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Mondiali, capolavoro di Sagan: trionfa senza squadra. Italiani lontani dal podio

(afp)
Con una azione di grande classe nel finale, lo slovacco (che aveva appena due compagni) conquista la maglia iridata precedendo Matthews e Navardauskas. Azzurri incapaci di ribaltare un pronostico che li vedeva sfavoriti
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RICHMOND - Appena il tempo di tagliare il traguardo e già è giù dalla bici, a passeggio verso le transenne dove riceve il tributo dei suoi tanti tifosi. Peter Sagan è campione del mondo: lo merita, perché il successo è frutto di una azione di classe purissima. Uno scatto negli ultimi metri del secondo dei tre strappi che portano al traguardo, a poco più di 3 km dall'epilogo: si porta dietro Gilbert e Boasson Hagen (non due qualunque), tenendosi però un piccolissimo margine che sa dilatare in discesa. Il resto lo fanno condizione ed entusiasmo: c'è ancora una salitella, poi ci sono ancora 650 metri di rettilineo in leggera pendenza, di quelli che a volte rendono un traguardo che sembra alla portata un'oasi nel deserto. Ma Sagan ormai non lo prende più nessuno: non lo fa l'australiano Matthews, secondo su un arrivo perfetto per le sue caratteristiche, non lo fa Navardauskas (ben contento però di regalare un podio alla Lituania). Soprattutto non lo fanno gli azzurri, lontanissimi da quel podio che ormai manca dal 2008: non abbiamo uomini da classica e il percorso in questo non ci aiutava, ma le punte annunciate hanno fatto cilecca. Viviani - l'elemento più veloce - si è giocato le sue chance in una azione nel penultimo giro, Nibali (che per vincere doveva arrivare da solo) è stato guardingo senza provare mai a dare la stoccata, Ulissi -il più adatto per un finale del genere- non si è mai visto confermando le perplessità su distanze molto lunghe.   

Dunque, per il prossimo anno la maglia iridata la indosserà questo guascone slovacco di 25 anni, oggettivamente simpatico per una verve brillante che non lo lascia neanche quando perde: va a prendere il posto del più cupo polacco Kwiatkowski, vincitore lo scorso anno con una azione abbastanza simile. Un successo meritato che fa piacere ad un sacco di tifosi ma -chissà- magari non sarà salutato con felicità da qualcuno del gruppo. Sagan del resto è il classico tipo che o lo ami o ti sta antipatico. Cancellara (assente al Mondiale) per esempio non ha mai speso parole di grande elogio per lui, il tedesco Greipel (detto il Gorilla) non avrà brindato alla sua salute quando lo slovacco sprintava, vincendo spesso, e faceva il verso di uno scimmione con chiari riferimenti. E qualcuno avrà anche avuto da dire -stavolta giustamente - quando il buon Peter sul podio del Giro delle Fiandre (tra l'altro vinto proprio da Cancellara) ebbe la 'brillante' idea di toccare il sedere della avvenente miss che dava il casto bacetto di routine al serioso svizzero.
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Il suo è un capolavoro, per certi aspetti annunciato ma con riserva (Sagan non ha infatti mai vinto una grande classica) frutto del sapere aspettare il momento giusto senza farsi mai prendere dall'ansia. Ma anche perché ottenuto solamente con due collaboratori: uno il giovane ma acerbo Michal Kolar, l'altro il fratello maggiore Jurai Sagan, che ripropone un classico di tanti campioni della storia del ciclismo. Ad esempio Miguelon Indurain era uno che non cadeva mai, vinceva quasi empre, mentre la sorte era più accanita con il fratello Prudencio. Scherzi a parte, Sagan sa nascondersi con abilità nelle pieghe di una gara difficilmente controllabile. In molti, attratti dagli strappi in pavè, si sforzavano di trovare qualche analogia con il Fiandre. In realtà il percorso, molto più facile della Ronde, poteva essere paragonato più alla Sanremo. Così è stato: un giallo con il colpevole scoperto solo all'ultimo minuto. Torniamo all'Italia. Fa da regista Bennati, che tra l'altro è il primo a mettere il naso fuori dalla pancia del gruppo quando il Belgio muove la prima pedina -Vanmarcke -, a cui seguiranno azioni soprattutto da parte di Boonen, van Avermaet, e buon ultimo Gilbert.

Anche l'Olanda cerca di fare la corsa dura, soprattutto nella fase iniziale, ma il vero jolly gli orange se lo giocano con l'azione di Mollema. E' il drappello di sette uomini in cui entra anche Viviani: ci sono, tra gli altri, anche il passistone britannico Stannard, il campione uscente Kwiatkowski, Tom Boonen. Una trentina di secondi, se arriva il veneto è il più veloce, ma dietro non stanno a guardare: Cassani una punta se la gioca lì. Comunque gli azzurri riescono a ricompattarsi, organizzano un buon treno che porta fino i piedi degli strappi decisivi: ai piedi del secondo ancora hanno qualche chance, poi si sciolgono come neve al sole.

 "Sono molto felice, ho fatto tantissimi sacrifici dopo una Vuelta finita non bene", commenta il neo campione del mondo. "Ho trovato motivazioni molto forti per vincere oggi, ho fatto lavorare le squadre più forti ed ho atteso il momento migliore nel finale. Spero di aver fatto felici le persone nel mondo, ho vinto aspettando".

ORDINE D'ARRIVO
1. Peter Sagan                (Svk)           in 6h14'37"
2. Michael Matthews           (Aus)            a    0'03"
3. Ramunas Navardauskas       (Lit)                    s.t.
4. Alexander Kristoff         (Nor)                  s.t.
5. Alejandra Valverde         (Esp)                  s.t.
6. Simon Gerrans              (Aus)                  s.t.
7. Tony Gallopin              (Fra)                  s.t.
8. Michel Kwiatkowski         (Pol)                  s.t.
9. Rui Costa                  (Por)                  s.t.
10. Philippe Gilbert           (Bel)                  s.t.
18. Giacomo Nizzolo            (Ita)                  s.t.
34. Matteo Trentin             (Ita)             a   0'21"
42. Vincenzo Nibali            (Ita)             a   0'40"
82. Manuel Quinziato           (Ita)             a   3'41"
83. Daniele Bennati            (Ita)                  s.t.
84. Fabio Felline              (Ita)                  s.t.
89. Elia Viviani               (Ita)             a   5'18"
102. Diego Ulissi               (Ita)             a   6'43
Ritirato: Daniel Oss            (Ita)








 
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