ROMA - La Parigi-Roubaix è una questione di sentimento. E' una grande attrice, bellissima e capricciosa, fa soffrire, ma che fascino... Chi la corteggia accetta l'amore tormentato, corre il rischio di svuotarsi anima e corpo su oltre 50 km di quelle pietracce sconnesse che raffigurano il pavè francese. E' la regina delle classiche, per lei qualche re ha accettato il matrimonio di interesse: Bernard Hinault la odiava, ma per salire sul trono di Francia non poteva che sposarla. La vinse, ci tornò ancora una volta, poi divorziò. Roger De Vlaeminck invece la adorava, e più fango c'era, più trappole c'erano, e più lui si esaltava, sfrontato 'gitan'. Ne ha vinte 4, era l'unico Monsieur Roubaix fino a quando dovette dividere il titolo nobiliare con un fiammingo dalla faccia d'attore, Tom Boonen. Tom ci sarà anche domenica per l'edizione numero 114, quella dei 120 anni: il primo a vincere, nel 1896, fu Josep Fischer, un tedesco attratto dall'impossibile che amava sfidare in bici gente a cavallo.
Boonen è come se corresse nel giardino di casa: il pokerissimo scomoderebbe carrettate di aggettivi, ma lo smalto non è più quello di un tempo. Lui però ci crede: "Penso all'appuntamento di domenica dal primo momento in cui questo inverno ho iniziato ad allenarmi". La squadra sarebbe forte, ma meglio andare con condizionale. Finora la Etixx Quick Step ha infatti raccolto meno del seminato. Nessuna casualità, manca il vincente, da Terpstra, che pure la Roubaix l'ha vinta, a Stybar - perfetto se il pavè sarà bagnato-, a Van Keirsbulck, outsider chiamato all'ultimo momento a sostituire l'infortunato Vanderbergh. L'unione fa la forza, se corrono da squadra possono vincere, caso contrario i favoriti sono altri.
C'è infatti un dualismo che ha tanta voglia di esser consumato in fretta: Fabian Cancellara contro Peter Sagan. Lo svizzero al termine della stagione ha annunciato il ritiro, c'è smania di vedere un nuovo duello con lo slovacco. Sono loro due gli uomini più attesi di questo inferno del Nord. Lo svizzero, carte alla mano, sta sul pavè come fosse velluto. La regina delle classiche è stata sua per tre volte, lui è in forma ma non in formissima, inoltre anche la squadra (dettaglio emerso al Fiandre) non sempre riesce a supportarlo all'altezza. I favori del pronostico non sono però per il plurivincitore, ma per uno che alla Roubaix il podio non lo ha mai respirato. Sembra una contraddizione, non lo è: Peter Sagan ha dominato Wevelgem e Fiandre, è in stato di grazia sia dal punto di vista fisico che psicologico. La collezione di secondi posti, alcuni beffardi, che ha preceduto i due acuti, non lo ha minimamente scalfito, sembra non avvertire la benchè minima pressione. Rispetto al Fiandre gli mancheranno i muri, il terreno fertile dove coltiva le sue vittorie: alla Ronde lì si liberò dell'ultimo ostacolo verso il successo, quel Sepp Vanmarcke comunque sempre da tenere in grande considerazione.
I nomi per la vittoria sono questi, basta aggiungere Alexander Kristoff (velocista norvegese atipico) e un paio di sorprese: l'olandese Boom, dominatore di una tappa del Tour con tanto pavè nella giornata dantesca in cui Vincenzo Nibali spiccò il volo verso la maglia gialla e il passistone britannico Stannard. Italiani in secondo piano. Quello che può far meglio è Daniel Oss, libero di fare la propria corsa dopo il forfait di capitan Van Avermaet. Possono lasciare qualche traccia anche Marco Marcato, Matteo Trentin e Oscar Gatto, gli ultimi due però inevitabilmente limitati dalla strategie tattiche di capitani Boonen e Sagan. Forza, abilità, fortuna, meteo. La variabili sono tante. Il sabato si preannuncia piovoso, la domenica no: il pavè però potrebbe restare viscido. I tratti da affrontare sono 27, ce n'è anche uno in salita, ma il ritornello resta quello degli ultimi anni: Foresta di Arenberg che indicherà coloro che avranno già perso, Mons en Pevele (la scrematura decisiva) e il Carrefour de l'Arbre (gtra coloro che escono meglio ci sarà il vincitore).
Infine una notizia che lascia perplessi. Philippe Gilbert è infatti stato operato alla mano sinistra per la frattura di un dito dopo essere stato aggredito da due uomini ubriachi a bordo di una vettura mentre si stava allenando. Secondo quanto riportato dalla squadra del fuoriclasse vallone (la Bmc), i due aggressori sono stati arrestati, mentre il corridore dovrebbe farcela a recuperare in tempo per correre le gare delle Ardenne, a lui tradizionalmente congeniali.
Boonen è come se corresse nel giardino di casa: il pokerissimo scomoderebbe carrettate di aggettivi, ma lo smalto non è più quello di un tempo. Lui però ci crede: "Penso all'appuntamento di domenica dal primo momento in cui questo inverno ho iniziato ad allenarmi". La squadra sarebbe forte, ma meglio andare con condizionale. Finora la Etixx Quick Step ha infatti raccolto meno del seminato. Nessuna casualità, manca il vincente, da Terpstra, che pure la Roubaix l'ha vinta, a Stybar - perfetto se il pavè sarà bagnato-, a Van Keirsbulck, outsider chiamato all'ultimo momento a sostituire l'infortunato Vanderbergh. L'unione fa la forza, se corrono da squadra possono vincere, caso contrario i favoriti sono altri.
C'è infatti un dualismo che ha tanta voglia di esser consumato in fretta: Fabian Cancellara contro Peter Sagan. Lo svizzero al termine della stagione ha annunciato il ritiro, c'è smania di vedere un nuovo duello con lo slovacco. Sono loro due gli uomini più attesi di questo inferno del Nord. Lo svizzero, carte alla mano, sta sul pavè come fosse velluto. La regina delle classiche è stata sua per tre volte, lui è in forma ma non in formissima, inoltre anche la squadra (dettaglio emerso al Fiandre) non sempre riesce a supportarlo all'altezza. I favori del pronostico non sono però per il plurivincitore, ma per uno che alla Roubaix il podio non lo ha mai respirato. Sembra una contraddizione, non lo è: Peter Sagan ha dominato Wevelgem e Fiandre, è in stato di grazia sia dal punto di vista fisico che psicologico. La collezione di secondi posti, alcuni beffardi, che ha preceduto i due acuti, non lo ha minimamente scalfito, sembra non avvertire la benchè minima pressione. Rispetto al Fiandre gli mancheranno i muri, il terreno fertile dove coltiva le sue vittorie: alla Ronde lì si liberò dell'ultimo ostacolo verso il successo, quel Sepp Vanmarcke comunque sempre da tenere in grande considerazione.
I nomi per la vittoria sono questi, basta aggiungere Alexander Kristoff (velocista norvegese atipico) e un paio di sorprese: l'olandese Boom, dominatore di una tappa del Tour con tanto pavè nella giornata dantesca in cui Vincenzo Nibali spiccò il volo verso la maglia gialla e il passistone britannico Stannard. Italiani in secondo piano. Quello che può far meglio è Daniel Oss, libero di fare la propria corsa dopo il forfait di capitan Van Avermaet. Possono lasciare qualche traccia anche Marco Marcato, Matteo Trentin e Oscar Gatto, gli ultimi due però inevitabilmente limitati dalla strategie tattiche di capitani Boonen e Sagan. Forza, abilità, fortuna, meteo. La variabili sono tante. Il sabato si preannuncia piovoso, la domenica no: il pavè però potrebbe restare viscido. I tratti da affrontare sono 27, ce n'è anche uno in salita, ma il ritornello resta quello degli ultimi anni: Foresta di Arenberg che indicherà coloro che avranno già perso, Mons en Pevele (la scrematura decisiva) e il Carrefour de l'Arbre (gtra coloro che escono meglio ci sarà il vincitore).
Infine una notizia che lascia perplessi. Philippe Gilbert è infatti stato operato alla mano sinistra per la frattura di un dito dopo essere stato aggredito da due uomini ubriachi a bordo di una vettura mentre si stava allenando. Secondo quanto riportato dalla squadra del fuoriclasse vallone (la Bmc), i due aggressori sono stati arrestati, mentre il corridore dovrebbe farcela a recuperare in tempo per correre le gare delle Ardenne, a lui tradizionalmente congeniali.