ROMA - Un rosso nella nebbia. Alessandro De Marchi è tornato, prendendosi una vittoria a modo suo: lo aveva fatto lo scorso anno ad Alcaudete, replica ora a Fuente del Chivo, in un ambiente reso spettrale dalla nebbia, nella quattordicesima tappa della Vuelta. Stessa modalità, arrivo solitario: il rosso di Buja non è uno che ama la compagnia. Pur non essendo uno scalatore puro, stacca nel momento più difficile dell'ascesa finale un altro italiano, Salvatore Puccio (splendido secondo) ed il resto della compagnia, in tutto cinque uomini. Una vittoria importantissima anche dal punto di vista morale per il friulano: lo scorso inverno un banale contrattempo aveva generato problemi a catena che gli erano costati, tra l'altro, la partecipazione al Tour de France.
Dunque è grande Italia alla Vuelta, perché l'altro dato importante è la maglia rossa di Fabio Aru, ancora fiammante. Parecchie situazioni da analizzare. La prima cosa da dire, ma è scoprire l'acqua calda, è che il sardo entusiasma: con due tappe micidiali alle porte, non pensa ad un atteggiamento conservativo, ma va comunque all'attacco. Per certi aspetti un atteggiamento azzardato. Il volto -non solo il suo comunque- è segnato dalla fatica all'arrivo, anche perchè, dopo scatti e rilanci reiterati ha bisogno di rifiatare. E' quello il momento in cui deve subire il contrattacco di Joaquin Rodriguez e Nairo Quintana: tenuto sotto controllo Purito, subito dietro di lui in classifica, che guadagna un solo secondo. Meno Quintana, che dopo le difficoltà dei giorni scorsi (con tanto di febbre), ritrova d'incanto la pedalata migliore: in classifica generale è dietro tre minuti, non sono pochi ma nemmeno tantissimi viste le trappole quotidianamente proposte dalla Vuelta.
A conti fatti la giornata di Aru è però positiva in funzione Burgos. A parte il fatto che Valverde e Majka restano dietro, il dato essenziale è aver seminato Tom Dumoulin di una ventina di secondi. A Burgos ci sarà, dopo la sosta di martedì, una crono di 39 km nella quale l'olandese ha nelle corde un paio di minuti di margine sulla maglia rossa. Vedere il passistone arrancare, pur senza spezzarsi, è un buon segno.
La tappa più lunga della Vuelta, 215 km, si infiamma praticamente negli ultimi 5 km, quelli più duri di salita. In precedenza se ne erano andate un paio di fughe: una più nutrita, quindi il drappello dei cinque. Il denominatore comune è De Marchi, che capta la giornata giusta. Va via in compagnia di Salvatore Puccio (in crescita, fu anche maglia rosa al Giro 2013), dello spagnolo Rojas (che sta lavorando per affrancarsi dal ruolo di sprinter e basta), il colombiano Quintero e il francese Cherel. E' proprio quest'ultimo che piazza due stoccate decise: se nessuno dietro si muove ha partita vinta. Rojas gioca a poker, Puccio è al limite, Quintero non ne ha. Va De Marchi, entrambe le volte: "Se non lo facevo andava a vincere", spiega. "Giornata difficile, prima per andare in fuga, poi per arrivare da solo. Tutti mi guardavano, mi aspettavano, tanto che ad un certo punto non pensavo di vincere".
De Marchi esulta mentre dietro c'è la cosa parallela. L'Astana con Zeits e Vanotti fa un'andatura abbastanza elevata in salita. Preparazione allo scatto di Aru, che arriva puntuale. Tutti sembrano accusare tranne Quintana, poi le pendenze non impossibili consentono il rientro anche di Rodriguez. Il sardo comunque sa anche difendersi, e nel dopo gara 'annuncia' un altro avversario per la vittoria finale: "Quintana non lo scopriamo certo oggi, ha fatto un bel rientro. Ora bisogna recuperare bene, i prossimi due giorni saranno fondamentali".
ORDINE D'ARRIVO
1. Alessandro De Marchi (Ita, Bmc) in 5h43'12"
2. Salvatore Puccio (Ita, Sky) a 0'21"
3. Josè Joaquin Rojas (Esp, Movistar) a 0'32"
4. Mikael Cherel (Fra) a 0'38"
5. Carlos Quintero (Col) a 1'00"
6. Nairo Quintana (Col) a 3'32"
7. Joaquin Rodriguez (Esp) a 3'38"
8. Joahn Esteban Chaves (Col) a 3'39"
9. Fabio Aru (Ita) s.t.
10. Rafal Majka (Pol) a 3'44"
11. Domenico Pozzovivo (Ita) s.t.
13. Alejandro Valverde (Esp) a 3'58"
15. Tom Dumoulin (Ned) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Fabio Aru (Ita, Astana) in 57h20'10"
2. Joaquin Rodriguez (Esp, Katusha) a 0'26"
3. Tom Dumoulin (Ned, Giant) a 0'49"
4. Johan Esteban Chaves (Col) a 1'29"
5. Rafal Majka (Pol) a 1'33"
6. Mikel Nieve (Esp) a 2'10"
7. Alejandro Valverde (Esp) a 2'11"
8. Daniel Moreno (Esp) a 2'13"
9. Nairo Quintana (Col) a 3'00"
10. Romain Sicard (Fra) a 3'39"
Dunque è grande Italia alla Vuelta, perché l'altro dato importante è la maglia rossa di Fabio Aru, ancora fiammante. Parecchie situazioni da analizzare. La prima cosa da dire, ma è scoprire l'acqua calda, è che il sardo entusiasma: con due tappe micidiali alle porte, non pensa ad un atteggiamento conservativo, ma va comunque all'attacco. Per certi aspetti un atteggiamento azzardato. Il volto -non solo il suo comunque- è segnato dalla fatica all'arrivo, anche perchè, dopo scatti e rilanci reiterati ha bisogno di rifiatare. E' quello il momento in cui deve subire il contrattacco di Joaquin Rodriguez e Nairo Quintana: tenuto sotto controllo Purito, subito dietro di lui in classifica, che guadagna un solo secondo. Meno Quintana, che dopo le difficoltà dei giorni scorsi (con tanto di febbre), ritrova d'incanto la pedalata migliore: in classifica generale è dietro tre minuti, non sono pochi ma nemmeno tantissimi viste le trappole quotidianamente proposte dalla Vuelta.
A conti fatti la giornata di Aru è però positiva in funzione Burgos. A parte il fatto che Valverde e Majka restano dietro, il dato essenziale è aver seminato Tom Dumoulin di una ventina di secondi. A Burgos ci sarà, dopo la sosta di martedì, una crono di 39 km nella quale l'olandese ha nelle corde un paio di minuti di margine sulla maglia rossa. Vedere il passistone arrancare, pur senza spezzarsi, è un buon segno.
La tappa più lunga della Vuelta, 215 km, si infiamma praticamente negli ultimi 5 km, quelli più duri di salita. In precedenza se ne erano andate un paio di fughe: una più nutrita, quindi il drappello dei cinque. Il denominatore comune è De Marchi, che capta la giornata giusta. Va via in compagnia di Salvatore Puccio (in crescita, fu anche maglia rosa al Giro 2013), dello spagnolo Rojas (che sta lavorando per affrancarsi dal ruolo di sprinter e basta), il colombiano Quintero e il francese Cherel. E' proprio quest'ultimo che piazza due stoccate decise: se nessuno dietro si muove ha partita vinta. Rojas gioca a poker, Puccio è al limite, Quintero non ne ha. Va De Marchi, entrambe le volte: "Se non lo facevo andava a vincere", spiega. "Giornata difficile, prima per andare in fuga, poi per arrivare da solo. Tutti mi guardavano, mi aspettavano, tanto che ad un certo punto non pensavo di vincere".
De Marchi esulta mentre dietro c'è la cosa parallela. L'Astana con Zeits e Vanotti fa un'andatura abbastanza elevata in salita. Preparazione allo scatto di Aru, che arriva puntuale. Tutti sembrano accusare tranne Quintana, poi le pendenze non impossibili consentono il rientro anche di Rodriguez. Il sardo comunque sa anche difendersi, e nel dopo gara 'annuncia' un altro avversario per la vittoria finale: "Quintana non lo scopriamo certo oggi, ha fatto un bel rientro. Ora bisogna recuperare bene, i prossimi due giorni saranno fondamentali".
ORDINE D'ARRIVO
1. Alessandro De Marchi (Ita, Bmc) in 5h43'12"
2. Salvatore Puccio (Ita, Sky) a 0'21"
3. Josè Joaquin Rojas (Esp, Movistar) a 0'32"
4. Mikael Cherel (Fra) a 0'38"
5. Carlos Quintero (Col) a 1'00"
6. Nairo Quintana (Col) a 3'32"
7. Joaquin Rodriguez (Esp) a 3'38"
8. Joahn Esteban Chaves (Col) a 3'39"
9. Fabio Aru (Ita) s.t.
10. Rafal Majka (Pol) a 3'44"
11. Domenico Pozzovivo (Ita) s.t.
13. Alejandro Valverde (Esp) a 3'58"
15. Tom Dumoulin (Ned) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Fabio Aru (Ita, Astana) in 57h20'10"
2. Joaquin Rodriguez (Esp, Katusha) a 0'26"
3. Tom Dumoulin (Ned, Giant) a 0'49"
4. Johan Esteban Chaves (Col) a 1'29"
5. Rafal Majka (Pol) a 1'33"
6. Mikel Nieve (Esp) a 2'10"
7. Alejandro Valverde (Esp) a 2'11"
8. Daniel Moreno (Esp) a 2'13"
9. Nairo Quintana (Col) a 3'00"
10. Romain Sicard (Fra) a 3'39"