli la ruota senza riuscire. Vincerebbe Wellens se non ci fosse Huy, che però incombe e gli manda le gambe in croce. A quel punto la salita è una lunga attesa. Primi metri e niente, la 'S' dalle pendenze assassine a ancora niente. Tutti aspettano la mossa di Valverde, magari sbagliata nei tempi, per mordergli gli la ruota. Solo che stavolta l'attendismo dell'asturiano, sovente causa di parecchie sue mancate vittorie, si rivela la carta vincente. Il francese Alaphilippe (secondo con gesto di rabbia) e lo svizzero Albasini provano a fregarlo, ma contro il suo spunto c'è poco da fare.
TRENTINO, DOPPIO COLPO DI PORTE - Richie Porte ha vinto per distacco la seconda tappa del 39esimo Giro del Trentino, la Dro-Brentonico di 168,2 km. Il 30enne corridore australiano del Team Sky, al suo nono centro stagionale, ha preceduto il basco Mikel Landa (Astana) e l'italiano Damiano Cunego (Nippo-Vini Fantini), conquistando la testa della classifica generale.
ORDINE D'ARRIVO
1. Alejandro Valverde (ESP/MOV), 205,5 km in 5 h 08:22.
2. Julian Alaphilippe (FRA/ETI) s.t.
3. Michael Albasini (SUI/ORI) s.t.
4. Joaquim Rodriguez (ESP/KAT) s.t.
5. Dani Moreno (ESP/KAT) s.t.
6. Alexis Vuillermoz (FRA/ALM) a 04.
7. Sergio Henao (COL/SKY) 04.
8. Jakob Fuglsang (DEN/AST) 04.
9. Tom-Jelte Slagter (NED/CAN) 04.
10. Wilco Kelderman (NED/LNL) 04.
20. Vincenzo Nibali (ITA/AST) 19.
33. Michal Kwiatkowski (POL/ETI) 38.