L'olandese si impone nella edizione numero 102 della Doyenne, caratterizzata da pioggia e neve, precedendo lo svizzero Albasini e il portoghese Rui Costa. Staccato Nibali, è Diego Rosa (decimo) il migliore degli italiani
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LIEGI - Il raggio di sole che illumina Wouter Poels nell'ultimo dei 248mila metri pedalati, suona un po' come beffa, un po' come gratificazione. L'olandese vince a sorpresa la Liegi-Bastogne-Liegi, il più pimpante tra i sopravvissuti ad una giornata di freddo, pioggia e neve. Condizioni meteo tremende che rendono ancor più memorabile la edizione numero 102 della Doyenne, la classica più antica (la prima nel 1892). Non siamo ai livelli della drammatica edizione del 1980 vinta da Bernard Hinault (altrimenti, con il ciclismo moderno, la gara sarebbe stata sospesa), ma il confine della sofferenza viene più volte oltrepassato. Eloquenti le parole di Gasparotto, anche oggi autore di una buona prova: "E' la classica giornata in cui tutti i corridori meritano un applauso". Poels vince da outsider, corre nascosto per tutta la gara, si vede solo per sposare la grande novità del percorso, la Cote de la Rue Naniot, con i suoi tratti al 15%, la sede stradale stretta ed il pavé bagnato, viscido all'estremo.
L'olandese è bravo nel resistere al ritmo infernale imposto da Michael Albasini. Lo svizzero si sente bene, benissimo, e questo finisce per fregarlo: spara troppe cartucce su quella maledetta cote, ma il vincitore, Rui Costa e Samuel Sanchez gli restano attaccati. Poi Albasini continua, anche nella salita di Ans, quella che porta al traguardo. Il risultato sono gambe traditrici nel momento della verità, mentre Poels piazza lo spunto che regala al Team Sky, fagocitatore di corse e corsette a tappe ma poco incisivo nelle gare di un giorno, la prima vittoria anche in una classica monumento. Non è che l'olandese fosse a secco di successi: ad esempio in questa stagione due tappe della Comunità Valenciana (una molto dura in salita), un acuto al Giro di Catalogna, ma insomma, la Liegi è ben altra cosa.
Capitolo italiani. Speravamo in Gasparotto e Nibali, lontani entrambi però dal podio. Meglio il primo, più presente nei momenti chiave ed alla fine dodicesimo, mentre lo Squalo conferma quella mancata brillantezza emersa anche al Trentino. Tra pochi giorni inizia il Giro d'Italia, speriamo sia una preparazione mirata all'appuntamento da non fallire. Il più bravo tra i nostri è un esordiente, Diego Rosa: è decimo, di fatto dà l'arrivederci al prossimo anno per riprovarci con ambizioni più delineate. Tutte risposte di una Liegi bagnata, ghiacciata, a tratti innevata: basta la prima inquadratura dall’alto della regia internazionale, che mostra i boschi delle Ardenne vestiti da inverno, per rendersene conto. Roba per forzati della sofferenza, non a caso nel drappello che va all’attacco nella parte iniziale ci sono storie eloquenti. C’è Tiralongo, il grande vecchio, l'amico di Contador (il pistolero, pur correndo con un'altra squadra, lo aiutò a vincere una tappa del Giro), c’è De Marchi, abituato ad azioni impossibili, c’è De Gendt, che in un Giro piazzò una impresa clamorosa tra i ghiacci dello Stelvio.
Liegi-Bastogne-Liegi, Poels vince nel freddo: il film della gara
In tutto sono in 8 (c’è anche un altro italiano, Benedetti): quelli che restano in testa nel primo snodo decisivo (la mitica Redoute) sono Edet e De Marchi. Il massimo margine è 9’, viene rosicchiato soprattutto per l’opera della Movistar di Valverde. Una volta ripresi i battistrada, sulla Cote de La Roche-aux-Faucons quel che resta del gruppo non osa. E’ la fase più tattica della gara, quella in cui i capitani fanno la conta degli uomini a disposizione. Altra mossa di Valverde: manda avanti Betancur, mentre dietro la Etixx Quick Step di Alaphilippe e Martin assume le operazioni di controllo. Cote di Saint Nicolas, la salita degli italiani. I drappi tricolori si agitano per Nibali, invece è Diego Rosa a smuovere le acque insieme al russo Zakarin. La reazione del gruppo però rimette tutto in gioco. A proposito di attese, sembra arrivato il momento di Valvede, ma neanche il murciano risponde presente. Risponde invece Albasini, è quello che ne ha di più, sembra... Ma questa è la giornata di Poels.
ORDINE D'ARRIVO DELLA LIEGI-BASTOGNE-LIEGI
1. Wout Poels (NED/SKY) 248,0 km in 6h24:29. (media: 38,701 km/h)
2. Michael Albasini (SUI/ORI) a 0:00.
3. Rui Costa (POR/LAM) 0:00.
4. Samuel Sanchez (SPA/BMC) 0:04.
5. Ilnur Zakarin (RUS/KAT) 0:09.
6. Warren Barguil (FRA/GIA) 0:11.
7. Roman Kreuziger (CZE/TIN) 0:12.
8. Joaquim Rodríguez (SPA/KAT) 0:12.
9. Bauke Mollema (NED/TRE) 0:12.
10. Diego Rosa (ITA/AST) 0:12.
11. Tanel Kangert (EST/AST) 0:12.
12. Enrico Gasparotto (ITA/WGG) 0:12.
13. Romain Bardet (FRA/ALM) 0:12.
14. Michael Andersen Valgren (DEN/TIN) 0:12.
15. Patrick Konrad (AUT/BOA) 0:12.
16. Alejandro Valverde (ESP/MOV) 0:12.
17. Dylan Teuns (BEL/BMC) 0:12.
18. Arnold Jeannesson (FRA/COF) 0:12.
19. Steven Cummings (GBR/DDT) 0:12.
20. Lars Petter Nordhaug (NOR/SKY) 0:12.
47. Daniel Martin (ILR/ETI) 1:56.
50. Carlos Betancur (COL/MOV) 2:01.
51. Vincenzo Nibali (ITA/AST) 2:21.