Sport

Cassani: "Saremo la sorpresa"

Assente Aru e su un percorso poco adatto a Nibali, fra 4 giorni la corsa per la maglia iridata: "Non è vietato crederci"

2 minuti di lettura
RICHMOND. L'ultima volta era il 2008, Ballan che scappa verso l'ippodromo di Varese e si infila nella maglia con l'arcobaleno. Da allora il Mondiale è stato avaro col ciclismo italiano, mai più sul podio, e sempre più marginale in una corsa vinta, intanto, anche da un australiano, da un inglese, da un norvegese, da un portoghese e da un polacco. Domenica i nove azzurri, guidati dal box dal ct Cassani, proveranno a rompere le scatole, a spaccare la corsa, a improvvisare. Per arrivare dove, chissà. A Ponferrada, un anno fa, su un percorso molto più selettivo, il migliore fu Colbrelli, tredicesimo. I 259 km di Richmond, Virginia, magari racconteranno una storia diversa.

Davide Cassani, al secondo tentativo alla guida della nazionale punta già al bersaglio grosso?
"Ho una squadra compatta e questa è la base importante; ho un paio di individualità che possono giocarsela; puntare al massimo non è vietato".

Ma non ha il talento alla Bettini, per capirci.
"Lo so. Ma nel ciclismo di oggi conta molto il gruppo e noi siamo un gruppo molto compatto ed affiatato".

Che gara si aspetta?
"Il circuito non è difficilissimo, diciamo adatto a velocisti con la capacità di tenere negli strappi brevi; ma nel finale si farà sentire. È una corsa che si vince negli ultimi giri, stando davanti".

Si spieghi meglio.
"Ci sono tre strappi molto ravvicinati negli ultimi chilometri. In particolare negli ultimi due. Sull'ultimo, a un chilometro dallo striscione si deciderà la corsa, molto probabilmente. Sono 430 metri al 7% - 8% e si faranno molto forte. Ci sarà selezione. Poi gli ultimi 600 metri sono un lungo falsopiano all'1%, molto dolce, ma che al termine di 265 chilometri può mettere in evidenza chi ha ancora le gambe buone".

Non sarà la squadra azzurra a fare la corsa...
"Abbiamo ottimi atleti, ma non l'uomo faro. Questa volta spetta ad altri tenere la corsa in mano".

Cioè?
"Belgio e Germania, innanzitutto. Il percorso ricorda, sia pure alla lontana le classiche del nord; c'è un'impennata con il fondo in vero e proprio pavè e poi un altro tratto di 200 metri al 16%. Ripeterlo per 16 giri si farà sentire".

Ma ormai anche i velocisti puri non si staccano più in salite come queste...
"Per questo vedo atleti come i tedeschi Degenkolb e Greipel favoritissimi; poi ci sono i belgi Boonen, Gilbert e Van Avermaet, che di classiche al nord se ne intendono; il norvegese Kristoff, il ceco Sagan; insomma, gli uomini delle classiche, come pure lo spagnolo Valverde o gli australiani Gerrans e Matthews".

E noi abbiamo uomini per grandi Giri: Aru, non convocato, e Nibali. Ma non vinciamo grande una classica dal 2008 (Lombardia di Cunego)...
"È vero, ma il ciclismo italiano sta crescendo. Su 14 convocato ben 8 hanno fra 25-26 anni. Questo vuol dire che abbiamo uomini per competere ad alto livello per i prossimi 7-8 anni. E poi il percorso americano è molto adatto alle qualità di Ulissi. Ricordate l'accelerazione vittoriosa nel finale della tappa di Fiuggi al Giro? E in caso di arrivo di un gruppetto anche Viviani e Nizzolo possono dire la loro".

Insomma che nazionale è?
"Una nazionale giovane che vanta anche uomini esperti come Bennati, che sarà il regista in bici, Oss e Quinziato e dietro ragazzi che stanno crescendo molto bene. Vincere è sempre difficile, ma abbiamo le forze per fare molto bene. In fondo siamo pur sempre l'Italia...".

Nibali recuperato cambia qualcosa?
"Vincenzo è un campione ed è determinatissimo, dopo una stagione molto sofferta ha certamente voglia di fare bene. Sarà fondamentale nell'economia di squadra. Ma è capace anche del colpo a sorpresa. Anche se sarà marcatissimo e il terreno per fare la differenza è molto scarso per lui".
I commenti dei lettori