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Ciclismo, Gavazzi ancora positivo: rischia squalifica a vita

Per il 32enne ciclista dell' Amore&Vita-Selle SMP terza positività alla cocaina: rischia uno stop che va dagli 8 anni alla radiazione

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ROMA - Mattia Gavazzi rischia la squalifica a vita. Il 32enne ciclista lombardo, 29 vittorie da professionista, è risultato positivo alla cocaina per la terza volta nella sua carriera. Lo riferisce in una nota l'Unione ciclistica internazionale. Il test fallito è del 10 luglio scorso. In quei giorni Gavazzi era impegnato nel Tour of Qinghai Lake, in Cina, una corsa del circuito asiatico durante la quale il corridore aveva ottenuto ben quattro successi, tutti in volata. Nove le vittorie complessive nella scorsa stagione. Gavazzi era stato, per successi - tutti comunque arrivati in corse di secondo piano, va detto -, il secondo corridore italiano più vincente e il sesto al mondo. Un paio di settimane fa aveva colto un secondo e un terzo posto in due volate durante la Settimana Coppi e Bartali.

Ai sensi del regolamento UCI, la terza positività significa una squalifica minima di otto anni o addirittura uno stop a vita. Il 32enne ciclista dell'Amore&Vita-Selle SMP, figlio del grande Pierino Gavazzi, vincitore anche di un Milano-Sanremo, aveva fallito il primo test nel 2004 mentre era ancora un dilettante. La seconda positività era stata riscontrata nel 2010: all'epoca correva nella Colnago Csf di Bruno Reverberi. Dopo il secondo test positivo, Gavazzi venne squalificato per sei anni. La pena venne ridotta a 2 anni e mezzo dal Coni dopo che l'atleta si decise a collaborare con le autorità antidoping.

Ora il vizio è tornato, prepotente, indomabile. Raggiunto per telefono, Ivano Fanini, patron del team toscano e storico paladino della lotta contro il doping, ha commentato sgomento l'accaduto: "Sono devastato, non so che dire. Lui è un figlio per me, ma ha sbagliato ed è giusto che paghi". Fanini sottolinea, comunque, la mancanza di correlazione tra cocaina e prestazioni: "Non serve per andare più forte, Mattia non ha vinto 9 corse perché si faceva di cocaina, ha vinto nonostante la coca. L'ho sentito - prosegue Fanini -, piange, non riesce a parlare. Peccato, perché negli anni di militanza con noi, dal 2014, si era sempre comportato in un modo impeccabile. Ma l'estate scorsa, dopo aver rotto con la sua donna (Elisa Basso, sorella di Ivan, ex moglie di Eddy Mazzoleni, inibita per 4 anni nel 2010 per traffico di sostanze dopanti, in quel procedimento venne coinvolto anche Luca Paolini, fermato anche lui per cocaina al Tour 2015), non ha saputo resistere ed è ripiombato nel vizio. I miei direttori sportivi mi avevano avvertito da qualche tempo, lo sentivano strano, nervoso, avevano forse intuito qualcosa. Adesso so che arriverà la radiazione, è inevitabile. E pensare che per lui avevo anche preconizzato un futuro azzurro, sarebbe stato perfetto per il circuito mondiale in Qatar, l'avevo persino proposto a Cassani e stavamo lavorando in quella direzione. Un vero peccato".
 
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