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Parigi-Roubaix, l'impresa del vecchio Hayman. Boonen manca la storia di un soffio

(afp)
A 38 anni ed alla sedicesima partecipazione, l'australiano conquista il successo contro ogni pronostico. Il belga per pochi centimetri non coglie il quinto trionfo, impresa non riuscita mai a nessuno. Moto contro Viviani: per fortuna lievi conseguenze
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ROUBAIX - La Parigi-Roubaix è di Mathew Hayman. Australiano, 38 anni tra dieci giorni, ennesima storia meravigliosa scritta nell'Inferno del Nord. Alla vigilia in molti avevano parlato di lui, ma non per darlo favorito: in fondo prima d'ora aveva vinto appena due corsette. C'era però stata quell'associazione di idee al momento della premiazione di Raymond Poulidor, il mitico contadino della Vandea arrivato a quota 17 partecipazioni alla Roubaix, il record. Allora ci si era accorti che Hayman era alla sedicesima, ma da qui a darlo per favorito correvano infiniti km del pavè più tosto... Ma lui ce l'ha fatta, ed è una favola vera. Per pochi centimetri non possiamo invece scomodare l'aggettivo leggendario. Se lo sarebbe meritato, anzi se lo merita ugualmente, Tom Boonen. 'Monsieur Roubaix' insieme a le gitan Roger de Vlaeminck: quattro successi per uno, Boonen culla a lungo la quinta, quella dove non sarebbe stato raggiunto per decenni.

La corsa di Boonen ha dei tratti commoventi: fa selezione, riprende chi attacca, fa di tutto per giocarsi la carta più ambita al Velodrome. E li non è come una pista olimpica: non servono le strategie, contano le energie. E Hayman dal fondo dell'anima ne raschia quel tantino in più per consegnarsi alla storia. In presentazione avevamo definitivo la Roubaix come un attrice bellissima ma capricciosa, spesso inarrivabile. Hayman gli è stato dietro sedici anni, l'ha sognata senza sperarci più di tanto, la classica idea tenuta segreta, un'ossessione troppo intima per dividerla, ed alla fine ce l'ha fatta. 

Storia splendida come la edizione dei 120 anni. Una corsa baciata dal sole ma senza respiro, passata nelle prime due ore a 46 orari: una velocità tale da far scomodare idee di media record, che resta detenuta da Peter Post, edizione 1964. C'è tanta voglia di andare in fuga, anche perché alla Roubaix azioni apparentemente impossibili possono non essere banali. C'è Hayman, ma di lui abbiamo già detto. C'è Yaroslav Popovich, l'ucraino che vuole onorare al meglio l'ultima gara di una carriera buona, ma non trionfale come annunciava il cannibalismo tra i dilettanti. E c'è anche un italiano, Salvatore Puccio: è nato in provincia di Agrigento, ma evidentemente ha un Dna normanno se prova piacere sulle pietracce francesi. Tutti a tutta, la Roubaix stavolta neanche aspetta la Foresta di Arenberg per il primo destino. Molto si decide già prima, a 114 km all'arrivo. E' uno dei 27 tratti di pavè, c'è fango per la pioggia del giorno prima: caduta e frazionamento. Davanti restano, tra gli altri, Boonen, Boasson Hagen, Vanmarcke, Stannard, Hayman (sono i 5 che arriveranno al Velodrome). Dietro Cancellara e Sagan: più tranquillo lo slovacco, più irrequieto lo svizzero, che scansa tutti nella foresta e inizia a condurre personalmente l'inseguimento. Da quel momento in poi è un rimescolamento di carte, stavolta più lineare: c'è la fusione tra il gruppo Boonen e i battistrada, Puccio dà una mano a Stannard e Rowe, ma scivola sul più bello. Niente a che vedere con un'altra scivolata decisiva: Mons en Pévèle, Cancellara va a terra e saluta i sogni di gloria, Sagan resta in sella con una straordinaria acrobazia. Il campione del mondo, senza la presenza ingombrante della Locomotiva, sembra dare di più, ma ormai è troppo tardi. A proposito di cadute, ce n'è una più seria che fa riflettere:  a due settimane dalla tragedia del belga Demoitiè alla Gand-Wevelgem, una moto al seguito della corsa ha nuovamente colpito un ciclista, stavolta per fortuna senza gravi conseguenze.  Coinvolto Elia Viviani, che coinvolto in una delle tante cadute di gruppo durante la corsa, è stato colpito dal mezzo che stava sopraggiungendo sul fondo viscido. Il Team Sky ha informato che Viviani ha subito alcune contusioni, in particolare una allo sterno, ed è stato condotto in ospedale a Valenciennes per accertamenti.

Tornando alla corsa, non c'è settore di pavè che non provochi un'orgia di sensazioni. Camphin en Pévèle restano in 5 davanti, Carrefour de l'Arbre (altro a 5 stelle) è l'illusione di Vanmarcke: l'azione sembra giusta, ma ancora niente. Ci pensa Stannard, con una tirata impressionante, a riportare tutti insieme. Sempre cinque per la gloria, Boonen vuole fare da solo: si avvantaggia, subisce il contropiede di Hayman, poi lo riaggancia con la forza della disperazione. Al Velodromo è un duello selvaggio, basato sulle regole della sopravvivenza. Vince Hayman, secondo australiano a farlo dopo Stuart O'Grady: forse per lo sforzo, forse per l'incredulità, ci mette parecchio a sorridere, poi arriva quel sasso impossibile... L'immagine finale è per lui e per gli sconfitti: Boonen riceve l'ovazione sul podio, Cancellara quando saluta in quel giro di pista che tre volte lo vide trionfare. Per l'uomo di Berna è l'ultimo pavè, un titolo che sarebbe sicuramente piaciuto a Truffaut: perché in fondo la Roubaix è come un film.

ORDINE D'ARRIVO DELLA PARIGI-ROUBAIX
1 Mathew Hayman (Aus) Orica-GreenEdge 05:51:53
2 Tom Boonen (Bel) Etixx - Quick-Step
3 Ian Stannard (GBr) Team Sky
4 Sep Vanmarcke (Bel) Team LottoNl-Jumbo
5 Edvald Boasson Hagen (Nor) Dimension Data 00:00:03
6 Heinrich Haussler (Aus) IAM Cycling 00:01:00
7 Marcel Sieberg (Ger) Lotto Soudal
8 Aleksejs Saramotins (Lat) IAM Cycling
9 Imanol Erviti Ollo (Spa) Movistar Team 00:01:07
10 Adrien Petit (Fra) Direct Energie 00:02:20
 
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