Giro d'Italia, la giornata nera di Porte: fora e perde 47''. Poi la giuria lo penalizza di altri 2'. Tappa a Boem
di LUIGI PANELLAIncredibile epilogo della frazione pianeggiante verso Forlì. Il tasmaniano è vittima di un inconveniente tecnico e perde terreno dagli altri big. Dopo il danno, la beffa della giuria per comportamento non regolamentare. Il veneto precede sul traguardo tre compagni di fuga
FORLI' - Incredibile Giro d'Italia. Nel giorno della ripresa dopo il riposo, della tavola perfetta o quasi (un GPM di 4/a categoria a metà gara) verso Forlì, tutti attendevano un volatone generale con i big nella pancia del gruppo a non correre rischi. E invece... Invece arriva la fuga di giornata con la bella vittoria di Nicola Boem, ma soprattutto Richie Porte rischia di uscire di scena: l'australiano fora nel momento peggiore, quando qualsiasi forma di fair play dei rivali è impensabile, con il plotone intrattabile mentre scatena una bufera nell'estremo tentativo di andare a riprendere i battistrada. Il team Sky, guardingo, un po' nell'ombra nei primi dieci giorni, è pronto - si fa per dire- nel dare soccorso al capitano, ma niente da fare. Non solo non c'è recupero, ma subentra anche una crisi psicologica nel tasmaniano, in evidente affanno: il classico granello di sabbia nell'ingranaggio perfetto che mina le sicur…
FORLI' - Incredibile Giro d'Italia. Nel giorno della ripresa dopo il riposo, della tavola perfetta o quasi (un GPM di 4/a categoria a metà gara) verso Forlì, tutti attendevano un volatone generale con i big nella pancia del gruppo a non correre rischi. E invece... Invece arriva la fuga di giornata con la bella vittoria di Nicola Boem, ma soprattutto Richie Porte rischia di uscire di scena: l'australiano fora nel momento peggiore, quando qualsiasi forma di fair play dei rivali è impensabile, con il plotone intrattabile mentre scatena una bufera nell'estremo tentativo di andare a riprendere i battistrada. Il team Sky, guardingo, un po' nell'ombra nei primi dieci giorni, è pronto - si fa per dire- nel dare soccorso al capitano, ma niente da fare. Non solo non c'è recupero, ma subentra anche una crisi psicologica nel tasmaniano, in evidente affanno: il classico granello di sabbia nell'ingranaggio perfetto che mina le sicurezze, quarantasette secondi pagati a Contador e Aru rappresentano una minideriva, che diventa deriva totale quando la direzione della corsa rosa comunica la penalizzazione di 2 minuti, per comportamento non regolamentare. Il corridore della Sky resta fregato per una sorta di solidarietà tra 'canguri': nel momento del bisogno perde la testa e chiede il cambio di ruota non ad un compagno di squadra, ma A Simon Clarke, che però corre per l'Orica Greenedge. Un uomo Sky sarebbe stato provvidenziale, però...
Porte fa passare in secondo piano la riuscita della fuga di giornata, una di quelle che quando iniziano (dopo appena 4 km) gli dai poche speranze ma finiscono per sorprenderti: cinque uomini, ne arrivano quattro solo perchè la sorte si accanisce contro la ruota di Oscar Gatto, irrimediabilmente floscia sul più bello. Collaborano tutti fino a un km e mezzo dall'arrivo, poi ognuno si gioca le sue chance. Vince Nicola Boem, ha più gambe degli altri: va a riprendere Marangoni, che aveva tentato l'anticipo, poi rintuzza il ritorno di Busato e Malaguti, quest'ultimo il più emozionato di tutti, forlivese che non diventa profeta in patria per dettagli. Alla fine le sue lacrime sono cariche di umanità, niente a che vedere con il volto scuro, gelido, di Richie Porte.
Tappa dunque 'snobbata' nelle premesse che però finisce per fare più selezione della salita di Campitello Matese. I 200 km che vanno dalle Marche (Civitanova) alla Romagna invogliano a tentare qualcosa. Forlì del resto è un traguardo storicamente significativo. Nel ciclismo dei grandi distacchi ci vincevano Girardengo, Guerra, Binda; in quello dei velocisti hanno lasciato il segno l'Imperatore van Looy, Maertens, il funambolo McEwen. E' un drappello tutto italiano quello che va in fuga. Tre veneti (Boem, Busato e Gatto) e due romagnoli (Malaguti e Marangoni). Quindi, nessun problema di comunicazione e applicazione alla lettera del nuovo manuale del fuggitivo. Non più atleti che danno tutto, consci che prima o poi il gruppo li inghiottirà, ma una sapiente gestione delle energie. E' così che ad una ventina di km dall'arrivo, quando soprattutto la Lotto di Greipel inizia a tirare forte, i cinque (quattro dopo la sfortuna di Gatto) hanno ancora benzina nel serbatoio. E' Marangoni il regista: detta i cambi e dà tirate che fanno il verso al più grande ciclista della storia di Forlì, Ercole Baldini, l''Elettrotreno' che al Trofeo Baracchi (la storica crono a coppie) mandava in affanno persino un compagno come Fausto Coppi.
La fuga arriva, forse è un bene per evitare guai in volata, visti gli ultimi 1500 metri. C'è del pavè (che non è quello della Roubaix ma è pur sempre tale), una strettoia, un paio di curve. Insomma, meglio che se la giochino in quattro. Parte per primo Marangoni, ma anticipa eccessivamente ed ai 250 metri viene passato da Boem: quando avviene si capisce subito che la gara è finita. "Ci credevo sin dall'inizio di questo Giro, volevo portare a casa una tappa, ed è arrivata quella più banale - spiega il vincitore - La volata era scontata ma abbiamo collaborato, non ci credo nemmeno io. Quando nel finale è partito Marangoni, tutti mi controllavano perchè ero il più veloce. Ho dato tutto ed ho ottenuto un risultato che aspettavo sin da bambino".
Dalla gioia di Boem alla cupezza di Porte. Lui non parla, gli avversari sì. "Queste tappe possono sembrare facili sulla carta ma sono insidiose. Negli ultimi chilometri non siamo mai scesi sotto i 55 Km orari, quindi un problema meccanico poteva dare dei guai", è l'analisi di Fabio Aru. "Non sapevo che fosse toccato a Richie, sono stati bravi i miei compagni a tenermi al coperto". Gli fa eco Alberto Contador: "Sembra un modo di dire che il giorno che meno te l'aspetto succede qualcosa... Stavolta Richie ha bucato nel momento sbagliato, era impossibile poi per lui rientrare in un gruppo che andava a tutta. La frazione di domani? Devo ancora vederla, parlerò con Ivan Basso, che qui è come un padre per me. Sarà lui a dirmi dove dovrò stare". Intanto la spalla va meglio: "E' una questione di tempo, ho sempre dolore all'omero ma spero di recuperare presto".
ORDINE D'ARRIVO
1. Nicola Boem (Ita-Bardiani) in 4h26'16"
2. Matteo Busato (Ita-Southest) s.t.
3. Alessandro Malaguti (Ita-Nippo) s.t.
4. Alan Marangoni (Ita) a 0'04"
5. Giacomo Nizzolo (Ita) a 0'18"
6. Sacha Modolo (Ita) s.t.
7. Andrè Greipel (Ger) s.t.
8. Luka Mezgec (Slo) s.t.
9. Nicola Ruffoni (Ita) s.t.
10. Davide Appollonio (Ita) s.t.
15. Manuel Belletti (Ita) s.t.
16. Elia Viviani (Ita) s.t.
20. Fabio Aru (Ita) s.t.
24. Davide Formolo (Ita) s.t.
28. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
31. Alberto Contador (Esp) s.t.
150. Richie Porte (Aus) a 1'05"
CLASSIFICA GENERALE
1. Alberto Contador (Esp-Tinkoff) in 42h58'09"
2. Fabio Aru (Ita-Astana) a 0'03"
3. Mikel Landa (Esp-Astana) a 0'46"
4. Dario Cataldo (Ita) a 1'16"
5. Roman Kreuziger (Cze) a 1'46"
6. Rigoberto Uran Uran (Col) a 2'10"
7. Giovanni Visconti (Ita) a 2'12"
8. Damiano Caruso (Ita) a 2'20"
9. Andrey Amador (Crc) a 2'24"
10. Leopold Konig (Cze) a 2'30"
11. Davide Formolo (Ita) a 3'01"
12. Richie Porte (Aus) a 3'09"
13. Damiano Cunego (Ita) a 3'10"
16. Jurgen Van den Broeck (Bel) a 3'33"
Porte fa passare in secondo piano la riuscita della fuga di giornata, una di quelle che quando iniziano (dopo appena 4 km) gli dai poche speranze ma finiscono per sorprenderti: cinque uomini, ne arrivano quattro solo perchè la sorte si accanisce contro la ruota di Oscar Gatto, irrimediabilmente floscia sul più bello. Collaborano tutti fino a un km e mezzo dall'arrivo, poi ognuno si gioca le sue chance. Vince Nicola Boem, ha più gambe degli altri: va a riprendere Marangoni, che aveva tentato l'anticipo, poi rintuzza il ritorno di Busato e Malaguti, quest'ultimo il più emozionato di tutti, forlivese che non diventa profeta in patria per dettagli. Alla fine le sue lacrime sono cariche di umanità, niente a che vedere con il volto scuro, gelido, di Richie Porte.
Tappa dunque 'snobbata' nelle premesse che però finisce per fare più selezione della salita di Campitello Matese. I 200 km che vanno dalle Marche (Civitanova) alla Romagna invogliano a tentare qualcosa. Forlì del resto è un traguardo storicamente significativo. Nel ciclismo dei grandi distacchi ci vincevano Girardengo, Guerra, Binda; in quello dei velocisti hanno lasciato il segno l'Imperatore van Looy, Maertens, il funambolo McEwen. E' un drappello tutto italiano quello che va in fuga. Tre veneti (Boem, Busato e Gatto) e due romagnoli (Malaguti e Marangoni). Quindi, nessun problema di comunicazione e applicazione alla lettera del nuovo manuale del fuggitivo. Non più atleti che danno tutto, consci che prima o poi il gruppo li inghiottirà, ma una sapiente gestione delle energie. E' così che ad una ventina di km dall'arrivo, quando soprattutto la Lotto di Greipel inizia a tirare forte, i cinque (quattro dopo la sfortuna di Gatto) hanno ancora benzina nel serbatoio. E' Marangoni il regista: detta i cambi e dà tirate che fanno il verso al più grande ciclista della storia di Forlì, Ercole Baldini, l''Elettrotreno' che al Trofeo Baracchi (la storica crono a coppie) mandava in affanno persino un compagno come Fausto Coppi.
La fuga arriva, forse è un bene per evitare guai in volata, visti gli ultimi 1500 metri. C'è del pavè (che non è quello della Roubaix ma è pur sempre tale), una strettoia, un paio di curve. Insomma, meglio che se la giochino in quattro. Parte per primo Marangoni, ma anticipa eccessivamente ed ai 250 metri viene passato da Boem: quando avviene si capisce subito che la gara è finita. "Ci credevo sin dall'inizio di questo Giro, volevo portare a casa una tappa, ed è arrivata quella più banale - spiega il vincitore - La volata era scontata ma abbiamo collaborato, non ci credo nemmeno io. Quando nel finale è partito Marangoni, tutti mi controllavano perchè ero il più veloce. Ho dato tutto ed ho ottenuto un risultato che aspettavo sin da bambino".
Dalla gioia di Boem alla cupezza di Porte. Lui non parla, gli avversari sì. "Queste tappe possono sembrare facili sulla carta ma sono insidiose. Negli ultimi chilometri non siamo mai scesi sotto i 55 Km orari, quindi un problema meccanico poteva dare dei guai", è l'analisi di Fabio Aru. "Non sapevo che fosse toccato a Richie, sono stati bravi i miei compagni a tenermi al coperto". Gli fa eco Alberto Contador: "Sembra un modo di dire che il giorno che meno te l'aspetto succede qualcosa... Stavolta Richie ha bucato nel momento sbagliato, era impossibile poi per lui rientrare in un gruppo che andava a tutta. La frazione di domani? Devo ancora vederla, parlerò con Ivan Basso, che qui è come un padre per me. Sarà lui a dirmi dove dovrò stare". Intanto la spalla va meglio: "E' una questione di tempo, ho sempre dolore all'omero ma spero di recuperare presto".
ORDINE D'ARRIVO
1. Nicola Boem (Ita-Bardiani) in 4h26'16"
2. Matteo Busato (Ita-Southest) s.t.
3. Alessandro Malaguti (Ita-Nippo) s.t.
4. Alan Marangoni (Ita) a 0'04"
5. Giacomo Nizzolo (Ita) a 0'18"
6. Sacha Modolo (Ita) s.t.
7. Andrè Greipel (Ger) s.t.
8. Luka Mezgec (Slo) s.t.
9. Nicola Ruffoni (Ita) s.t.
10. Davide Appollonio (Ita) s.t.
15. Manuel Belletti (Ita) s.t.
16. Elia Viviani (Ita) s.t.
20. Fabio Aru (Ita) s.t.
24. Davide Formolo (Ita) s.t.
28. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
31. Alberto Contador (Esp) s.t.
150. Richie Porte (Aus) a 1'05"
CLASSIFICA GENERALE
1. Alberto Contador (Esp-Tinkoff) in 42h58'09"
2. Fabio Aru (Ita-Astana) a 0'03"
3. Mikel Landa (Esp-Astana) a 0'46"
4. Dario Cataldo (Ita) a 1'16"
5. Roman Kreuziger (Cze) a 1'46"
6. Rigoberto Uran Uran (Col) a 2'10"
7. Giovanni Visconti (Ita) a 2'12"
8. Damiano Caruso (Ita) a 2'20"
9. Andrey Amador (Crc) a 2'24"
10. Leopold Konig (Cze) a 2'30"
11. Davide Formolo (Ita) a 3'01"
12. Richie Porte (Aus) a 3'09"
13. Damiano Cunego (Ita) a 3'10"
16. Jurgen Van den Broeck (Bel) a 3'33"