Giro d'Italia, Kittel domina lo sprint. Dumoulin resta in maglia rosa
di LUIGI PANELLA
La prepotente volata di Kittel (ansa)
Vittoria nettissima del tedesco nella volata sul traguardo di Njimegen: battuti il francese Demare e l'italiano Modolo. L'olandese resta leader della generale per un solo secondo
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NIJMEGEN - L'uomo che non ama i fotofinish. Può capitare che Marcel Kittel vinca qualche volata con il brivido: quest'anno ad esempio è accaduto alle Scheldeprijs dopo un duello con Mark Cavendish. Di solito però il tedesco è uno che quando trova le condizioni giuste, tende a dominare. Succede proprio questo nella seconda tappa olandese del Giro d'Italia, dove pure qualche granellino di sabbia nell'ingranaggio del treno della sua squadra, la Etixx Quick Step, si era insinuato. Si tratta però di dettagli quando Kittel sprigiona una potenza da illuminare un condominio. Ne ha più degli altri, si capisce dalle gambe e dalla testa, dalla razionalità esibita nella bagarre della volata. Il treno di Kittel si disunisce un po' troppo presto: al tedesco resta un solo uomo - Sabatini-, mentre la truppa di Demare (mica l'ultimo arrivato, ha vinto la Sanremo) prendono il potere. E' il momento in cui Kittel vince la volata: non segue la ruota del compagno di squadra, ma si defila scegliendo quella di Demare. L'uscita ai 200 metri poi è devastante, di fatto è una vittoria per distacco davanti al francese a al nostro Modolo. Per la giornata perfetta gli manca solo un secondo: ne prende dieci di abbuono, gliene sarebbe bastato un altro per sfilare la maglia rosa a Tom Dumoulin. Invece l'olandese continua a riceve baci dalle miss per un soffio: stessa cosa era avvenuta nella crono di apertura, vinta per undici millesimi... "Tutta la gara è stata una festa, c'era tanta gente ovunque -spuega il leader-. Mi sono goduto il momento perché la mia squadra mi ha aiutato alla grande a mantenere la rosa. Ora Marcel Kittel è vicino in classifica generale ma la festa continua".
Altra particolarità di Kittel. Arriva la terza vittoria di tappa al Giro, senza però mai un acuto in territorio italiano. Due anni fa infatti aveva messo il sigillo - in maniera abbastanza simile a quella odierna - sugli arrivi di Belfast e Dublino, ma una volta in Italia (a Bari) si era arreso alla febbre abbandonando non senza polemiche. Vediamo se stavolta metterà fine all'italico tabù, intanto si gode una giornata caratterizzata dal calore incredibile della gente olandese. Si parte da Arnhem, città di cultura (vi è nato il fisico Hendrik Lorentz, premio Nobel all'inizio del secolo scorso) e di bellezza (vi passo dieci anni della sua vita l'icona del cinema Audrey Hepburn). Si arriva a Nijmegen, la più antica città olandese con i suoi duemila anni di storia. I suoi polder, spazi ricavati da tratti di mare prosciugati artificialmente, sono il simbolo di un popolo abituato a domare l'acqua e prendersi la terra.
Giro d'Italia, il film della seconda tappa
Arnhem tiene a battesimo la fuga di giornata, partita al km 0. Stavolta non c'è il classico frullatore, le folli andature dalle quali escono già stravolti i battistrada, ma uno scatto al pronti via che vede la resa calcolata del plotone. Avanscoperta per tre, il vantaggio massimo tocca i dieci minuti senza il benché minimo segnale che faccia pensare all'impresa. In fuga c'è anche lo spagnolo Omar Fraile: apparentemente 'stonato' con tanta pianura, lui che ha vinto la classifica scalatori alla Vuelta di Spagna e il Giro dell'Appennino. Apparentemente, perché ci sono quei 96 metri di altitudine... E' il primo Gran premio della montagna del Giro, se lo prende lo spagnolo che sfrutta il picco di pendenza comunque non disprezzabile (11%). Insieme a lui ci sono Maarten Tjallingii, il maturo olandese vegetariano (che si prende i due traguardi volanti) e il nostro Giacomo Berlato. E' l'unico che sembra restare a bocca asciutta, ma la sua caparbietà nel non mollare gli vale probabilmente il riconoscimento di più combattivo.
La Giant della maglia rosa Dumoulin tiene tutto sotto controllo, evitando accuratamente l'aggancio prima dello sprint con gli abbuoni. Mai scelta fu più saggia, perché col senno del poi Kittel avrebbe spodestato l'idolo di casa. Dicevamo di Berlato. E' quello più tosto, entra da solo nel circuito finale da ripetere due volte, viene ripreso a 10 km dal traguardo. Da quel momento in poi, diecimila metri di tattica a velocità elevatissima, forse troppo per Fabian Cancellara. Lo svizzero, alle prese con un virus, si lascia sfilare, mentre i big di classifica (tra loro un concentrato Nibali) stanno attentissimi a non prendere rischi inutili. Alla fine è sprint. Tutti ancora freschi, tanti pretedenti alla prima volata. Ma a ridere è solo uno: "Sono molto felice per la vittoria - spiega Kittel -. Già ieri avevo dimostrato di essere in buona condizione. I miei compagni hanno fatto un grande lavoro, tenendomi sempre lì davanti. Poi sono partito 'a distanzà dal traguardo, perché sentivo bene le gambe, e tutto è andato nel verso giusto".
ORDINE D'ARRIVO DELLA SECONDA TAPPA
1 - Marcel Kittel (GER-Etixx Quickstep)
2 - Arnaud Demare (FRA-FDJ) s.t.
3 - Sacha Modolo (ITA-Lampre) s.t.
4 - Moreno Hofland (NED-LottoNL Jumbo) s.t.
5 - Nicola Ruffoni (ITA-Bardiani) s.t.
6 - Alexander Porsev (RUS-Katusha) s.t.
7 - Caleb Ewan (AUS-Orica GreenEDGE) s.t.
8 - Kristian Sbaragli (ITA-Dimension Data) s.t.
9 - Andrey Amador (CRC-Movistar) s.t.
10 - Giacomo Nizzolo (ITA-Trek Segafredo) s.t. CLASSIFICA GENERALE
1 - Tom Dumoulin (NED-Giant Alpecin)
2 - Roglic Primoz (SLO-LottoNL Jumbo) s.t.
3 - Marcel Kittel (GER-Etixx Quickstep) a 1''
4 - Andrey Amador (CRC-Movistar) a 6''
5 - Tobias Ludvigsson (SWE-Giant Alpecin) a 8''
6 - Moreno Moser (ITA-Cannondale) a 12''
7 - Bob Jungels (LUX-Etixx Quickstep) a 13''
8 - Matthias Brandle (AUT-IAM) a 14''
9 - Silvan Dillier (SUI-BMC) a 16''
10 - Roger Kluge (GER-IAM) a 16''