GAP - Una sconfitta può valere quanto una vittoria? Quasi mai, ma quella di Peter Sagan a Gap è una doverosa eccezione. Lo slovacco arriva per la quinta volta secondo, per l'undecima volta su sedici tappe nei primi cinque. E' uno dei ventitrè componenti della massiccia fuga di giornata: ne batte 21, lo frega solo Ruben Plaza Molina. Lo spagnolo parte sul Col de Mense, è l'unico momento in cui Sagan accusa l'improbo 'uno contro tutti'. Poi rischia tutto in discesa, ma non riesce a colmare il margine. Una giornata piena di insidie per tutti, soprattutto nel finale. La corsa parallela degli uomini di classifica la vince Vincenzo Nibali: copione alla Plaza, scatto sulla salita, poi le qualità di discesista fanno il resto. Lo Squalo torna a mordere in maniera convincente, Froome e compagnia arrivano staccati di 28''. Non bastano neanche per scalare una posizione di classifica, ma la condizione fisica e morale cresce esponenzialmente.
Non una giornata eccezionale per la maglia gialla Froome. A parte il ritiro di Kennaugh, il keniano bianco rischia seriamente di perdere un elemento fondamentale come Geraint Thomas. Barguil in discesa lo manda fuori strada in curva, Thomas prende in pieno (con la testa) un palo della luce. Vederlo arrivare pimpante al traguardo genera un sospiro di sollievo che è una tromba d'aria. "Stavo seguendo il gruppetto in discesa, poi Barguil ha cambiato traiettoria e mi ha spinto in un burrone. Ho sbattuto contro un palo della luce: ora mi sento comunque bene. All'inizio quando il medico mi ha chiesto il mio nome io ho risposto dicendo che mi chiamavo Chris Froome...", riesce anche a scherzare. La discesa dal Col de Mense è nota per un episodio del Tour 2003: Joseba Beloki vi chiuse di fatto la sua carriera, distruggendosi sull'asfalto. Chi lo seguiva, Lance Armstrong, trovo rifugio in un campo di grano. Erano i tempi in cui il texano sembrava avere il dono dell'invincibilità, prima che la mannaia doping ne colpisse il tallone.
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Gap è uno dei traguardi più classici del Tour, 21 volte sede di tappa. Un nome che nominato agli italiani di mezza età accende le memoria e la riporta al drammatico finale del Mondiale del 1972, con il cuore matto di Franco Bitossi talmente agitato a due pedalate dall'iride da subire la beffa in extremis di Marino Basso. Una città da campioni del mondo: nel 2011 ci vinse Hushovd con la maglia iridata, nel 2013 toccò a Rui Costa, che quella maglia l'avrebbe presa qualche mese dopo. A Gap i francesi videro sbocciare il primo di una lunghissima serie di eredi, poi puntualmente naufragati, di Bernard Hinault. Jean François Bernard vinse la sua prima tappa alla Grande Boucle, l'anno seguente con l'impresa sul Mont Ventoux sembrava che il Tasso avesse trovato un emulo, invece poi il buio.
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Tornando all'attualità, le scaramucce dei nobili della classifica non possono essere per la vittoria di tappa. A metà gara la fuga di giornata ha già avuto partita vinta. La portano avanti in 23: tra loro ovviamente Plaza, Sagan (che a forza di secondi posti la maglia verde l'ha blindata), Matteo Trentin, che inizia a provare con regolarità ad andare in fuga. E poi Boasson Hagen, il vecchio lupo di mare Voeckler, l'inossidabile Hansen, De Gendt, Golas (appoggio per Trentin), Teklehaimanot, l'eritreo che dopo aver rubato la scena nei primi giorni con la maglia a pois ai riflettori ci ha preso gusto. Chi arriva con Sagan ha perso in partenza. E' per questo che nessuno lo aiuta minimamente. Deve fare da solo, anche il ritmo in salita: stoppa tutto e tutti, ma quando parte Plaza proprio non riesce a seguirlo. Dietro segnali di Nibali. Chiaro che, caduta di Thomas a parte, Froome non lo avrebbe lasciato andare facilmente se fosse stato più pericoloso in classifica. Però ricordiamoci dei Pirenei, del Mur de Bretagne, delle inspiegabili crisi: il siciliano è un altro, e questo lascia ben sperare per un successo di tappa sulle Alpi oppure per un rientro nei primi 5 della generale. Un enigma che lo stesso Nibali chiarisce: "Ho recuperato qualche cosa ma sono tanti i minuti da svantaggio. Purtroppo non sta andando benissimo per me questo Tour. Sembra che la sfortuna non mi voglia mollare. Oggi ad esempio sono anche un po' raffreddato, ma ci ho provato comunque. Il mio obiettivo? Vincere una tappa, da dedicare magari a tutti i tifosi che mi hanno continuato a sostenere anche in questi giorni. Manca una settimana, vedremo. Speriamo anche che la condizione continui a migliorare".
ORDINE D'ARRIVO
1. Ruben Plaza Molina (Esp, Lampre) in 4h30'10"
2. Peter Sagan (Svk, Tinkoff) a 30"
3. Jarlinson Pantano Gomez (Col, Iam) a 36"
4. Simon Geschke (Ger) a 40"
5. Bob Jungels (Ned) s.t.
6. Christophe Riblon (Fra) s.t.
7. Daniel Teklehaimanot (Eri) a 53"
8. Thomas De Gendt (Bel) a 1'00"
24. Vincenzo Nibali (Ita) a 17'44"
25. Alberto Contador (Esp) a 18'12"
28. Christopher Froome (Gbr) s.t.
29. Alejandro Valverde (Esp) s.t.
30. Tejay Van Garderen (Usa) s.t.
31. Robert Gesink (Ned) s.t.
32. Nairo Quintana (Col) s.t.
34. Geraint Thomas (Gbr) a 18'50"
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 64h47'16"
2. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'10"
3. Tejay van Garderen (Usa, Bmc Racing) a 3'32"
4. Alejandro Valverde (Esp) a 4'02"
5. Alberto Contador (Esp) a 4'23"
6. Geraint Thomas (Gbr) a 5'32"
7. Robert Gesink (Ned) a 6'23"
8. Vincenzo Nibali (Ita) a 7'49"
9. Bauke Mollema (Ned) a 8'53"
10. Warren Barguil (Fra) a 11'03"
Non una giornata eccezionale per la maglia gialla Froome. A parte il ritiro di Kennaugh, il keniano bianco rischia seriamente di perdere un elemento fondamentale come Geraint Thomas. Barguil in discesa lo manda fuori strada in curva, Thomas prende in pieno (con la testa) un palo della luce. Vederlo arrivare pimpante al traguardo genera un sospiro di sollievo che è una tromba d'aria. "Stavo seguendo il gruppetto in discesa, poi Barguil ha cambiato traiettoria e mi ha spinto in un burrone. Ho sbattuto contro un palo della luce: ora mi sento comunque bene. All'inizio quando il medico mi ha chiesto il mio nome io ho risposto dicendo che mi chiamavo Chris Froome...", riesce anche a scherzare. La discesa dal Col de Mense è nota per un episodio del Tour 2003: Joseba Beloki vi chiuse di fatto la sua carriera, distruggendosi sull'asfalto. Chi lo seguiva, Lance Armstrong, trovo rifugio in un campo di grano. Erano i tempi in cui il texano sembrava avere il dono dell'invincibilità, prima che la mannaia doping ne colpisse il tallone.
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Gap è uno dei traguardi più classici del Tour, 21 volte sede di tappa. Un nome che nominato agli italiani di mezza età accende le memoria e la riporta al drammatico finale del Mondiale del 1972, con il cuore matto di Franco Bitossi talmente agitato a due pedalate dall'iride da subire la beffa in extremis di Marino Basso. Una città da campioni del mondo: nel 2011 ci vinse Hushovd con la maglia iridata, nel 2013 toccò a Rui Costa, che quella maglia l'avrebbe presa qualche mese dopo. A Gap i francesi videro sbocciare il primo di una lunghissima serie di eredi, poi puntualmente naufragati, di Bernard Hinault. Jean François Bernard vinse la sua prima tappa alla Grande Boucle, l'anno seguente con l'impresa sul Mont Ventoux sembrava che il Tasso avesse trovato un emulo, invece poi il buio.
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Tornando all'attualità, le scaramucce dei nobili della classifica non possono essere per la vittoria di tappa. A metà gara la fuga di giornata ha già avuto partita vinta. La portano avanti in 23: tra loro ovviamente Plaza, Sagan (che a forza di secondi posti la maglia verde l'ha blindata), Matteo Trentin, che inizia a provare con regolarità ad andare in fuga. E poi Boasson Hagen, il vecchio lupo di mare Voeckler, l'inossidabile Hansen, De Gendt, Golas (appoggio per Trentin), Teklehaimanot, l'eritreo che dopo aver rubato la scena nei primi giorni con la maglia a pois ai riflettori ci ha preso gusto. Chi arriva con Sagan ha perso in partenza. E' per questo che nessuno lo aiuta minimamente. Deve fare da solo, anche il ritmo in salita: stoppa tutto e tutti, ma quando parte Plaza proprio non riesce a seguirlo. Dietro segnali di Nibali. Chiaro che, caduta di Thomas a parte, Froome non lo avrebbe lasciato andare facilmente se fosse stato più pericoloso in classifica. Però ricordiamoci dei Pirenei, del Mur de Bretagne, delle inspiegabili crisi: il siciliano è un altro, e questo lascia ben sperare per un successo di tappa sulle Alpi oppure per un rientro nei primi 5 della generale. Un enigma che lo stesso Nibali chiarisce: "Ho recuperato qualche cosa ma sono tanti i minuti da svantaggio. Purtroppo non sta andando benissimo per me questo Tour. Sembra che la sfortuna non mi voglia mollare. Oggi ad esempio sono anche un po' raffreddato, ma ci ho provato comunque. Il mio obiettivo? Vincere una tappa, da dedicare magari a tutti i tifosi che mi hanno continuato a sostenere anche in questi giorni. Manca una settimana, vedremo. Speriamo anche che la condizione continui a migliorare".
ORDINE D'ARRIVO
1. Ruben Plaza Molina (Esp, Lampre) in 4h30'10"
2. Peter Sagan (Svk, Tinkoff) a 30"
3. Jarlinson Pantano Gomez (Col, Iam) a 36"
4. Simon Geschke (Ger) a 40"
5. Bob Jungels (Ned) s.t.
6. Christophe Riblon (Fra) s.t.
7. Daniel Teklehaimanot (Eri) a 53"
8. Thomas De Gendt (Bel) a 1'00"
24. Vincenzo Nibali (Ita) a 17'44"
25. Alberto Contador (Esp) a 18'12"
28. Christopher Froome (Gbr) s.t.
29. Alejandro Valverde (Esp) s.t.
30. Tejay Van Garderen (Usa) s.t.
31. Robert Gesink (Ned) s.t.
32. Nairo Quintana (Col) s.t.
34. Geraint Thomas (Gbr) a 18'50"
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 64h47'16"
2. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'10"
3. Tejay van Garderen (Usa, Bmc Racing) a 3'32"
4. Alejandro Valverde (Esp) a 4'02"
5. Alberto Contador (Esp) a 4'23"
6. Geraint Thomas (Gbr) a 5'32"
7. Robert Gesink (Ned) a 6'23"
8. Vincenzo Nibali (Ita) a 7'49"
9. Bauke Mollema (Ned) a 8'53"
10. Warren Barguil (Fra) a 11'03"