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Giro d'Italia, Aru pronto per l'impresa: "Concentrato e determinato, sono al massimo"

Con Nibali concentrato sul Tour, l'Italia punta sul sardo, rivelazione della scorsa stagione: "Ho curato allenamento e alimentazione come mai prima. Ho lavorato molto con la bici a cronometro, perché la tappa contra il tempo sarà fondamentale"

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SANREMO – Fabio Aru ricomincia dal “Trofeo senza fine”, la spirale dorata che rappresenta il Giro d'Italia e racconta i 98 atleti vittoriosi. Terzo l'anno scorso a sorpresa, il sardo ora guarda con occhio cupido l'oggetto del desiderio di ogni campione che si rispetti che sfavilla sul tavolo delle interviste. “Certo che è un Giro adatto alle mie caratteristiche. Certo che è un Giro per me. E,vi garantisco, farò di tutto per vincerlo”. Ma la strada da Sanremo, dove la corsa rosa parte domani con una cronosquadre che si annuncia spettacolare, a Milano Expo, 21 tappe e 3.486 chilometri dopo, è lunga e insidosa. E per di più il nostro si avvicina all'impegno con il piccolo neo di una fastidiosa infezione virale che lo ha costretto a rinunciare all'ultimo minuto al Giro del Trentino, tradizionale rodaggio per gli aspiranti vincitori. Non a caso dominato da uno dei pretendenti alla rosa di questa edizione: l'australiano Richie Porte. "Purtroppo – spiega il capitano dell'Astana – i guai fisici accadono. Ma sono guarito e penso di aver rimediato con uno stage di 10 giorni in altura (al Teide, Canarie, n.d.r.) e con allenamenti molto intensi. Penso di aver fatto tutto il possibile per essere al massimo della condizione”.

Ci vorrà tutta, la condizione, perché questo Giro, visto un po' più da vicino sembra molto più insidioso di quanto non si immagini. “Lo so – risponde il sardo – per questo è da novembre che mi preparo. Ho curato allenamento e alimentazione come mai prima. Ho lavorato molto con la bici a cronometro. Perché il punto cruciale della corsa sarà proprio quella 14a tappa da Treviso a Valdobbiadene, quasi 60 chilometri in cui i miei avversari diretti sono più favoriti”. Gli avversari rispondono all'altisonante nome dello spagnolo Contador, numero uno dei pronostici, che il Giro lo ha già vinto nel 2008 e nel 2011 (poi declassato per la vicenda del doping al clenbuterolo, n.d.r.) e dunque sa come si fa;  e al colombiano Uran Uran, due volte secondo nel 2013 e 2014. Due ossi veramente duri. “Sono gli avversari più temibili, ma quest'anno credo di essere migliorato molto anche contro il tempo. Ho provato e studiato una nuova posizione nella galleria del vento; ho lavorato molto, fin dall'inverno, con la bici speciale”. Ma sarà comunque meglio presentarsi a quell'appuntamento magari con un piccolo bagaglio di secondi di vantaggio. Dove “rubare” qualcosa a Contador & C. "Qualsiasi giorno è buono per sfruttare le occasioni", Diego Rosa, 22enne promessa della formazione proprio per le corse a tappe, fa eco al capitano. “Il Giro è subito duro  - dice ancora Aru -  già alla terza tappa l'interno ligure presenta salite da non sottovalutare...”. E poi il giorno dopo l'arrivo a La Spezia è preceduto da uno strappo di circa 4 chilometri con pendenze che arrivano al 14%". Servirà avere “la gamba pronta”, come si dice in gergo. “E poi c'è l'Abetone, che sarà il primo vero setaccio con arrivo in salita. Ma anche dopo la crono, l'ultima settimana con il Mortirolo, il Colle delle Finestre e il Sestriere possono ridisegnare la corsa”.

Servirà determinazione e misura. Coraggio per attaccare al momento giusto e intuito. Oltre alla forza e alla forma fisica. “Siamo affiatati e questa è  la base più importante il resto lo dirà la strada”. Le qualità che non mancano al nostro. Le ha affinato anche grazie ai consigli del capitano numero uno della formazione kazaka, Vincenzo Nibali che ancora una volta diserta il Giro per il Tour. “Mi ha detto di stare molto attento perché 21 tappe sono lunghe e insidiose, e ogni giorno può succedere qualcosa; ma io credo ai avere la concentrazione e la determinazione giusta. E andrò avanti giorno per giorno. Anche perché ho una squadra che non ha nulla a che invidiare a quella di Contador. Li ho visti al Trentino, purtroppo dalla poltrona: agguerriti e all'attacco. Sono convinto che sapranno aiutarmi al meglio”. Auguri.
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